VENERDI` 3 ottobre 1997

I DIRITTI UMANI IN ESTREMO ORIENTE


RELATORI:
Flaminio MAFFETTINI - rappresentante di Amnesty International
Paola DEPIRRO - rappresentante di Amnesty International INDICE

Intervento di Flaminio MAFFETTINI

A me questa sera hanno consegnato l'ingrato compito di parlarvi dello sfruttamento delle donne, dei bambini e della prostituzione.

Per vedere cosa dice Amnesty International su questi argomenti, mi baso esclusivamente sul rapporto annuale che viene pubblicato poco prima dell'estate. Il rapporto contiene il sunto della situazione dei diritti umani o meglio delle rilevazioni dei diritti umani di cui è venuta a conoscenza Amnesty nell'anno precedente. Io mi baso sul rapporto 96/97 che è il sunto delle violazioni dei diritti umani del 95/96.

Purtroppo questo sunto sarà abbastanza breve perchè rispetto agli argomenti che dovrebbero essere oggetto della mia discussione, Amnesty International parla poco e vi spiegherò perché. Ci sono violazioni dei diritti umani che forse non ci immaginiamo, in questi paesi avvengono episodi che si possono definire curiosi, molto particolari, legati a concezioni, a culture e a modi di concepire la vita estremamente diversi dal nostro. Per esempio, partendo dal Bangladesh ci sono stati numerosi processi legati a donne da parte dei consigli dei villaggi. Le donne continuano ad essere sottoposte a processi sommari, a condizioni inumane e degradanti dai consigli di mediazione e dai tribunali condizionali dei villaggi.

Il governo non riesce a porre fine a tali abusi; è il caso di una donna processata per rapporti sessuali illegali che, quattro mesi dopo la nascita del figlio illegittimo, viene legata a un albero e pubblicamente frustata.

Sicuramente è una violazione dei diritti umani molto atipica per la nostra mentalità. Altrettanto in India, sono abituali gli stupri nei confronti delle donne compiuti dalle forze di sicurezza.

Altrove ci sono notizie di torture e di abusi sessuali nei confronti delle donne in Indonesia e Timor Est. Nel Pakistan ci sono stati alcuni giornalisti che sono stati detenuti per avere scritto articoli critici sul Governo e che vengono considerati da Amnesty International «prigionieri di coscienza» cioè soggetti detenuti solo ed esclusivamente perché hanno manifestato le loro idee e opinioni senza esprimere violenza e senza esercitare l'uso della violenza. Uno di questi è stato accusato di sedizione per avere scritto a proposito del lavoro e della uccisione di un piccolo bambino.

Sappiamo che nel Pakistan è molto sfruttato quello che noi chiamiamo lavoro minorile. Bambini vengono fatti lavorare forzatamente per una paga ridicola, che magari non ricevono neanche, e per numerose ore al giorno proprio perchè avendo dita piccole e agili riescono a compiere determinati lavori manuali che gli adulti non riescono a fare.

Anche il Turkmenistan ha il disonore di apparire su questo libro di Amnesty International per la violazione dei diritti umani per il caso specifico di una donna arrestata e percossa solo ed esclusivamente per motivi di opinione. Questi sono esempi del 1995.

Nel 1996 la situazione non è che cambi molto perchè, è vero che ci sono nazioni che non compaiono più ma in compenso ne compaiono altri che in precedenza non comparivano.

In Afghanistan in seguito all'affermarsi, in questi ultimi tempi, del movimento politico dei Talebani migliaia di donne sono state confinate nelle loro case per il rispetto delle leggi che proibiscono alle donne di andare al lavoro e di uscire dalle loro case se non accompagnate da un parente maschio prossimo. Le donne temono assalti fisici da parte delle milizie dei Talebani ... e proibiscono alle ragazze di andare a scuola. Queste restrizioni sono state applicate con diverse intensità nelle diverse aree controllate dai Talebani e ne sono state vittime almeno 8000 studentesse universitarie e decine di migliaia di lavoratrici. Decine di donne sono state percosse in strada perchè non indossavano il Parakka, un indumento che copre il corpo dalla testa ai piedi con una piccola apertura per gli occhi coperta da un velo o per aver mostrato le caviglie.

Un'altra donna è stata colpita con un'arma da fuoco perchè è apparsa in pubblico in un giorno in cui non poteva comparire.

Un'altra è stata frustata da un militare perchè aveva lasciato scivolare il velo....


Allora da tutti questi flash che vi ho dato, che sono solo alcuni esempi di violazione dei diritti umani, ci si rende immediatamente conto che le cose forse più note all'opinione pubblica qui (nell'Annuario di Amnesty Int'l) non sono citate. La questione dello sfruttamento dei bambini o della prostituzione in vari paesi dell'estremo oriente, costituiscono sicuramente delle violazioni dei diritti umani per questi soggetti (bambini, donne...) ma non vengono trattate direttamente da Amnesty International e questo può costituire una delusione per chi crede Amnesty International una paladina di tutti i diritti umani.

In realtà questa è una precisa scelta di Amnesty International, ovvero: Amnesty International lotta contro la tortura, la pena di morte, per la tutela dei diritti dell'uomo, per la libertà di opinione, per la libertà di espressione. Però essendo una struttura basata sul volontariato non può permettersi di fare tutto e quindi deve per ragioni di efficacia avere un preciso obiettivo, cioè tutelare solo alcuni dei diritti umani.

Certo, Amnesty International può creare una sensibilità rispetto all'esistenza dei diritti umani, che molti neppure conoscono, ma in realtà tutela completamente solo alcuni diritti umani. Questo per ragioni di efficacia e anche perchè ci sono anche altri organizzazioni che tutelano quei diretti umani che Amnesty International non tratta. Ad esempio uno dei diritti umani essenziali, il diritto ad avere cibo per sopravvivere non viene tutelato da Amnesty International: Amnesty non si cura della fame nel mondo non perchè non lo ritenga un problema rilevante ma perchè già altre organizzazioni si occupano di questo, sovrapporsi sarebbe un inutile doppione e soprattutto sottrarrebbe risorse a quella attività a cui Amnesty International si dedica: arresti, torture, condizioni in carcere, sfruttamento, pene di morte, negazione della libertà di opinione e di espressione da parte dello Stato.

L'altra ragione per cui Amnesty non si interessa per esempio dello sfruttamento della prostituzione o del lavoro minorile è dettata dal fatto che non si tratta nella maggior parte dei casi dello sfruttamento dell'uomo da parte dello Stato, ma dello sfruttamento dell'uomo da parte di un altro uomo.

Mi spiego: torture, pene di morte, condizione in carcere sono situazioni che vengono create e la cui responsabilità è ascrivibile al governo, a chi ha il potere. Lo sfruttamento del lavoro minorile o della prostituzione non sono indotti dalle leggi del governo o da costrizioni da parte di forze di polizia ma sono indotti dalla cultura del luogo. Ad esempio sappiamo tutti che in certi paesi dell'estremo oriente è di moda il turismo sessuale e vengono sfruttati bambini e bambine ragazzi e ragazze a scopi sessuali. Ebbene l'essere prostituto/a per la cultura che hanno è motivo di orgoglio. Cioè la donna o la ragazza che viene da una famiglia povera e si prostituisce consente alla sua famiglia di sopravvivere ed è motivo di orgoglio per la propria famiglia perchè riesce a mantenerla. Per cui possiamo sicuramente parlare di sfruttamento, però in termini forse diversi dal valore che la parola può avere per la nostra cultura. Comunque ciò non deriva da un'imposizione dell'autorità del governo ma da una situazione di un privato cittadino nei confronti di un altro privato cittadino. Lo sfruttamento del lavoro minorile non è imposto dalla legge ma sono gli imprenditori locali che sfruttano i bimbi locali per muovere l'economia.


Di fronte a queste situazioni Amnesty non ha la possibilità di intervento essendo un movimento di opinione pubblica che si rivolge ai Governi o a gruppi di opposizione che hanno il controllo del territorio. Le azioni e le petizioni sono indirizzate al Primo Ministro e al Presidente della Repubblica, al Governatore... non sono mai indirizzate a quegli imprenditori che sfruttano il bambino nel lavoro minorile.

Le azioni di Amnesty possono essere indirizzate in certe nazioni a gruppi di opposizione che in quella zona hanno l'effettivo controllo del territorio come, per esempio, Sendero Luminoso.


Vorrei anche precisare, che Amnesty non intende classificare le varie nazioni del mondo, in base alle varie situazioni e violazioni dei diritti umani; Anche se alcune nazioni sono citate più volte, altre una volta sola, altre non sono mai citate, questo non vuol dire che qualche nazione sia più buona e qualche altra più cattiva. Ci sono infatti numerosissime violazione dei diritti dell'uomo di cui Amnesty non è venuta a conoscenza, o di cui non ha potuto avere conferma.

Quelle persone di cui Amnesty si interessa sono già dei fortunati, perchè si sà che esistono, perchè qualcuno è riuscito a farci sapere di questa particolare situazione.

Le peggiori situazioni sono quelle in cui le persone rimangono degli illustri sconosciuti, delle cui torture e sparizioni nessuno è venuto a sapere. In sostanza Amnesty a differenza di altre organizzazioni, come Human Rights Watch, esclude di fare una classifica perchè non ha nessun senso fare una classifica tra pena di morte, estradizione, torture, ecc.

E' ovvio che sono valutazioni che non possono trovare una bilancia, per cui la circostanza che ci siano una pagina o più pagine o nessuna, non ci può permettere di classificare un paese come restrittore dei diritti umani.

Amnesty non si occupa solo particolarmente della Cina o dell'Asia; l'interesse per i diritti umani è riferito a tutti i paesi del mondo e la forza di questo movimento sta proprio in questa sua neutralità, nel non parteggiare da una parte o dall'altra. Non prende mai posizione sulla struttura politica o sul tipo di governo; quello che conta è il rispetto per i diritti umani, inclusi quelli sanciti dalla Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo del 1948.


Sicuramente vi è un problema di non facile soluzione: Amnesty è un movimento nel senso più letterario del termine. L'Amnesty del 1961 (anno di fondazione) non è quello di oggi: allora si interessava solo di alcune cose e nel corso degli anni, a seguito del mutarsi del tipo violazioni dei diritti dell'uomo e a seguito di una diversa sensibilità degli iscritti, Amnesty si è occupata di questioni che in passato non trattava.

Per esempio una delle più recenti evoluzioni di Amnesty è interessarsi delle mutilazioni dei genitali femminili. Sapete che in certe nazioni del mondo vengono eseguite mutilazioni dei genitali femminili per religione, per cultura o per assurde ragioni sanitarie.

Amnesty si occupa anche di questa violazione e lotta perchè non abbia luogo.

Questo potrebbe sembrare un tipo di violazione dei diritti dell'uomo. In realtà, però, se si valuta tutto da un punto di vista etico la questione è molto più difficile perchè se è cultura o tradizione di quel paese praticare un certo tipo di intervento allora qualcuno potrebbe obiettare che Amnesty violenta la cultura di quel paese, la tradizione, la religione imponendo dall'esterno una condotta diversa da quella tipica di quella particolare nazione.

Nello stesso modo la concezione dei diritti umani sostanzialmente eurocentrica può trovare notevoli difficoltà di intervento in quelle nazioni che possono essere musulmane piuttosto che dell'estremo oriente, in cui il concetto di diritto del singolo non esiste.

Per noi è sottinteso che il singolo abbia dei diritti, che poi siano seriamente tutelati è un altro problema, ma comunque è dato per scontato. In certe altre nazioni, per cultura e tradizione per mentalità, il diritto del singolo non esiste, quindi esiste solo il diritto della comunità e il singolo è subordinato alla comunità. Per cui sono nate delle difficoltà proprio per lo scontro, il difficile incontro, tra culture in cui, pur nel rispetto di quella che è la religione e la cultura di una certa area geografica, si deve comunque cercare la tutela del diritto del singolo.


Un'altro capitolo importante è la battaglia per la tutela dei rifugiati.

Il concetto di rifugiato è sconosciuto a molti in quanto viene scambiato con l'Extracomunitario. Rifugiato è un soggetto che è costretto a scappare dalla sua nazione per salvare la sua libertà e per salvare la sua vita.

Rifugiati, per esempio, possono essere tutti quei soggetti che per le loro opinioni vengono perseguitate e costrette a scappare dalla propria nazione. Ora, succede spesso che queste persone si presentano alla frontiera con documenti irregolari, con documenti che non danno molta libertà di movimento, o addirittura senza documenti, e le autorità le classificano come clandestine. Ma respingere alla frontiera una persona che chiede rifugio politico significa condannarla a morte.

Oggi, si legge comunemente sui giornali, quando uno non ha documenti è bollato clandestino e si pensa che sia una persona che vuole entrare nel territorio italiano per suoi scopi personali, mentre in realtà potrebbe essere un perseguitato.

In questi casi è necessario trovare quella sensibilità e quella cultura, ma anche quelle norme di diritto per consentire, con o senza documenti, di richiedere asilo in Italia. Prima di rimandarla indietro occorre capire perchè quella persona scappa dal suo Paese, se si scopre che arriva qua per salvarsi la pelle o per tutelare la sua libertà, quella persona ha diritto di richiedere asilo in Italia (e la nostra Costituzione lo prevede esplicitamente). Purtroppo questo non accade, e Amnesty lo sa e si prodigherà nel futuro per garantire i diritti dei rifugiati, perchè abbiano quei riconoscimenti non ancora ottenuti.

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INTERVENTO DI PAOLA DEPIRRO

La situazione dei diritti umani in Cina è particolarmente complessa.

Si è passati da un regime dispotico medioevale a un regime comunista di cui nessuno vuole sminuire i meriti nel senso che ha portato comunque un grande aumento di benessere rispetto alla situazione precedente anche con momenti terrificanti. Ricordiamo i milioni di morti con il «grande balzo in avanti» che ha deciso Mao Tze Tung quando decise l'industrializzazione forzata per cui ogni comune doveva avere la sua fabbrica la sua officina; questo portò all'abbandono delle terre e fece tra i 20 e i 30 milioni di morti.

Ricordiamo che cosa successe nella Rivoluzione Culturale ove i milioni di morti non si contano, nessuno è mai stato in grado di contare questi morti. Comunque ciò non toglie che ci siano stati dei meriti del partito comunista, pur non essendoci mai stato, da quando la Cina è Cina, un periodo di democrazia. Diciamo che i cinesi pensano di più al Welfare, allo stato sociale, al mantenimento di questo piuttosto che all'esaltazione dei diritti individuali; Pensano più al collettivo rispetto all'individuo.

La Cina ha peraltro una tradizione millenaria che viene da Confucio, personaggio del sesto secolo, il quale codifico una serie di comportamenti: il fratello piccolo deve obbedire al fratello più grande, la moglie al marito, il marito al nonno e così via... Così pure i sudditi hanno una fortissima gerarchia: ognuno al suo posto anche questa è una forma di stabilità.

Il confucianesimo fu fortemente criticato al tempo del Maoismo proprio per la rigidità di questa struttura feudale, di questa gerarchizzazione, mentre ora il confucianesimo si sta rivalutando perché in fondo rivaluta l'individuo.

Si è detto che i cinesi dicono questo è ciò che un buon governante deve fare per il popolo e soprattutto non bisogna creare momenti di conflitto, momenti che in qualche modo possano capovolgere questa situazione di stabilità. In particolare la repressione negli ultimi anni, specialmente dopo la strage di Tian'anmen è diventata sempre più forte, per la paura di qualsiasi forma di autonomia, di qualsiasi movimento sociale che possa mettere in crisi questo impero enorme. Loro si definisco il paese di mezzo, cioè sono al centro del mondo, non può essere controllato. Hanno una paura terribile di finire come l'Unione Sovietica, con uno smembramento ... quindi le parole d'ordine sono stabilità e repressione di qualsiasi forma di dissenso, come nel caso del Tibet.

Ci sono i sindacati in Cina, però sono sindacati governativi. Non è ammesso un sindacato di tipo autonomo; sono tutti controllati dal governo.

Se voi volete fare una manifestazione potete farla soltanto nella città di residenza, altrimenti si sovvertirebbe un certo ordine e non si potrebbe più controllare la situazione.

Anche se la Cina ha firmato una serie di trattati, ha firmato la dichiarazione universale dei diritti dell'uomo, ha firmato certe convenzioni internazionali sul trattamento dei prigionieri, sulla libertà di stampa ecc., esse vengono violate in continuazione.

E' molto complesso avere a che fare con una realtà così monolitica, nel senso che se uno si presenta e dice tu stai sbagliando la reazione, come vi ho spiegato prima, è assolutamente di chiusura: «Io mi comporto così perché conosco il mio popolo, le mie tradizioni, la mia cultura etc. Tu non puoi impormi modelli di tipo occidentale».

In questo contesto, tutto quello che Amnesty e altre organizzazioni di tipo umanitario possono fare è proprio quello di spingere e di cercare di avviare un dialogo con l'autorità cinese perché riconoscano una universalità dei diritti dell'uomo. Noi riteniamo che non debba essere concepito e comunque approvato questo relativismo culturale in cui ognuno a casa sua può fare quello che vuole ... si appellano al principio di non ingerenza negli affari interni: «io (Cina) non vengo a dire a te (USA) non ammazzare O'Dell, tu non venire a dire a me non ammazzare i dissidenti». Ormai, però, qualcosa si sta muovendo con l'apertura economica della Cina.


La Cina non va isolata, va capita, però bisogna anche essere in grado di portare la nostra esperienza, di portare la nostra visione diciamo universale nella situazione locale.

Generalmente quando Amnesty parla è un'angoscia, perché vi racconta di torture, di uccisioni terribili, terrificanti, di repressioni ecc. quindi sono momenti che lasciano sempre la platea esterrefatta. Io non vorrei annoiarvi parlandovi della ferocia di certe cose.

Generalmente si sa che in Cina c'è stata Piazza Tiennanmen, c'è stata una repressione e ci sono state migliaia di morti, ma cosa è successo dopo e cosa continua a succedere nessuno lo sa, ed è piuttosto preoccupante il silenzio che c'è da parte del resto del mondo su quello che succede in Cina.


Gli Stati Uniti avevano chiesto alla Cina di essere più morbida sulla repressione in cambio del riconoscimento come partner privilegiato. Non si è fatto niente ma gli Stati Uniti considerano la Cina un loro partner preferito. Non solo: si pensa che sia l'occidente maggiormente insensibile nei confronti della Cina, in realtà il più grande partner della Cina è il Giappone il quale non si interessa assolutamente di quello che succede nel resto del mondo, sappiate così che il Giappone è stato l'unico che ha continuato ad avere rapporti espliciti con il Sudafrica quando c'era l'embargo contro «l'apartheid».

La Cina fa affari soprattutto con il Giappone e con Taiwan che lei considera una sua provincia che presto dovrebbe rientrare nella madre patria come Hong Kong e Singapore.


Devo aggiungere qualche particolare sulla logica che porta a questo tipo di repressione. Nel 1996 ci sono state più di 6000 sentenze di morte di cui 4000 sono state eseguite; queste sono dati e valutazioni di Amnesty International ma in realtà il numero di persone che vengono uccise è segreto di stato. Non ci sono che statistiche interne che però sono coperte dal segreto di stato.

I familiari vengono avvisati all'ultimo momento e devono pagare poi le pallottole che sono servite allo stato per l'uccisione dei condannati a morte. Nel 1997 è stata lanciata una campagna che si chiama «strike hard» cioè «colpire duro» che inizialmente era incominciata come una campagna contro i crimini commessi da bande mafiose. L'obiettivo era quello di reprimere con la condanna a morte il comportamento criminale. Dopo questa repressione molto dura arrivarono alle provincie ordini del tipo «ammazzatene, ammazzatene più che potete!»; le condanne a morte avvenivano tutti con processi farsa, nel senso che apparentemente era tutto normale ma, per esempio, i tempi erano strettissimi. Ci sono stati casi di persone arrestate contro le quali vengono cercate le prove durante il periodo di detenzione e dopo essere state processate ed essere ricorse in Appello, vengono condannate a morte e giustiziate. Sembrerebbe tutto «normale» ma dal momento dell'arresto al momento in cui viene giustiziato sono passati 6 giorni.

Allora quello che succede in USA in cui restano 15 anni nel braccio della morte è sconvolgente come sono sconvolgenti anche questi 6 giorni, nel senso che non c'è fisicamente il tempo di rivedere il processo né, per gli avvocati, il tempo di organizzare tesi per la difesa.

I cinesi riconoscono che questo è un problema, che ci sono troppo pochi avvocati per cui hanno deciso che negli anni bisognerà aumentare il numero di avvocati in quanto oggi sono molti avvocati d'ufficio i quali chiedono clemenza alla corte che non è per niente clemente.

Concludo proprio velocemente per dire la logica della repressione, come è in tutti i campi, è cominciata dalle bande criminali, dopodiché hanno esteso la campagna contro chi disturba la quiete sociale (ad es. è stato riportato un caso di una persona che per protesta aveva bloccato una strada ed è stato condannato a morte) e poi al traffico di droga che non vuol dire soltanto spaccio ma anche assunzione di droga, infine hanno compreso le attività legate al separatismo nel senso di dimostrazione pacifica che chiede l'indipendenza del Tibet è trattata come terrorismo quindi come persone che complottano contro lo stato.

Queste direttive arrivano dall'alto però poi ogni provincia si comporta a seconda dell'ispirazione della Suprema Corte del Popolo locale e diciamo che decide molto «a sentimento» se essere più o meno duro.

Per i minorenni non è prevista la pena di morte: vengono tenuti in carcere fino a che sono maggiorenni. Quel periodo si chiama «sospensione temporanea della pena»: un sedicenne rimane due anni in carcere fino al compimento dei 18 anni e poi giustiziato.


In occidente, sono tutti lanciati nel business con la Cina, perchè «gli affari sono affari» perchè è un mercato vastissimo. In realtà poi gli stessi industriali se ne accorgono quando vanno a fare affari, che in assenza di certezza del diritto non c'è certezza del rispetto di certi patti. Per cui, noi come Amnesty, stiamo cercando anche di sensibilizzare gli operatori che commerciano con la Cina. Ma il loro atteggiamento è sempre abbastanza chiuso: «gli affari sono affari». Noi invece riteniamo che sia giusto insistere perché un occidentale o una compagnia che va a fare affari in Cina può richiedere per esempio che gli operai vengano trattati in un certo modo, che abbiano la possibilità di associarsi ecc... E quindi è possibile fare un lavoro di tipo trasversale proprio per le difficoltà che i cinesi hanno di confrontarsi con l'occidente.


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DIBATTITO

D: Qual rapporto c'è tra la mancanza di democrazia in questi paesi e la crescita economica.


DePirro: I paesi dell'estremo oriente hanno ottenuto uno sviluppo vertiginoso e si considerano di base paesi del Terzo Mondo, la Cina si considera paese in via di sviluppo e vede come sua prima priorità lo sviluppo economico a scapito dello sviluppo politico. Quello che diciamo noi è che non c'è nessun contrasto tra l'uno e l'altro. Altri paesi orientali che sono partiti da posizioni di sottosviluppo hanno creato delle forme più o meno democratiche: un esempio è la Corea del Sud.

Invece la logica corrente è: prima lo sviluppo economico e poi la democrazia. Ci sono valutazioni di alcuni economisti americani che dicono che con un certo tasso di sviluppo automaticamente, dopo pochi anni, si ha anche uno sviluppo di tipo democratico: questo è molto difficile da sostenere, per esempio Singapore non c'è l'ha fatta. Altri paesi ce la fanno anche senza repressioni.

Il problema è che più aumenta, (in particolare in Cina) il boom economico, più il sindacato o in generale lo sviluppo democratico passa in secondo ordine. E questo significa che non mettono insieme lo sviluppo economico con lo sviluppo democratico, anzi spesso entrano in contraddizione. Se i sindacati «rompono le scatole», se la stampa incomincia a parlare male del partito comunista, si possono creare dei focolai di tensione come era stata Tian'anmen.


Vorrei aggiungere una considerazione sulla questione accennata da Maffettini: Amnesty non prende posizione su problemi di cultura o su particolari scelte di indirizzo politico. Ad esempio sul controllo demografico: sapete che in Cina si può avere soltanto un figlio, solo le minoranze possono averne due, questo sta diventando un problema enorme, perchè non c'è ricambio; fra un po' si troveranno 400 milioni di anziani e quindi stanno pensando di liberalizzare un po' le nascite.

I cinesi sono 1,2 miliardi e potrebbero diventare un miliardo e mezzo. Amnesty sulla politica del figlio unico non si schiera, perchè ogni Stato può decidere la sua pianificazione delle nascite. Tuttavia quando si viene a sapere che in Cina questa politica è ottenuta con la sterilizzazione forzata e aborti forzati, oppure che la nascita di un secondo figlio implica la perdita del lavoro, dell'assistenza sanitaria o addirittura la prigionia, Amnesty alza la voce e dice «no, puoi fare la politica che vuoi ma non puoi costringere nessuno ad abortire, od imprigionare una donna perchè ha avuto il secondo figlio».

Tra l'altro vi sono aspetti poco noti della politica del figlio unico: i figli unici hanno spesso problemi fisici e comportamentali, sono iperaccuditi dai genitori e dai nonni, e sta crescendo una generazione di figli unici stravaganti che non c'era mai stata.

Un'altro aspetto molto presente nelle campagne e la preferenza verso i figli maschi; infatti vi sono numerosissimi infanticidi tra le bambine ed inoltre pare che ci siano milioni di bambini che non sono stati iscritti all'anagrafe, perchè erano illegali. Questo vuol dire bambini che non possono andare a scuola che non esistono da nessuna parte e che non possono usufruire dell'assistenza sanitaria.

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Vimercate, settembre - ottobre 1997


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