Introduzione
La prima parte dell'incontro con la Prof.ssa Dolcini e
con Giancarlo Mauri ha visto la proiezione di una serie di
diapositive ad opera del Mauri stesso riguardanti alcuni dei suoi
numerosi viaggi in India.
Risulta comprensibilmente difficile rendere conto di questa prima parte dell'incontro e quanto sotto riportato è la trascrizione degli interventi scaturiti nel corso del dibattito immediatamente successivo alla visione da parte degli intervenuti delle immagini proiettate in sala.
Al termine di questo resoconto, pubblichiamo il testo di una intervista che i curatori della dispensa hanno successivamente realizzato con Giancarlo Mauri.
Dolcini: Oggi la mentalità castale non è scomparsa, perché non si può cancellare in 50 anni di indipendenza, di quasi costituzione, un costume che risale a 1000-1500 anni AC. Quindi anche se abolita per costituzione, la casta continua a restare una rete che avvolge tutta la società, anche se oggi si assiste ad un rovesciamento di questa discriminazione, quelle che erano le caste più discriminate o quelli fuori casta oggi usufruiscono di una politica di quote che è a loro vantaggio e che provoca grande scontento nel resto della popolazione.
Ricordo che c'è stato un lungo periodo a cavallo dalla fine degli anni '80 e l'inizio dei '90 in cui era abbastanza evidente una ribellione da parte degli studenti; molti si sono bruciati in segno di protesta (come si usa in tutto l'oriente) proprio perché appartenendo a caste abbastanza basse, ma non a quei gruppi fuori casta che usufruivano di questa politica di compensazione, non avevano di che poter pagare le tasse universitarie e quindi rimandare l'entrata nel mondo del lavoro a conseguimento di una laurea. Si trovavano talmente svantaggiati, talmente impossibilitati nel continuare i loro studi e poter coronare le loro ambizioni che preferivano bruciarsi per protesta. I posti venivano riservati fisicamente, come borse di studio, come sussidi o come possibilità di impiego in quote sempre maggiori agli ex fuori casta. Succedeva e succede ancor oggi che in regime di propaganda elettorale molti candidati si impegnino a riservare ancora più posti a queste persone, con il risultato che vengono si eletti, ma nel momento in cui si applica la nuova aliquota dei posti riservati, si scopre che questi posti non vengono ricoperti. Questo accade poiché le persone che potrebbero ricoprirli, per mille diversi motivi, non riescono ad occuparli: vanno a lavorare nei campi o non intendono inurbarsi per cui questi posti sia come sussidi che come posti di impiego dopo la fine degli studi restano scoperti e non possono essere coperti da altri poiché per legge sono riservati.
Si continua comunque a vivere la casta, soprattutto nei matrimoni che sono perlopiù combinati e quindi sono sempre basati sulla ricerca del cocastale; si ricorre ad annunci matrimoniali sui giornali, ad alleanze, si cerca di combinare familiarmente i matrimoni avendo come comunque come scopo l'unione di cocastali. Una menzogna sulle proprie origine viene considerata come reato di casta ed è quindi punibile.
Per gli annunci sui giornali esiste addirittura un linguaggio in codice che viene usato per indicare "io sono di una tal casta" (cosa che appare tra l'altro anche dal cognome) e sono in cerca del compagno/a giusto per mia figlia/o, si indicano gli studi effettuati, il titolo di studio che deve avere lo sposo, il tipo di vita che i giovani conducono, in modo che sia chiaro di volere qualcuno della casta corrispondente.
Personalmente credo che la casta continuerà a influenzare a lungo la società indiana, in quanto è un concetto molto radicato ed è molto potente come gruppo elettorale. Basta che un candidato riesca a conquistare le simpatie da parte del capo casta, affinché tutto il gruppo che vi appartiene voti il candidato. Da un certo punto di vista la casta vale anche come società di mutuo soccorso in quanto se, per esempio, c'è bisogno di un prestito per comprare una macchina da lavoro o per il matrimonio della figlia, si preferisce rivolgersi a questo organismo che ad una banca che richiederebbe tassi d'interesse molto più alti.
Gandhi accettava la casta, anzi la reputava un'ottima cosa in quanto l'individuo che nasce in una certa casta si deve sentire obbligato a seguirne le regole, e la vita nel suo complesso è definita dall'appartenere a quella casta. Mi spiego, se uno nasce, per esempio, in una casta di vasai o di maestri di scuola, ebbene dovrà fare il vasaio o il maestro di scuola, dovrà quindi vivere secondo i canoni che la religiosità immersa nel sociale prescrive per quella determinata categoria di persone. Cioè un vasaio potrà tutt'al più fare oggetti da giardino, ma resterà nel medesimo ambiente; se la sua inclinazione fosse stata fare il medico, pazienza, impari a sacrificarsi, non è da lui fare il medico. Si deve restare dentro gli obblighi di casta, quindi sposarsi con un cocastale, anche se si è innamorati di qualcun'altra, e seguire la dieta della propria casta, con una commensalità che è di nuovo prescritta all'interno della casta. Questo porta l'individuo, secondo Gandhi, ad un'elevazione spirituale poiché lo porta a sacrificarsi. Non è più la sua volontà che deve prevalere, la sua scelta di uomo libero, ma il suo dovere esistenziale, lì sei nato perché lì devi essere nato per le azioni che hai compiuto in precedenza e lì resti e comportati al meglio che puoi. Dal punto di vista sociale, la casta nasce e si sviluppa come una necessità di un villaggio autosufficiente, dove tutti i bisogni devono essere coperti, quindi c'è chi procura il raccolto chi cura il commercio, ecc.; questo sistema permette alla società di coprire tutti i ruoli, altrimenti ci sarebbero dei servizi che non verrebbero ricoperti. Gandhi diceva che la società doveva funzionare sulle sue gambe in tutte le direzioni in cui l'uomo ha necessita' di espandersi: se ci sono le fogne pulite, ci deve essere quello che pulisce le fogne di professione, e' chiaro che non lo farà volentieri, non importa, vorrà dire che se l'è meritato ed imparerà a sacrificarsi, nel frattempo la società ne avrà beneficio perché ci sarà sempre qualcuno che pulisce le fogna in quanto questo mestiere si tramanda di padre in figlio. Per Gandhi la casta doveva quindi esistere, mentre non doveva esistere il fuori casta visto come il reietto tra i reietti, in quanto la dignità umana esiste per tutti indipendentemente dal mestiere, dalla professione, dal compito sociale che si riveste. Il fognaiolo, uno dei massimi tra i fuoricasta, doveva esserci, ma doveva essere rispettato; aveva la sua dignità umana che non era inferiore a quella di un avvocato. Era un fuori casta, ma nel grande gruppo dei fuori casta c'erano delle suddivisioni castali fisse. Quindi non si dica «da Gandhi in poi», ma dalla costituzione in poi, che e' più o meno negli anni '50. Con Neru a capo del governo, le cose cambiano, Neru era un aristocratico e nella sua ideologia non potevano esistere delle differenze segnate dalle caste. Neru ha anche sistematicamente assegnato il compito di redigere tutta la costituzione a quello che era riconosciuto come il capo storico degli Intoccabili ovvero il dott. Ambedgart, famossissimo acerrimo nemico di Gandhi. Gandhi non ebbe mai la simpatia dei fuori casta nonostante fosse favorevole a un loro riscatto sociale, perchè essi chiedevano anche delle politiche a loro favore che riconoscessero una discriminazione precedente e favorissero l'uscita da questa situazione anche attraverso l'istituzione di elettorati separati.
Gli inglesi erano pronti a concedere elettorati separati alle minoranze (musulmane, fuori casta ecc.) mentre Gandhi si oppose sempre a questa idea in quanto, a suo giudizio, riservare spazi ai singoli gruppi di minoranza significava mettere in evidenza la loro diversità. Invece se tutti fossero stati nello stesso calderone, probabilmente avrebbero avuto meno rappresentanti ma sarebbero stati tutti uguali.
E' lo stesso motivo per cui io, pur non essendo sempre d'accordo con Gandhi (anzi spesso non lo sono), quando sento sbandierare la festa della donna dell'8 marzo non riesco ad essere contenta, io non sono diversa! Quando ci sarà un "10 marzo" anche per la festa dell'uomo allora sarò soddisfatta.
Mauri: Nelle mie prime esperienze di viaggio (parlo del 1978) mi era più facile avere dei contatti con persone di casta medio alta che mi invitavano a mangiare a casa loro, mentre era quasi impossibile avere rapporti con le caste basse, soprattutto con gli Intoccabili. Essi infatti custodivano gelosamente la loro posizione ed erano difficilmente raggiungibili. Sono stato molte volte scacciato da loro, non mi hanno mai permesso di avvicinarmi, di entrare nelle loro case, loro erano gli Intoccabili e ciò era quasi una forma di difesa.
Oggi e' tutto il contrario, soprattutto nelle grandi città: a Bombay (città che amo) l'evoluzione sociale ha fatto si che sia una promiscuità sessuale soprattutto tra i giovani di bassa casta, mentre è diventata più chiusa la classe alta. Dove anni fa e mi era più' facile avvicinarmi oggi è diventato più difficile, mentre ho trovato una forte degenerazione castale nei bassi ceti. Oggi Bombay si è riempita di bar, night club, frequentati da giovani indiani (che io non avevo mai visto nei bar) che si recano a bere e a danzare musica rock. Una volta guardare una ragazza per strada significava la fustigazione, oggi Bombay di sera è piena di ragazzi ... questo è un grande cambiamento culturale che, iniziato nelle città, ora dilaga velocemente. Le caste alte si isolano invece sempre di più .
Dolcini: Io credo sia una sorta di ripicca in una parte delle ex caste o fuori casta. Adesso che hanno una maggiore possibilità di istruzione e lavoro, affermano una loro uscita da ciò che era stata la tradizione che in fondo è sempre stata negativa per loro. Ora affermano, non dico una ribellione, ma uno status, mentre le ex alte caste hanno tutto da perdere.
Mauri: la dottoressa prima citava i giornali; ho imparato molto dalla lettura dei quotidiani. Una delle cose che non perdo mai è la lettura del Times dell'India che pubblica intere pagine sempre più difficili da leggere, tutte in acronimi, di offerte di matrimonio. Sono acronimi incomprensibili, bisogna essere introdotti e avere gli strumenti per leggere, è un susseguirsi di sigle: "GHT PQR ...". Cosa vuol dire? "Famiglia benestante di laureati offre figlia di 20 anni a giovane di grande famiglia ...", tutto racchiuso in poche parole.
Un amico indiano che vive a Boston mi diceva che i suoi genitori volevano fargli sposare una ragazza Tamil ma, dato che il suo "valore" (laureato in USA e titolare di un'azienda) era troppo elevato, nessuna sposa avrebbe potuto portare una dote tanto alta e quindi sarebbe rimasto scapolo.
Dolcini: Ci sono stati dei cambiamenti notevoli in tutto il costume matrimoniale per questo dilagare della società dei consumi, per questo rivolgersi all'occidente, per questo emigrare in occidente ad alto livello. Penso anch'io che si sarà un cambiamento, però fino ad un certo punto c'è sempre qualcosa che dà una svolta di un ritorno alla tradizione, per lo meno di rivitalizzazione di una tradizione.
Per esempio mi viene in mente a proposito della dote il "bride burning" di cui si parla tanto, che consiste nel "bruciare" non già la vedova ma la moglie che non ha portato una dote sufficiente. Questo è un costume abbastanza nuovo portato dal consumismo nostro di matrice occidentale. Non è così diffuso ma in certi ambienti, specialmente cittadini, piuttosto evoluti succede.
Una volta era più frequente il caso opposto ovvero il marito, per prendere moglie, doveva offrire la sua dote alla famiglia della sposa; adesso invece è la sposa che porta questa dote, proprio perché sono sempre di più questi partiti maschili così provvisti di istruzione, di lavoro ecc. che per «pareggiare il livello» è necessario che la moglie sia accompagnata da una ricca dote. La dote di solito è costituita non solo da denaro, non solo da gioielli, che da sempre sono stati dati dal padre alla sposa come suo patrimonio personale, ma specialmente da elettrodomestici, frigoriferi, televisori, computer ecc. Vengono richiesti in così grande misura ufficialmente per equiparare il valore dei due sposi, in realtà la famiglia, spesso, accanto al figlio, ha anche una figlia che a sua volta deve sposarsi e deve portare una dote, quindi che la nuora arrivi con la dote è fondamentale. Quando succede che il padre della sposa non è in grado di offrire una dote sufficiente la sposa in questione non è più reputata all'altezza. Come ci si libera allora della sposa? Con il "bride burning".
Ripeto è un fenomeno circoscritto ad una certa classe e a certe situazioni ambientali, colpisce soprattutto il fatto del fuoco, perché in fondo si potrebbero usare altri espedienti. Invece si ricorre a qualcosa che ricorda la santità della vedova che si sacrifica sul rogo, è come dire: "io ti elimino dalla famiglia perché non mi vai più bene, perché voglio trovare un'altra moglie che mi porti più dote, ti elimino richiamando il sacrificio di una donna che ha come proprio Dio, come punto di riferimento costante di tutta la vita il marito (perché questo è il darma, è la legge esistenziale della donna sposata, di avere come Dio il proprio marito). Colei che è perfetta in questa devozione è la vedova che si sacrifica sul rogo, ebbene la donna senza dote in qualche modo si sacrifica per dimostrare "io non posso fare più niente per te, marito, quindi mi sacrifico, muoio e ti lascio libero». E come muoio? Muoio con il medesimo sistema di massima purificazione cioè con il fuoco. E' questo che intendo quando dico che l'India riesce sempre a trovare qualcosa per cui ad un momento iniziale che sembra di abbandono dalla tradizione segue un momento di sincretismo, di riassorbimento.
Un'altra situazione critica in India è quella delle bambine, ricordo che già sotto Ghandi era stata proibita per legge l'amniocentesi perché si ricorreva a quest'esame per fare poi l'aborto se il feto era femmina. Ci sono stati ospedali dove si è riscontrato che su 100 aborti terapeutici 99 erano su feti femminili. In tutta l'area del subcontinente indiano, ovvero Pakistan, Bangladesh, Nepal, Ceylon le donne sono il 48% della popolazione; questa è una condizione che non si ripete in nessun altra parte del mondo dove, la natura vuole che siano sempre di più le donne.
C'è una notizia di un mese fa che circa un progetto di legge in India che prevede di dare in regalo 500 rupie (anche se non sembra molto per noi) alla famiglia "baciata" dalla nascita di una figlia. Quando una famiglia è in difficoltà le figlie, talvolta, vengono eliminate ...
Comunque in generale io non sono così pessimista sulla «degenerazione» castale.
Mauri: Non è questione di pessimismo, ma di realtà vissuta. Ripeto questo avviene nelle grandi città tipo Bombay, New Delhi, ovvero città che ormai sono scoppiate, che in un certo senso non sono più neanche città, sono mondi dove c'è di tutto. Nelle campagne si vive ancora come 5000 anni fa, con i costumi e le tradizioni, anche se purtroppo conoscono le macchine e il denaro.
D: Le donne hanno possibilità di esprimersi nella società?
Dolcini: Le donne hanno molte possibilità anche se non si può mai generalizzare in India, basta cambiare zona per cambiare modello di vita. Dico sempre che in tutto il subcontinente indiano, preso nella sua totalità, ci sono state donne Primo Ministro, in Europa no.
Vorrei fare un paragone che potrebbe essere già sintomatico, non ci sono preclusioni, per lo meno in linea teorica. In alcune situazioni si può constatare che il grado di avanzamento da parte delle donne è maggiore di quello in altre parti del mondo, anche se poi c'è la massa che può essere vista in modo diverso. Però, ripeto, in India non si può mai generalizzare e dire "è così", può essere e non può essere. Le donne possono studiare come tutti gli altri, i posti di lavoro possono essere aperti anche a loro, la politica è sempre apertissima ma spesso quello che si vede è una proiezione del vecchio sistema castale: quali sono le donne che entrano in politica? Sono quelle che sono di famiglia di politici. E' difficile che entri una contadina, che al massimo può essere la regina dei banditi, può essere un capo in un ambito totalmente diverso. E' un problema di mentalità, d'altronde anche da noi 60 - 70 anni fa la situazione non era poi così diversa. La mentalità è diversa perché ci sono varie classi di donne. Non è una risposta esauriente ma la le cose cambiano così in fretta, magari tra 5 anni sarà l'uomo ad essere stroncato subito nel ventre materno o nei primi mesi, chi lo sa?
Intervento dei responsabili di AMI - associazione
Amici Missioni Indiane
La nostra associazione nasce nel '82 e raggruppa soci di diverse formazioni politiche e religiose, lo scopo è quello di aiutare missioni in India; dico missioni ma in realtà sono dei contatti che riusciamo ad ottenere, dei contributi a piccoli progetti quali dispensari, scuole o case. Qui in Italia raccogliamo fondi con dei mercatini in cui vendiamo oggetti provenienti dall'India e destiniamo i fondi per il finanziamento di questi progetti (nell'ordine di qualche milione di lire all'anno) oppure inviamo container di indumenti raccolti.
Un altro grosso filone di attività che caratterizza la nostra associazione sono le "sponsorizzazioni" (questo è il modo in cui preferiamo chiamare le adozioni a distanza). Abbiamo circa 2.500 bambini adottati a distanza, la maggior parte in India ma anche in Etiopia e Brasile. Il funzionamento è intuitivo: una persona si impegna a pagare una quota mensile (alla portata di tutti) per aiutare un bambino/a. I nominativi dei bambini vengono forniti da missionari/e (o da referenti locali) e queste si impegnano a vigilare che la quota pagata arrivi veramente al bambino (e non venga "bevuta" dal padre) e a fornire delle lettere scritte che riferiscono l'andamento dell'adozione.
D: Come vengono usati questi soldi dai bambini? Servono per la scuola?
Si, in genere ci vengono segnalati bambini piccoli, si cerca di assicurare al bambino una frequenza scolastica dalle scuole primarie fino alle professionali in modo che possa così prepararsi al lavoro. La quota dell'adozione permette di pagare la retta scolastica, la mensa (nei casi, molto frequenti, in cui il bambino vivendo in campagna non può tornare a casa a mangiare) e altre necessità scolastiche. Se avanza qualcosa viene dato alla famiglia oppure viene messo in banca per il futuro. Quest'ultimo caso è molto comune nel caso delle ragazze che in questo modo incominciano a mettere da parte la dote.
E' capitato anche che ci siano tate segnalate, per le adozioni a distanza, delle ragazze che si volevano sposare e non avevano abbastanza dote!
Interviene Dolcini: E' importante aiutare le bambine: uno dei motivi che spingono ad eliminare le bambine e proprio che costano troppo quando si devono sposare. In India una donna non sposata è senza status e d'altra parte se non ha sufficiente dote non può sposarsi. Molte famiglie povere, prevedendo di non riuscire a costituire una dote sufficiente per far sposare le propria figlia decidono, in buona fede, di eliminare la bambina appena nata; Per paura che la propria figlia viva una vita di stenti, preferiscono non farla vivere.
D: Qual è l'influenza della religione cristiana in India?
Dolcini: La religione in India è l'humus della società, ma è diversa da come la intendiamo noi. Per noi la religione è qualcosa di confessionale, la loro è una religiosità che si autolimita.
Escludendo la grande piaga del fondamentalismo, la religiosità di base dice che esiste un Darma, che vale per tutto l'universo e va seguito, ma lo stile di vita non pregiudica il suo soddisfacimento. Ci riconosciamo seguaci della stessa idea quando pensiamo che ognuno ha il suo Darma, le diverse religioni vengono viste come strade diverse per giungere allo stesso punto: questo vale, oltre che per l'Indù, anche per il Buddismo o altro ...
Ad esempio il cristianesimo in India non è una cosa recente (si pensa che San Tommaso - uno degli apostoli- sia stato seppellito in India) e quindi non e' mai stato visto come qualcosa di diverso o di lontano ma semplicemente come un'altra strada per giungere a Dio. Così è andato avanti nel tempo, fino a quando sono arrivati i portoghesi che hanno incominciato a discriminare i non cristiani come pagani e i cristiani come i soli "giusti". Questo modo di pensare ha modificato molto il modo con cui gli indiani accoglievano le religioni occidentali; ma nonostante questo diverso modello/approccio dei portoghesi, è rimasta nella cultura indiana la curiosità, l'attenzione e la ricerca del confronto che ha portato ad una revisione della propria religione indù. Tant'è vero che a partire dall'800 si parla di neo induismo.
Neoinduismo, dal punto di vista storico significa che alcuni personaggi particolarmente colti e vicini agli inglesi (lasciamo da parte il capitolo portoghese che è stato più negativo che positivo, da questo punto di vista, anche se ancora oggi esiste la chiesa di Goa) hanno incominciato ad analizzare il cristianesimo e il popolo inglese, i dominatori così forti, e si posti alcune domande: perché noi indù che siamo stati così bravi siamo finiti in queste condizioni miserevoli? Come mai anche l'Islam ha prevalso su di noi?
Queste domande hanno portato a riguardare l'induismo per capire se c'era qualche punto d'incontro o se l'induismo avesse dimenticato le sue origini gloriose, la sua purezza iniziale e in che cosa avesse sbagliato. Da lì è nata una revisione nell'induismo che ha portato a figure come quella di Ghandi, che non hanno tagliato i ponti con la tradizione ma che hanno comunque accolto influssi nuovi.
Quindi non si può pensare ad uno sviluppo autonomo del pensiero indiano ignorando la presenza del catalizzatore che in questo caso è l'occidente. Anche oggi il cristianesimo è presente nella società indiana, l'ambasciatore di Roma -da più di un anno- è cristiano, prima di lui c'erano stati due indù bramini e prima ancora un musulmano.
L'Unione indiana è uno stato laico, lo è perché l'induismo accoglie tutto. Paradossalmente questo non è un fattore anti-religioso o a-religioso ma è un fattore di religiosità estremo: tutte le religioni in qualche modo si assomigliano e sono accettate.
I fondamentalismi indù o islamici che purtroppo fanno notizia e creano disordini, non sono prevalenti ma hanno anche loro un ruolo nella storia.
Il Pakistan, ad esempio, si è staccato da quella che era l'India storica, unita, per scelta di queste frange religiose estreme, solo una minima parte degli indù (che coincide con i fondamentalisti moderni) hanno voluto o desiderato questo distacco. Questi fondamentalisti indù sono gli stessi che finito per uccidere Gandhi, perché essendo molto contrari ai Musulmani appoggiavano la formazione del Pakistan a maggioranza musulmana separato dall'India, mentre Gandhi che era da sempre contrario ad evidenziare le differenze, non voleva il Pakistan e sosteneva che in democrazia è possibile convivere rispettandosi e tollerandosi.
In India vi sono anche comunità ebree, divise in 2 grosse comunità castali; quando queste comunità si sono trasferite in Israele hanno continuato a vivere secondo il proprio costume castale. Questo per dire come anche una religione così "nazionale" come l'ebraismo abbia subito l'influenza indiana: il costume castale. In questo senso l'induismo è una regola senza confini (sanatana darma), è omnipervasivo.
Per questi motivi, credo che il cristianesimo abbia portato qualcosa (un mattoncino) nella cultura indiana, pur diventando indiano anch'esso.
La religiosità è un sentimento di presenza della divinità, di riconoscimento che esiste un essere superiore da riconquistare, oppure diventa una regola di vita vissuta come la casta.
D: Sui conflitti etnici locali
Mauri: Bisogna capire com'è nata l'India dobbiamo risalire a 50 anni fa. L'India nasce come un mondo ... quello che noi chiamiamo il "subcontinente" lo è proprio nel vero senso della parola; è un continente formato da tanti popoli, tante lingue (la costituzione riconosce 15 lingue ufficiali oltre all'inglese), tante forme religiose, tanti dialetti -a centinaia-, un mondo enorme -come potrebbe essere l'Europa- in cui ognuno aveva il suo habitat la sua zona. Una zona dove c'erano i Sikh (il Punjab) monoteisti, con una loro storia, lingua e cultura, spostandosi a sud c'era il Kerala, completamente diverso. Ovunque si andasse lo scenario cambiava notevolmente, questo era il fascino dell'India che incantava i viaggiatori sette/ottocenteschi. Questa convivenza di tanti modi diversi di vivere che si rispettavano a vicenda, la faceva "una nazione" bellissima. Questa è la base di quella che noi chiamiamo India. Poi arrivarono gli inglesi, per primi, governarono da stranieri riuscendo a stare al di sopra delle parti rispettando le singole nazioni, i singoli capi nazione. Gli inglesi erano interessati al commercio, quindi controllavano i porti, le navi e i mercati ricchi dell'oriente, le esportazioni di spezie, di legname ma comunque restavano al di sopra delle parti. Poi c'è stata la ripresa della libertà e nasce la nazione India come la conosciamo oggi. Nel momento in cui gli inglesi se ne vanno, consegnano il loro potere in mano ad uno dei popoli, gli indù.
Per esemplificare è come se domani si facesse l'Europa dandola in mano ai tedeschi!
E' successo di peggio! Agli islamici questo accordo non piaceva: Jiuma il loro uomo politico si oppose e chiese di riconoscere l'autonomia del suo popolo. Gli inglesi inventarono sul campo una divisione del territorio: prendono un pezzo del subcontinente, tracciano delle righe sulla carta geografica e si inventano il Paki-Stan, la terra dei Paki (i paki sono i musulmani). Quindi tutti i musulmani che si trovavano in India dovettero spostarsi in Pakistan e gli induisti del Pakistan furono costretti a passare in India. Ci furono milioni di morti, una guerra tra poveri, la gente non capiva perché doveva spostarsi da una parte rinunciando alle proprie terre; l'ignoranza era tanta e finirono per uccidersi l'un l'altro.
Il Punjab che era territorio di un popolo unito, i Sikh, si è ritrovato diviso: metà in India e metà in Pakistan! E' naturale che nascano rivolte; anche perché chi è capitato sotto il Pakistan ha dovuto musulmanizzarsi, per cui buona parte è scappata in India o in Inghilterra (così imparano, gli inglesi! a fare queste cose) e la maggior parte dei Sikh fanno i taxisti nelle grandi città, sradicati dalla loro terra, dalla loro tradizione e dalla loro lingua. Non sono stati riconosciuti come popolo, questo è la radice dei loro problemi, se erano da una parte dovevano essere musulmani, se erano dall'altra erano indu -tanto che sono visti come una setta dell'induismo.
Solo molto tempo dopo, e dopo parecchi morti, i Sikh sono stati riconosciuti ed è stato assegnato loro un territorio (all'interno dell'India?); quindi è chiaro che le tensioni nascono da questi errori storici del colonialismo.
Oggi sappiamo che l'integralismo islamico sta finanziando "a piene mani" la guerra sul confine del Kashmir.
Dolcini: Il Kashmir ha una situazione che si trascina dall'indipendenza, legata alla sua posizione geografica strategica. Il principio che ha portato alla formazione degli Stati era, come esposto prima, quello che regioni a maggioranza musulmana confluivano nel Pakistan e quelle a maggioranza indu andavano nell'unione indiana; ma vi erano dei territori, come il vecchio Hyderbad oggi Andra Pradesh nel pieno corpo dell'India peninsulare, a maggioranza musulmana che non potevano confluire nel Pakistan ma d'altra parte non si poteva permettere l'esistenza di "un'enclave" musulmana di quell'ampiezza all'interno dell'India.
Per questi territori è stato lungo e difficile trovare una soluzione; i casi più difficili sono stati "risolti" con "operazioni di pulizia" ovvero si mandava un certo corpo d'armata, spacciandolo per un popolo di profughi che voleva riconquistare il proprio territorio, per forzare l'integrazione di questi stati, regioni o principati nell'Unione Indiana.
Il Kashmir non è stato possibile sistemarlo in questo modo perché è in una posizione strategica: incuneato nell'alto Himalaya in una regione montuosa dove vi sono le sorgenti dei fiumi comuni sia al Pakistan che all'India (entrambi Paesi di pianura); inoltre dietro c'è la Cina; c'è un'antica strada militare che entrambi gli stati si contendono, quindi il Kashmir è troppo importante per essere perso dall'una o dall'altra parte. Infine c'è un ulteriore elemento, la maggioranza della popolazione Kashmiri è musulmana ma l'allora maraja era indù, Neru era di origine Kashmiri (e l'origine non si taglia mai). I Neru erano dei potenti ministri già dal 1700 sotto l'impero Mugal e stavano nella pianura gangitica (ci si sposa sempre tra cocastali - non nello stesso villaggio- ma nella stessa regione). Quindi Neru non poteva permettere che il suo Kashmir diventasse Pakistan; c'è stata una lunga questione che è stata portata anche all'ONU, è stato imposto anche un referendum popolare, più volte rimandato con vari pretesti. L'ONU ha protestato, gli USA hanno protestato; gli USA sono, pur in un regime di neutralità internazionale -come era quello voluto da Neru- più dalla parte della Cina. L'India si barcamena ma sta più dalla parte dell'URSS perché gli USA stanno con la Cina. Il Kashmir è sempre stata una spina dolente lasciata lì perché nessuno aveva il coraggio di intervenire. Ci sono state azioni di guerriglia perché il Pakistan ha infiltrato molti gruppi militari facendoli (anche lui) passare come profughi alla riconquista delle loro terre (in realtà erano mercenari trasbordati lì). Ci sono state delle vere e proprie guerre nel '65, dei trattati nel '66 ma che non hanno risolto nulla, il tutto è complicato dal fondamentalismo islamico che vuole far prevalere su tutti l'islam.
Mi permetto di aggiungere qualcosa per quanto riguarda lo Sri Lanka: si tratta di un conflitto etnico, non religioso che parte da altre origini. C'è una popolazione Srilankese e una popolazione Tamil, cioè dell'India del sud, portata in Sri Lanka per lavorare nelle piantagioni. Questa popolazione ha acquisito diritti e come tale pretende di vivere tranquillamente mentre gli Srilankesi si sentono invasi nel loro territorio. E' anche questa una questione che si trascina da tempo (dall'800). I Tamil che sono in India (Tamil Nadu) sostengono ovviamente i loro consanguinei che stanno nello Sri Lanka; però anche qui non è tutto così lineare perché c'è anche una parte dei Tamil Nadu che non è contento di stare sotto il governo di Nuova Delhi, perché lo vedono come una colonizzazione degli Hari sui Dravida (vanno a ripescare queste storie!), quindi uccidono Rahjiv Gandhi perchè si era "coperto della colpa" di essersi intromesso nella questione srilankese.
Comunque volevo solo sottolineare la notevole differenza tra i due casi: il Kashmir è una questione in apparenza religiosa ma in prevalenza ci sono questioni economiche e strategiche; mentre la seconda è legata all'India solo per la presenza di questa popolazione Tamil che ha radici in India.
Dolcini: Il congresso esiste sono in forza della sua tradizione storica; questo governo con tutto il liberismo economico che ha portato, bene o male, credo che avrà buone possibilità di restare in sella, però in India tutto evolve molto velocemente, tutto è talmente fluido ... basta un'alleanza politico-economica che cambia, e cambia tutto! Anche la questione della Borsa di Hong Kong, sono curiosa di vedere che influenza avrà sull'India. Il mio parere è che il mercato indiano ha o può avere una notevole componente interna per cui anche se il mercato internazionale avesse degli scossoni, il mercato interno (di beni essenziali) dovrebbe garantire una certa stabilità all'economia (lo stesso discorso vale per la Cina).
Il commercio estero è importante più che per l'India stessa, per noi occidentali come fonte di manodopera poco costosa, anche dove la tecnologia è più avanzata (si pensi al settore informatico che in India è molto sviluppato). Penso che difficilmente questo boom economico finirà nel breve periodo, anche se è indubbio che questo sviluppo avrà dei lati fortemente negativi nella vita della nazione. Credo che questo modello continuerà ad avere successo.
Mauri: Non sono esperto di politica, do alcune interpretazioni in base a quello che vedo, che leggo e che sento quando vado in India .
Neparu è uno scrittore indiano, ha scritto un libro "Le 1000 indie" che parte da Bombay e in 400 pagine attraversa tutta l'india parlando con la gente: molto bello perché racconta l'India dall'interno. Questo libro fa capire l'enorme evoluzione, il cambiamento culturale che ha ormai raggiunto tutte le grandi città e prima o poi toccherà anche i villaggi. Questi stravolgimenti sono tipici di questo decennio e si sono accelerati in questi ultimi 5 anni, tanto che per me, di anno in anno, era difficile riconoscere lo stesso posto; un cambiamento culturale che porta inevitabilmente a delle situazioni di gravi scontri e contrasti.
In queste città, chi entra in contatto con il denaro diventa immediatamente ricco, che invece resta tagliato fuori si impoverisce sempre più. Questo scollamento, questa caduta di valori non è stata rimpiazzata da un'organizzazione sociale alternativa; dicevamo prima che la casta rappresentava una comunità, una banca di mutuo soccorso... che sosteneva l'India di allora, oggi non esiste più. Questa assenza di una struttura sociale ha invaso le città che sono sempre più occidentalizzate, non si conosce il vicino di casa, le persone povere sono emarginate in ghetti: gli slum.
Lo slum di Bombay, credo sia il più grosso d'oriente, è un esempio classico di questa degenerazione. Ed è stato facile per i partiti estremisti prendere il potere perché anche lì si è creata un'isola nell'isola. Tutta questa gente, isolata da tutto il resto è gente che deve fare i lavori più umili (che magari per casta prima non faceva) e vive in condizioni disperate.
Bisognerebbe avere la capacità di visitarlo, non da turisti, ma con un approccio culturale per capire come vivono milioni di persone in questi cubi di 3 x 3; dove la gente è chiusa in queste gabbie da conigli è destinata ad una grossa fabbrica, che molti fingono di non conoscere: la fabbrica dei "pezzi di ricambio".
Bombay ha una struttura ospedaliera sfruttatissima dai ricchi occidentali/giapponesi che vanno a cambiarsi i "pezzi"; esiste un giro disperato di persone che qui da noi non riescono a trovare un rimedio, per esempio ai loro problemi di reni ... e a Bombay vi sono centinaia di medici che con un viaggio organizzato (procurato in Francia, Italia, Canada ... con 7 - 10 milioni aereo compreso) che vi fa tornare a casa con il rene nuovo. Chi ha questi problemi pensa "io vado là e risolvo il mio problema" ma questo rene viene da qualcuno e quel qualcuno e vivo!
Queste persone stanno diventando pezzi di ricambio, pezzi di ricambio!
Quindi in questo contesto è facile trovare malcontento e capire come questi partiti prendano il potere, è impensabile non concepirlo.
La rabbia che si trova in questi slum non l'avevo mai trovata prima; è gente che si è trovata, dalla sera alla mattina, completamente sradicata .
Si diceva che le caste servivano affinché ognuno avesse un suo diritto, una sua missione, un suo compito da svolgere e fungeva da mutuo soccorso. Oggi nelle città questo non c'è più e si vanno creando milioni e milioni di emarginati in queste grandi città che sono Bombay, Delhi, Hyderbad, Madras, Calcutta che straripano. Non sono società, non sono città che possono dare da vivere a tutti i loro abitanti.
L'India è un subcontinente molto grande, nel quale convivono molti popoli, molte lingue, molte religioni, sottoposte al potere di una cultura dominante che è quella indù; qualcuno parla di sovrareligiosità, ma io credo che sia come una bomba atomica che prima o poi esploderà, per ora tenuta sotto controllo da una polizia fermissima, tra le più fanatiche a mondo, con una organizzazione di stampo militare.
Ad esempio, durante le rivolte Sikh la polizia è intervenuta molto duramente.
Io in prima persona sono stato testimone dei fatti allucinanti del 1982:
Indira Ghandi, dopo una serie di sconfitte elettorali, era decisa a ritornare al potere dopo esserne stata estromessa; il sistema elettorale in India è di tipo statunitense, bisogna raggiungere il consenso nei diversi stati, ed una stato nel quale Indira Ghandi aveva bisogno di prendere i voti era l'Assam.
L'Assam è un'area proibita, è consentito l'accesso solo per visitare i grandi parchi nazionali. Fa parte della India "cristiana" e da anni è zona off-limits per gli occidentali.
Mi trovavo proprio in quelle zone durante un viaggio il cui obiettivo era il Nagalan e per vie traverse ero riuscito a giungere a Gauacki, capitale dell'Assam.
Ero molto contento di esserci, dato che da oltre 60 anni un bianco non vi metteva piede.
Il mio interesse era per l'unico tempio tantrico ancora esistente al mondo che ho potuto visitare e descrivervi in occasione dell'incontro che abbiamo tenuto.
Durante questo mio viaggio, che vide anche una mia "incursione" clandestina in Buthan, Indira Ghandi promulgò una legge per la quale tutti i proprietari terrieri del Bangladesh che avevano interessi economici nell'Assam acquisirono il diritto di partecipare alle elezioni.
La popolazione, presso la quale la popolarità della Ghandi era già piuttosto bassa, si ribellò e vi fu una rivolta di grandissime proporzioni.
La Polizia usò il pugno di ferro e si contarono ufficialmente più di 12.000 vittime in tre giorni, il che significa che le vittime sono state sicuramente molte di più.
Anche io feci le spese della risolutezza dei modi della polizia che mi imbarcò a forza su un aereo e mi spedì senza tante scuse in quel di Calcutta.
Ho raccontato questo per dirvi che l'immagine che noi occidentali abbiamo dell'India è molto distorta; c'è gente che vede la spiritualità, i santoni, e pensa ad una nazione pacifica e in pace, solo perché lo sguardo è superficiale e si vede solo quello che si vuole vedere. Io ho sempre trovato un'india piuttosto dura, a volte violenta.
Questo "Ghandismo", questa non violenza di cui tanto si parla, è un bluff inventato in occidente per vendere culture, per vendere religioni.
Infatti da noi in Europa o in America, prosperano e fanno proseliti queste sette con riferimenti mistici....
La gente va fino in India a "trovare se stesso".... io penso che ognuno possa trovare se stesso dove vuole; se vuoi veramente trovare te stesso vai a lavorare in miniera, dico io.
A Rishikesh, uno di questi luoghi tanto in voga tra i "cercatori di se stessi" la seconda volta che ci sono stato ero in compagnia di mia moglie e di mio figlio, a abbiamo conosciuto uno di questi pseudo-santoni dai capelli lunghissimi e folti, anche se un po' posticci. Appena ci ha visto si è fregato le mani pensando di aver trovato nuovi "adepti". Ci venne incontro come tanti altri, convincendoci che il suo Asheram era migliore di quello degli altri; noi siamo stati al gioco, più per la promessa di un po' di refrigerio che per la sua capacità di convincerci.
Abbiamo mangiato un melone e abbiamo parlato del più e del meno. Quando capì che non eravamo proprio i soliti turisti da gabbare e che l'India l'avevo girata e conosciuta, il suo atteggiamento cambiò e divenne meno "ascetico" e più informale.
Finì che mi porto a visitare il suo diciamo "tempio", il luogo dove lui predicava il Tantra, visto che in quei tempi era di gran moda, oltre a Rainesh, il Tantra.
La stanza aveva in un angolo un televisore ed un videoregistratore ed era attrezzata con la più grande collezione di film pornografici che avessi mai visto, tanti da tappezzare interamente la stanza.... e lui ridendo disse: "sono i miei Tantra"
Il Tantra è una pratica che ha le sue origini in età pre-buddhista, quando ancora vi era lo shamanesimo, il buddismo originario non infuenzato dalle successive evoluzioni che avrebbero poi portato alla figura del Dalai Lama e le altre del Buddhismo moderno.
All'epoca si pensava questo: Ognuno ha il diritto di cercare la verità dove vuole; c'era chi la cercava nella lussuria e chi nel suo opposto.... c'era chi andava in giro e mangiava solo escrementi di animale dicendo che dopo aver provato il peggio non si poteva che trovare Dio e chi cercava lo stesso Dio nella sfrontatezza dei costumi.
Il tantra originario ha avuto questa origine e si è poi evoluto nei secoli, mutando i suoi rituali; è una forma molto rituale e se vogliamo "asessuata" di accoppiamento tra un uomo e una donna dove nel compiere l'atto sessuale si ritrova la comunione con Dio. L'accoppiamento come atto di preghiera, con riti e formule da pronunciare.
Ormai non è rimasto molto di questi riti se non quanto riproposto da Rainesia. Oggi prosperano questi asheran che propongono i «Tantra» moderni, finchè ci sono fanciulle disposte a farsi "tantrare".
Ogni volta che sento qualcuno decantare la grande spiritualità dell'India, mi torna in mente il grande asceta con la stanza tappezzata di film "Tantra".
Se vuoi trovare la vera India devi andare a cercarla nei villaggi; non dai Guru o dagli asceti né nelle grandi città, quasi tutte ormai brutte copie di quelle occidentali.
Nel 1986 ero a Bombay, città molto conosciuta. Leggevo sul giornale come la polizia avesse da poco compiuto una serie di arresti tra dei ragazzi per un giro di prostituzione. Tornatoci qualche anno dopo, ho trovato enormi cambiamenti; la prostituzione e molto diffusa, sono comparsi bar che servono alcolici al ritmo della musica RAP. L'identità della città completamente mutata nel giro di pochissimi anni.
Ecco perché dico che per trovare ancora quell'India che un po' per volta sta scomparendo bisogna andare nei villaggi.
A me interessano molto i culti arcaici. Gli studi in questo settore sono alla base dei miei viaggi. Il culto del serpente, ad esempio è alla base di moltissimi dei culti moderni.
In India si possono trovare gruppi sociali che vivono ancora come 5/6000 anni fa si viveva in Europa, con tutti i culti pagani (pagus - villaggio). La dea del villaggio ed il serpente sono ancora attuali. Questi culti, pur se spietatamente combattuti dal cristianesimo, sono sopravvissuti. Il cristianesimo ha trasformato il serpente in una figura negativa, mentre nel resto del mondo ha sempre avuto un significato positivo. La vergine schiaccia la testa del serpente come la chiesa di Roma schiaccia i culti pagani.
Non è facile rintracciare queste tribù che mantengono segretamente queste credenze originarie. L'India è lanciata in una corsa verso la modernità, tutto quello che sa di arcaico è perseguitato dall'induismo imperante.
Una sera ero a cena con una persona che, informata del mio interesse per questi culti, mi confessava che nella sua famiglia il culto del serpente era ancora vivo, e che se ero interessato avrebbe potuto farmi da guida in un giro alla ricerca dei vecchi templi dove ancora si adorava il serpente; data la sua devozione sarebbe stato lieto di accompagnarmi. In questo modo ebbi l'occasione di visitare posti che normalmente restano preclusi agli occhi degli occidentali.
D: Come prepara, dal punto di vista organizzativo, i suoi viaggi? Come decide l'obiettivo?
Prima faccio un lavoro di raccolta delle idee, delle impressioni, di quello che ho visto; Caucaso, Sud America, Europa. Collego tra loro le diverse fonti di informazione e poi torno in India a cercare il tassello mancante, senza un programma preciso.
Ad esempio, ho cominciato a chiedermi perché tutti i libri sull'India che ho letto fanno partire la storia dell'India da Mohenjo Daro. Mi sono ripetuto più volte che non poteva non esserci niente precedentemente e che quello che c'era sicuramente stato era completamente dimenticato o trascurato dagli storici moderni. C'erano tribù imparentate con gli aborigeni australiani, ad esempio, stanziatesi in India migliaia di anni fa ma gi storici raramente ne fanno cenno.
Una volta ero in una libreria di Londra e ho trovato un libro sul quale c'era la foto di una incisione rupestre raffigurante una capra con due capretti. La didascalia riportava il nome di Raisen. Ho preso il libro e sono partito; una volta sul posto ho cominciato a mostrare a tutti quella foto, chiedendo a chiunque incontravo dove si trovassero le incisioni raffigurate nella fotografia; ne ottenni descrizioni piuttosto approssimative ma riuscii comunque a trovare il luogo non senza qualche difficoltà (tra le quali anche l'attacco di uno sciame di api).
Si organizzò una spedizione partendo da Bophal che ebbe un buon successo. Nessuno prima aveva raggiunto quei luoghi o chi lo aveva fatto comunque era stato dimenticato. Esiste un'India "trascurata" dai circuiti degli studiosi "istituzionali" che è quella che io vado a cercare, che mi interessa di più.
Si era parlato della possibilità di scrivere un libro su questo ritrovamento, ma se ne volevano in qualche modo impossessare gli "accademici", non ne feci niente.
D: Quando ha cominciato questa sua "ricerca", quando è scattata la molla che l'ha portata per ben ventuno volte in India ed anche in innumerevoli altri posti della Terra?
L'India per me non è il fine ma il mezzo attraverso il quale porto avanti le mie ricerche. E' il posto dove trovo i nostri stessi progenitori, noi stessi come eravamo 7000 anni fa. La "storia" ha cancellato moltissime di queste tracce. Roma non era un "faro" nella cultura; Roma ha rubato dai Greci, i Greci dagli Egizi, gli Egizi dai Persiani ed i Persiani venivano dall'India. E' un viaggio a ritroso alla scoperta delle nostre vere origini.
D: Ci sono altre regioni del mondo dove riesce a trovare queste realtà "incontaminate"?
No, ormai solo l'India custodisce nei suoi villaggi più inaccessibili, questo segreto, un segreto celato da oltre 7000 anni. Anni fa, sono andato a Santiago de Compostella, alla ricerca di questi culti arcaici come il culto del Toro, alla ricerca dei collegamenti originari tra queste diverse credenze.
Ho avuto l'occasione, nel corso di una spedizione alpinistica in Caucaso della quale ero responsabile, di raggiungere una regione al di là della catena caucasica, la Svanezia, dove avevo sentito della presenza di un popolo autoctono che aveva subito una certa «contaminazione» dai romani; la regione, orograficamente strutturata in maniera molto felice per quanto riguarda la difendibilità dei confini, aveva offerto un valido supporto al desiderio di isolamento di queste popolazioni che per oltre 2000 anni si erano evolute in maniera autonoma, senza subire altre influenze. Il risultato è stato la nascita di tanti villaggi in tutto simili ai nostri villaggi rurali della toscana, dove ancora si praticava un cristianesimo "arcaico", con architetture delle costruzioni religiose, ad esempio, ancora legate alle strutture delle prime chiese cristiane.
Il fedele segue un percorso in tondo, prima di entrare in chiesa; girare intorno alla chiesa è fare il giro del femminile per entrare nel maschile. Gli interni erano ornati con i simboli del cristianesimo più antico, le corna, e l'accesso era consentito a non più di sette uomini per volta.
Adesso però tutto sta cambiando, è arrivata la strada e con essa i turisti, gli alberghi e questo patrimonio inestimabile è destinato a perdersi.
D: Si parla del popolo Indiano come di un popolo ricco di dignità, nonostante le vessazioni cui è sottoposto dalle difficili condizioni economiche del paese.
Non so se é corretto parlare di dignità. L'indiano sa che deve accettare la sua situazione e viverla con dignità; accetta questa sua condizione. Quando penso ai nostri poveri ed ai loro, noto che il divario è notevole. L'indiano vive la sua condizione accettandola; se il suo ruolo nella società è quello di pulire le fogne, lo svolge col massimo impegno e questo può essere considerato un comportamento dignitoso. Attenzione a non commettere l'errore di cadere nel mito del "buon selvaggio". Nei villaggi ho sempre trovato questa forma di dignità. Alla base di tutto c'è l'organizzazione sociale delle caste, uno stato mentale ma anche una organizzazione basata sulle differenze razziali.
Al sud dell'India, la regione che più amo, quella più "nera", si sente una grande avversione verso gli abitanti dell'India del nord, l'India Brahmadica che ha subito tante dominazioni ed ha perso gran parte della sua identità.
Le regioni del sud sono rimaste fuori da questa contaminazione; anche l'Inghilterra non se n'è occupata, interessata com'era al solo sfruttamento delle risorse economiche. La sua influenza dal punto di vista culturale si è fermata al nord, mentre nel sud è rimasta fedele alla sua anima originaria.
Purtroppo questa diversità è destinata a svanire. C'è una "occidentalizzazione" galoppante. Anche solo negli ultimi vent'anni, le cose sono cambiate in maniera evidente, luoghi che un tempo potevano essere considerati musei viventi, oggi sono invasi dai turisti in cerca della meta esotica e di moda.
Ad esempio Kanya Kumari, uno dei luoghi più suggestivi del mondo, confluenza di ben tre oceani, all'estremo sud del subcontinente indiano, era fino a poco fa la sede di uno dei templi più importanti, dove si praticavano i culti legati alla figura femminile della vergine Kanya, culti antichi di millenni, era sempre stata meta di pellegrinaggio per i devoti.
L'ho visitato qualche anno fa ed ancora manteneva intatto il suo fascino, legato anche ad una bellezza del paesaggio marino unico al mondo, con le onde degli oceani che provengono da tre diverse direzioni.
Sono tornato a visitarlo poco tempo fa e ho visto che adesso si è trasformato in una sorta di enorme villaggio turistico con alberghi, divertimenti e tutto quello che ben conosciamo, la sua "sacralità" è persa definitivamente.
I turisti di Calcutta e delle altre città dell'India hanno portato con se la stessa mentalità che ha già condannato le città dalle quali provengono. Forse dovremmo essere contenti del fatto che anche gli indiani cominciano a potersi permettere di fare i turisti, ma io dico che hanno forse acquistato in ricchezza quello che stanno perdendo in civiltà e cultura.
D: Che consiglio darebbe ad una persona che per la prima volta si accinge a visitare questo paese? Cosa deve vedere e cosa evitare?
Il mio consiglio è: prenda un biglietto aereo, arrivi in India e poi viva, senza fare grossi programmi, ma sicuramente evitando i soliti circuiti dei viaggi organizzati; non si conosce l'India nei mercatini per turisti o negli alberghi a quattro stelle.
Quando io parto so solo quello che sto cercando, non come lo cercherò o se lo troverò, non so dove dormirò o mangerò.
D: Si parla molto di "turismo responsabile" e di un nuovo modo di essere turista, più rispettoso dell'identità dei popoli che si vanno ad incontrare....
Per me viaggiare vuole dire non lasciare traccia del proprio passaggio, non portare nulla della mia cultura ma andare a comprendere quella degli altri. Quando arrivo in un luogo ad imporre la mia cultura, il mio modo di vedere le cose, allora si perde il significato profondo del viaggio.
La maggior parte delle persone viaggia in gruppi organizzati perché ha paura di viaggiare sola, eppure io penso che sia il modo più corretto di viaggiare, se si vuole capire veramente quello che si vede. Io ho avuto la fortuna di conoscere molte persone che mi hanno aiutato nel corso dei miei viaggi. Bombay ad esempio è una città che ho conosciuto molto bene grazie alla guida di un caro amico che mi ha accompagnato in quei luoghi che normalmente il turista non visita, i luoghi dove riesci a trovare la vera India, non quella patinata dei cataloghi degli operatori o quella sempre uguale dei pochi servizi televisivi.
D: Torniamo a parlare delle sue ricerche....
Mi interessa ricercare le origini comuni dei diversi culti che caratterizzano tutte le religioni. Ad esempio il culto di Aienar, che secondo alcuni è caduto in disuso. Io ho trovato decine di templi in cui questo culto è ancora praticato. I culti legati alla femminilità nascono da culti arcaici come quelli di Aienar.
Allo scendere delle tenebre, le figure femminili del villaggio si combattono ed insieme generano il corpo di un uomo. Questo uomo a cavallo o sul dorso di un toro comincia a pattugliare in tondo il villaggio per proteggerlo fino all'alba.
E' come se chiudesse un cerchio cosmico intorno al villaggio per proteggerlo.
Al sorgere del sole, le femmine che ne compongono il corpo tornano al loro villaggio.
I culti moderni proseguono la tradizione di questi culti arcaici ed in qualche modo ne ripropongono il filo conduttore.
Ad esempio il culto di Brahma, Shiva e Visnù è stato introdotto per tentare di esercitare un predominio "politico" e di potere ma non hanno potuto prescindere del tutto dai culti preesistenti. Si tenta di far accettare che Visnù, per salvare gli dei, si trasforma in una bellissima donna, che stordisce con la sua bellezza i demoni, sottraendo loro l'Amrita.
Shiva, credendo Visnù una donna, si unisce a lei, e da questa unione nasce un figlio metà uomo e metà donna. Il tema della donna al centro della vita, della Dea Madre torna ancora una volta a caratterizzare l'origine dei culti anche più diversi.
I culti tribali sono stati cancellati in molte parti del mondo ma in india sopravvivono, non per molto forse, ma io vado a cercarli, a studiarli.
Mi auguro che non succeda anche all'india quello che è successo ad altre popolazioni della terra che ho visitato: la Colombia, il Caucaso e molte altre; civiltà che si erano salvate per millenni dalle contaminazioni di noi "civili" che in pochi anni sono state spazzate via dalle malattie (magari opportunamente esportate sotto forma di coperte infettate col vibrione del colera) o peggio ancora dall'alcol e dalla droga.
Civiltà ridotte a vedere i propri figli costretti a prostituirsi o a finire agli incroci delle grandi città a chiedere le elemosina.
Vimercate, settembre - ottobre 1997
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