I Curdi sono una popolazione iranica in maggioranza musulmana sunnita che abitano la regione montuosa del Kurdistan (paese dei Curdi), un territorio diviso, fin dalla fine del primo conflitto mondiale, tra Turchia, Iran, Iraq e Siria. Proprio tale suddivisione è la causa primaria del grande dramma dei Curdi.
Questo è un popolo che ha una propria specificità, ma che è circondato da muraglie arabe, persiane, turche e che ha subito fin dal 1800 anche l'influenza del mondo slavo e della Russia. Si è così generata una situazione estremamente complessa che coinvolge, con differenti modalità, diversi settori.
Un caso analogo a quello «curdo» è rappresentato da quello palestinese, dove però la contrapposizione tra popoli è molto chiara in quanto da un lato vi sono gli israeliani e dall'altro i palestinesi supportati da buona parte del mondo arabo.
Quando parliamo di Curdi, invece, parliamo di 25 milioni di persone, che dal punto di vista etnico rappresentano il quarto popolo del medio oriente dopo arabi, turchi e persiani. Circa 12-13 milioni di loro vivono in Turchia, 6 milioni in Iran, 4 milioni in Iraq, 1 milione in Siria e circa mezzo milione nell'ex Unione Sovietica, nella Repubblica Armena e nell'Arzerbaijan. Inoltre almeno 1 milione di Curdi vive sparso per il globo in comunità composte da 300-500mila persone.
Anche se suddivisi geopoliticamente fin dall'antichità, la loro cultura è stata salvaguardata fino ad oggi soprattutto grazie al fatto di vivere in un'area montuosa difficilmente accessibile, che ha permesso loro di vivere liberi sulle proprie montagne combattendo in difesa dei propri confini contro la minaccia d'invasione proveniente sia dall'impero persiano che dalla Russia.
Un primo resoconto storico sul popolo curdo fu reso da Senofonte nel 400 a.C. nel corso della narrazione della traversata dei greci, mentre il primo italiano che parlò di loro fu Marco Polo nel 13° secolo.
Storicamente la grande divisione del Kurdistan ebbe luogo già agli inizi del 1500 quando ci fu la lotta tra l'Impero Ottomano e l'Impero Persiano per il controllo dell'Asia. Successivamente, nel 1600, dopo la battaglia di Cialdiran, circa i 2/3 del territorio curdo furono inclusi nell'Impero Ottomano mentre il rimanente terzo fu annesso all'interno dell'impero persiano. Nonostante ciò i Curdi mantennero delle proprie dinastie, anche se suddivise tra i due imperi da una separazione che a prima vista poteva apparire soprattutto di carattere religioso. Infatti, essendo i Curdi in gran parte sunniti, si identificavano dal punto di vista religioso più con i turchi-ottomani che con le popolazioni sciite iranico-persiane con cui manifestavano, comunque, una maggiore affinità a livello etnico e linguistico.
Nell'antichità si riteneva che quello curdo fosse un dialetto persiano e solo Maurizio Garzoni , un frate domenicano italiano che viveva a Mussul, nel nord dell'Iraq, nel diciottesimo secolo, cominciò a sostenere che il curdo fosse una vera e propria lingua e durante il suo decennale soggiorno nel paese, nel 1787, ne scrisse il vocabolario e la grammatica. Garzoni è pressoché sconosciuto in Italia, mentre nel Kurdistan iracheno è conosciuto da tutti gli intellettuali grazie anche all'opera formativa svolta dall'università curda fondata nel 1970. Dall'enciclopedia dell'islam, caposaldo degli studi di quest'area del mondo, padre Garzoni viene definito come il creatore della curdologia.
Anche il primo libro storico sui Curdi, conosciuto in tutto il mondo, fu scritto da un italiano, Campanile , un domenicano che abitò, come Garzoni, a Mussul. Pubblicato nel 1818 a Napoli, il testo narrava delle regioni del Kurdistan e delle religioni lì praticate. Fu proprio Campanile a fondare la missione che mantenne viva per una settantina d'anni la scuola per gli studi fondamentali della curdologia.
Nel secolo scorso, l'impero persiano, ma, soprattutto quello ottomano iniziarono una politica di centralizzazione ad oltranza, causando la caduta dei vari principati Curdi.
Tra il 1840-1845, Von Molchel , che sarebbe diventato successivamente un grande generale prussiano, guidò contro i Curdi una spedizione costituita da militari turchi. Nel corso di tale campagna il condottiero scrisse un diario in cui sono riportati dei brani molto interessanti sulla ribellione curda avvenuta contro l'impero ottomano. Le sommosse, circoscritte ad una parte della popolazione, vennero sanguinosamente domate.
Con la prima guerra mondiale si ebbe la disfatta dell'impero ottomano e nel trattato di Sevres del 1920 , venne proposta la formazione di uno stato autonomo curdo.
Per la prima volta il popolo curdo venne riconosciuto come tale a livello mondiale grazie alle convinzioni del presidente statunitense Wilson e al desiderio degli Stati Uniti e delle altre potenze occidentali, come Francia e Gran Bretagna, di godere del supporto delle popolazioni locali con funzione anti araba.
Nel trattato di Sevres venne sancita l'indipendenza sia per il popolo armeno, che per quello curdo e un'autonomia non ben precisata per il popolo assiro-caldeo abitante in questa regione. A causa dell'opposizione estremamente rigida del neonato stato turco, guidata da Kemal Acatiurc, nel 1923 venne ratificato il trattato di Losanna che, smentendo il precedente, stabilì la non indipendenza dei popoli curdo, armeno e assiro-caldeo e ripartì le loro terre tra gli stati sorti sulle ceneri dell'impero ottomano. Così dal 1920 i Curdi si trovarono ad essere la più grossa minoranza presente in Turchia e in Iraq, dove formarono circa il 27% della popolazione.
Questa divisione non solo formale ma reale del Kurdistan, comportò numerosi problemi perché il popolo curdo si trovò ad essere una minoranza all'interno di uno stato che tra i propri progetti non prevedeva il mantenimento dei suoi diritti e della sua entità.
Dal 1923 i Curdi lottarono all'interno di questi paesi seguendo modalità diverse e da allora, fino ad oggi, si registrano continue sommosse al punto che risulta più facile contare gli anni di pace che non quelli di guerriglia trascorsi nell'area.
Questa situazione si è modificata moltissimo negli anni settanta culminando nel 1979 con la più grossa sommossa avvenuta di recente nel medio oriente. In tale data si ebbe la proclamazione della repubblica islamica in Iran e nel luglio dello stesso anno Saddam Hussein divenne ufficialmente presidente della repubblica irachena. Nel settembre del 1980 si verificarono due eventi importanti: il primo il golpe in Turchia che portò ad un governo militare e ad una conseguente repressione contro la popolazione civile e soprattutto contro i Curdi, il secondo l'invasione irachena dell'Iran che iniziò la «guerra dimenticata», durata 8 anni e che fece almeno un milione di vittime.
Questo nuovo panorama geopolitico ebbe una profonda ripercussione sul movimento nazionale curdo che per la prima volta nella sua storia prese le armi contemporaneamente contro Iraq, Iran e Turchia.
In Turchia i Curdi venivano considerati i turchi della montagna e veniva perseguitato chi parlava di Kurdistan o possedeva libri o documenti, anche antichi, in lingua curda. In Iraq, che aveva riconosciuto i Curdi, nei censimenti venivano date stime della popolazione curda inferiori alla realtà unificandola alla popolazione araba.
La repressione fu operata anche sulla lingua curda. Nonostante essa appartenga al gruppo nord occidentale delle lingue iraniche, è probabilmente l'unica lingua al mondo che viene scritta con tre differenti alfabeti. Fino al 1920, cioè fino a quando esisteva l'impero ottomano, la lingua curda era scritta con l'alfabeto arabo. Dal 1923, dopo la divisione del Kurdistan, i Curdi che vivono in Iraq e Iran continuano a scrivere con l'alfabeto arabo mentre quelli che vivono in Turchia si sforzano di adottare l'alfabeto latino ritenendolo più confacente alla grafia curda. Tale opinione ebbe origine negli anni venti quando la Siria , che era sotto mandato francese, accolse molti intellettuali Curdi provenienti dalla Turchia, permettendo loro di trovare libertà di espressione promuovendo l'uso dell'alfabeto latino.
In Turchia e in Siria il popolo curdo utilizzò l'alfabeto latino fino alla fine del 1939 quando Stalin diede l'ordine che tutte le lingue dell'Asia sovietica, ad eccezione del georgiano e dell'armeno, fossero scritte con l'alfabeto cirillico. Lo stesso testo parlato in curdo poteva quindi essere scritto in tre alfabeti diversi: arabo, latino e cirillico.
La situazione, estremamente ingarbugliata, aveva creato una grande difficoltà di comunicazione tra gli stessi Curdi, in quanto solo una piccola parte della popolazione conosceva tutti e tre gli alfabeti.
Quando negli anni '20 Atatiuc andò al potere in Turchia ordinò la deportazione di almeno un milione di Curdi dal Kurdistan all'Anatolia; proibì la lingua curda e inoltre per essere sicuro che il popolo curdo venisse inglobato da quello turco, ordinò che i capi tribali e i leader curdi venissero deportati nei villaggi turchi dove non potevano costituire più del 5% della popolazione turca del villaggio.
I bambini Curdi che frequentavano la scuola dovettero affrontare notevoli problemi linguistici in quanto a casa parlavano il curdo mentre a scuola la lingua insegnata era il turco. Inoltre grossi problemi economici rendevano l'area curda l'area più svantaggiata e più arretrata degli stati di cui il Kurdistan faceva parte.
In Turchia vi erano zone in cui l'analfabetismo colpiva il 50% - 80% della popolazione e in Iran, dopo l'avvento della repubblica islamica, i Curdi costituivano una minoranza etnica e religiosa, a causa dell'appartenenza della maggior parte di essi alla religione musulmana-sunnita.
Nel 1946, dopo la formazione della repubblica siriana, lo stato arabo-siriano seguì una linea di condotta estremamente dura nei confronti dei Curdi, non riconoscendo loro una propria identità e una propria lingua, e verso la fine degli anni sessanta la politica del regime siriano prevedeva l'insediamento di un villaggio arabo accanto ad uno curdo.
Sotto mandato britannico l'Iraq concesse ampio spazio alla cultura curda e a seguito della repressione attuata in Turchia da Tatiurk, il centro culturale curdo venne spostato da Istanbul a Baghdad divenendo quest'ultima, negli anni '20, la capitale degli studi Curdi. I Curdi iracheni da una parte rappresentavano quindi il motore del nazionalismo curdo e dall'altra si consideravano i depositari della cultura curda.
Altro polo culturale fu l'Unione sovietica i cui regimi diedero grande impulso agli studi curdologici, obbedendo ad un preciso disegno strategico sovietico di allargamento verso l'Asia e il vicino oriente, tanto che molti studiosi iracheni poterono studiare in Unione sovietica.
Gli anni 79/80 furono estremamente significativi nella storia curda, testimoniando l'inizio di una rivolta in Turchia, in Iran e in Iraq.
In Iran la rivolta curda ebbe inizio nel 1979, subito dopo la salita al potere della repubblica islamica; la guerra durò alcuni anni anche se dal 1983 prese la forma di una guerriglia.
A causa della politica di deportazione e distruzione dei villaggi Curdi operata dalla Turchia e dall'Iraq, temendo la stessa reazione da parte del governo di Teheran, i Curdi iraniani preferirono sospendere la lotta armata.
Attualmente in Iran i Curdi hanno formato un proprio centro culturale riuscendo perfino a pubblicare una rivista in lingua curda; questo rappresenta una notevole conquista e un gran passo in avanti rispetto alla situazione presente ai tempi dello scià.
In Iraq la rivolta curda ebbe inizio negli anni '70 divenendo più forte negli anni '80 e ciò indusse Saddam Hussein a porvi bruscamente fine. Egli ordinò la distruzione dei villaggi in cui la guerriglia era particolarmente accanita e la deportazione della popolazione curda nelle città o in villaggi circondati e controllati dall'esercito iracheno.
Il grande interesse dell'Iraq nei confronti del Kurdistan era dovuto alla presenza in questo territorio di una notevole quantità di petrolio e questo costituiva il motivo per cui Baghdad non avrebbe mai ceduto quest'area petrolifera ai Curdi.
Consapevoli di questo la Siria, la Turchia e l'Iran fomentarono assiduamente la rivolta curda allo scopo di impedire all'Iraq di impadronirsi del Kurdistan.
Grazie agli introiti derivanti dal petrolio, il governo iracheno elargiva un sussidio ai Curdi, i quali non potendo esercitare alcuna attività economica tradizionale come l'allevamento delle pecore e l'agricoltura, non erano in grado di provvedere al proprio sostentamento.
Nel 1988, dopo la fine della guerra con l'Iran, Saddam distrusse tutti i villaggi Curdi facendo uso di armi chimiche, senza tra l'altro scuotere l'opinione pubblica del mondo occidentale. Fu così che mezzo milione di Curdi affollarono le frontiere turche e iraniane.
In Turchia la minaccia curda proveniva dal fatto che il Kurdistan era la regione di origine di due importanti fiumi, il Tigri e L'Eufrate; i Curdi, una volta conquistata l'indipendenza, avrebbero potuto esercitare un controllo assoluto delle acque, estremamente importanti per la sussistenza non solo della Turchia ma anche della Siria e dell'Iraq. Negli ultimi anni si dice addirittura che la prossima guerra in medio oriente avrà luogo proprio per il controllo di queste acque.
Dal 1984 continua una guerriglia che è causa della morte di almeno 20.000-30.000 Curdi e della distruzione di 2.000 villaggi da parte dell'esercito di occupazione turco, costituito da circa 300.000 soldati.
Negli ultimi due anni 3 milioni di Curdi hanno dovuto abbandonare i propri villaggi per trasferirsi nelle grandi città curde e nelle metropoli turche. La capitale del Kurdistan turco è passata in pochi anni da 350.000 a 1.500.000 di abitanti.
A causa della disperata condizione dell'intero popolo curdo fu inevitabile l'insorgere di alcuni gravi problemi come la difficoltà per il contadino curdo, tradizionalmente pastore e agricoltore, di trovare lavoro nella città, oppure il grosso problema delle donne curde che vivono in una società (quella islamica) dove solo l'uomo può provvedere ai bisogni di tutta la famiglia.
In seguito ai numerosi massacri molte donne si trovarono a dover mantenere la propria famiglia e in Iraq la politica di Saddam Hussein, non prevedeva diritti per le cosiddette «vedove bianche», cioè le mogli dei numerosi dispersi di guerra (circa 189.000).
Queste non potevano risposarsi perché non risultavano vedove, dal momento che non c'erano prove dell'uccisione dei mariti; non possedevano la casa perché questa era ancora di proprietà del marito anche se scomparso da molti anni; non potevano sposare i figli perché non riconosciute ufficialmente capofamiglia e il matrimonio necessitava del consenso del padre. Queste situazioni favorirono l'insorgere di altri gravi problemi, in passato completamente sconosciuti, come ad esempio la prostituzione.
In conclusione, di questo fiero popolo di montanari rimane ormai soltanto l'immagine di rifugiati.
Lo stato in cui vengono pubblicati più libri in lingua curda è l'Iraq, seguito dalla Svezia. Proprio in Svezia sono emigrati almeno 15.000 Curdi i quali hanno ricevuto incentivi per poter pubblicare opere nella loro lingua.
Il quadro politico attuale vede i Curdi ancora impegnati in una guerriglia in Turchia, senza che si delinei all'orizzonte una soluzione del problema.
In Iraq, dopo l'intervento delle forze occidentali contro Saddam, i Curdi si ribellarono nuovamente. La conclusione fu la fuga disperata di almeno 2 milioni di Curdi e l'occidente, che fino a quel momento non aveva mai preso posizione, dovette intervenire con aiuti umanitari.
L'intervento occidentale impedì a Saddam di occupare l'area a nord del 36° parallelo e a questo punto sembrò prendere forma uno stato autonomo curdo, ma la rivalità tra i capi tribali Curdi, in particolare la rivalità tra «barzani» e «talabani» che in Iraq rappresentano da 30 anni i due poli della politica curda, causò, non più di un anno fa, la caduta del nascente Kurdistan indipendente.
Oggi vige una situazione di stallo e non si intravede alcuna soluzione al problema curdo; il Kurdistan rimane un'area vittima della geografia, divisa tra stati nemici che all'occorrenza si alleano per esercitare un controllo costante sul destino del popolo curdo, in funzione della propria politica egemonica.
R: C'è molta più affinità tra i dialetti Curdi che non tra il dialetto curdo e l'arabo. Fino agli anni settanta, quando in Iraq venne permesso l'insegnamento del curdo, nelle scuole era obbligatorio lo studio dell'arabo. Sorgeva quindi il problema, per chi frequentava la scuola, di apprendere un'altra lingua, quella egemone dell'area, come l'arabo in Siria ed Iraq, il turco in Turchia e il persiano in Iran, venendo così estraniato dal proprio popolo.
La lingua è senza dubbio l'elemento unificante del popolo curdo e già dal 1600 esiste una letteratura scritta curda che né l'occidente né il medio oriente conoscono.
Esiste poi una tradizione curda che unifica il popolo. Per esempio la festa del Raununz, il capodanno curdo, è uguale in tutto il Kurdistan ed è festeggiato anche dai persiani mentre non è mai stato seguito nel mondo arabo e turco.
Per i Curdi questa festa, che cade il 21 marzo, è un grande evento, che rende partecipe tutta la comunità e che ha provocato nei governi ufficiali un tentativo di repressione. Solo l'Iraq la riconosce mentre in Turchia, nel 1990/91, il governo impedì i festeggiamenti determinando una sollevazione popolare che portò ad una specie di intifada curda contro l'esercito turco. Dallo scorso anno il Raununz è stato dichiarato festa nazionale, anche se con diverso nome.
La stessa cosa è successa in Siria dove Hassad ha concesso la celebrazione della festa, trasformandola in festa della mamma.
Purtroppo persistono delle fortissime divisioni tribali che, come è successo in questi ultimi anni in Iraq, hanno avuto il sopravvento e invece di pensare al bene del popolo curdo, ogni suo leader preferisce salvaguardare la propria tribù.
Il viaggiatore italiano, Pietro Della Valle , già nel 1600 scriveva che trovava una grossa affinità tra il Kurdistan e l'Italia: così come in Italia vi era un forte individualismo tra i diversi principati per cui si preferiva essere servitori dello straniero che non di un altro italiano, così avviene in quest'area dove però non è ancora avvenuto il processo di unificazione nazionale.
D: Qual è il ruolo dell'Europa nel problema curdo?
R: Una soluzione del problema curdo può essere attuata dall'Europa nei confronti della Turchia in vista di un suo possibile ingresso nell'Unione Europea, fino ad ora posticipato a causa del mancato rispetto, in questo paese, dei diritti umani.
Questa posizione ha portato alla parziale modifica di alcune leggi turche, anche se è stata un'operazione più di facciata che non sostanziale.
La Turchia è un paese a sé che non può essere confusa con gli altri paesi del medioriente. E' un paese formalmente democratico anche se non lo è completamente nella pratica. Ad esempio ad Ankara o Istanbul si trovano nelle librerie libri Curdi, ma questi stessi libri se acquistati nel Kurdistan causano l'arresto immediato.
Il problema è che esistono leggi non scritte per cui qualsiasi cittadino è alla mercè dei governanti.
Anche in Siria ci sono libri stampati in curdo attualmente permessi che successivamente potrebbero portare i loro possessori alla persecuzione.
Il ruolo della Siria è molto importante per mantenere vivo il problema curdo nell'area. Il leader della guerriglia curda contro il governo turco, Ocialan, segretario del partito PKK , partito dei lavoratori del Kurdistan, dopo il golpe del 1980 scappò in Siria e lì ricevette aiuti per organizzare la guerriglia in Turchia.
In questo momento in cui si è molto discusso il problema mine, è bene sapere che nel Kurdistan iracheno sono presenti circa 15 milioni di mine antiuomo , cosa che rende impossibile il ritorno nei villaggi.
L'Europa può giocare quindi un ruolo molto importante ma tutto dipenderà dalla sua volontà di rimanere estremamente intransigente nei confronti delle violazioni dei diritti umani operate dalla Turchia. Il problema è che alle spalle della Turchia c'è Washington, molto legata all'alleato più fedele alla NATO nel mediterraneo orientale. Infatti il dipartimento di stato americano ha sempre minimizzato la violazione dei diritti umani operata in Turchia, presentando i Curdi come gli ultimi combattenti marxisti.
Oggi i Curdi in Turchia hanno ridimensionato le loro richieste. Dalla fine degli anni ottanta, Ocialan, iniziò un'apertura chiedendo un federazione curdo-turca anziché l'indipendenza.
Da allora il PKK è diventato più realistico nelle sue richieste. Nel gennaio di quest'anno la Confindustria turca ha elaborato un documento estremamente importante in cui per la prima volta la borghesia turca riconosce ai Curdi i propri diritti culturali.
D: I Curdi sono presenti in Germania solo perché lì trovano lavoro o per altri motivi?
R: E' solo un problema economico. In Germania sono presenti circa 2 milioni di turchi di cui circa 500 mila sono Curdi. E' in corso un'autotassazione tra i Curdi per mantenere viva la guerriglia in Turchia e lavorare in Germania permette di procurarsi i fondi necessari.
Tra Germania e Turchia vi è un rapporto molto stretto che ha portato anche nel paese europeo a dichiarare il PKK illegale. Per esempio anche la Germania nel passato si era adeguata alle disposizioni turche secondo le quali i bambini, anche se nati in Germania, non potevano avere un nome curdo.
Questo per capire come la repressione entri nella vita più spicciola non solo a causa dei 4000 villaggi distrutti o dei 3 milioni di deportati, ma anche per ogni piccola violenza perpetrata nella vita quotidiana.
R: Occorre scindere le varie realtà; oggi i Curdi iracheni provano vergogna nel parlare di come, a causa delle loro divisioni interne, hanno perso un'indipendenza appena conquistata.
Nel 1992, nel Kurdistan iracheno, si sono svolte elezioni libere e per la prima volta la gente andava autonomamente a votare, ma la gestione della democrazia risultò comunque problematica.
Bisogna anche riconoscere l'esistenza di grossi problemi economici; il governo curdo non riceve aiuti finanziari dai leader politici, i quali spartiscono ogni avere con la propria gente.
La maggior parte delle ricchezze dei Curdi derivano quindi dal contrabbando delle merci di passaggio sul loro territorio.
Numerose sono le lotte tra i vari gruppi, tanto che i Curdi sembrano avere paura non tanto degli iracheni, quanto dei Curdi di fazione opposta.
Esiste poi una forte disgregazione di leadership per cui chi ha la possibilità scappa dal Kurdistan.
D: Qual è il ruolo della Russia nella questione curda?
R: La situazione è molto complessa, in quanto la comunità curda si è spesso trovata coinvolta in guerre, come quella tra Armenia e Arzeibajan, e questo ha causato la fuga di molti Curdi verso altre terre.
Gli armeni, che sono cristiani, hanno dato negli ultimi decenni una grossa importanza alla cultura curda ma il destino dei Curdi segue inevitabilmente quello di molti armeni che sono scappati dalla loro terra per sfuggire ad una vita estremamente difficile.
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