VENERDI` 3 MAGGIO 1996

SERATA STORICA

RELATORE: José Luis Del Rojo - Storico

INDICE

Intervento di José Luis Del Roio



Mi sembra importante prima di raccontare la storia dell'America del Sud, vedere di quale spazio 

geografico vogliamo parlare. Certo voi non lo sapete ma non siete i soli; non lo sanno nemmeno i 

grandi mezzi di informazione, non lo sa la Rai, né Telemontecarlo, né Mediaset, non lo sanno i 

giornali. 

Cominciamo appunto dicendo che l'America si estende dall'Alaska, fino alla Patagonia e alla terra 

del fuoco. 

All'inizio il nome al continente viene dato da un cartografo tedesco dopo i viaggi di Vespucci. 



Col tempo questo nome si è imposto, ma c'è voluto molto prima che ciò avvenisse. 

In verità l'America entra nella storia Europea nel 1493 quando Colombo sbarca nelle Antille e si 

comincia a discutere su dove  effettivamente sia giunto. Colombo era sicuro di essere arrivato in 

India e quindi nel continente asiatico. 



Nel 1493 c'è la prima grande divisione di questa nuova terra tra le potenze europee. La prima 

divisione è fatta attraverso una serie di bolle papali di Alessandro VI che attribuiscono una piccola 

parte delle terre esplorate al Portogallo e tutto il resto alla Spagna. In realtà è una spartizione che 

non riguarda solo l'America ma anche gran parte del mondo allora conosciuto perché Alessandro 

VI attribuisce al Portogallo tutta l'Africa fino alle Molucche .

Molucche è un termine portoghese e rappresenta la linea di divisione e demarcazione dell'impero 

portoghese. 



Spagna e Portogallo non chiamarono l'America con questo nome; la Spagna chiamava questi 

possedimenti Indie occidentali, il Portogallo invece chiamava la parte che aveva ricevuto Brasile.

Brasile è una parola di origine veneta e significa “colore delle braccia”.

Venezia infatti nel 1111 ha subito un gravissimo incendio come conseguenza di un terremoto e 

per rifare la città aveva bisogno di palafitte molto forti per sostenere le case nell'acqua e ha 

importato, attraverso l'Egitto, un legname molto resistente all'acqua, di colore rosso, già 

conosciuto per le proprietà coloranti di alcune sue componenti. 



Questo legno che veniva importato dall'Oriente era stato chiamato legno “Brascit”. 

Quando i Portoghesi arrivano in Brasile trovano lo stesso tipo di legno e decidono di chiamare 

quelle terre “Brasil”. 



Il nome di America venne praticamente imposto al continente nel 1700 quando gli illuministi lo 

cominciarono ad usare. Con la guerra di liberazione contro la Spagna e il Portogallo, i liberatori 

avevano l'orgoglio di definirsi come americani per distinguersi dagli stati europei colonizzatori. 

Il continente quindi ha assunto definitivamente il nome di America, anche perché prima del 1804, 

data di liberazione di quasi tutta l'America, c'era stata una rivoluzione importante al Nord dove 

tredici colonie inglesi si erano liberate. 



Quando queste colonie si distaccano dall'Inghilterra pensano ad un nome da adottare e comincia 

un lungo dibattito che non arriverà mai ad una vera e propria conclusione; decidono 

semplicemente di chiamarsi “Stati Uniti d'America” che quindi è un nome provvisorio; 

sinceramente non so però quando si decideranno a cambiarlo. 

Ma è importante dire che qui il termine America ha già una sua importanza e costituisce per gli 

uomini di quel tempo una precisa entità. 

Il nome America riguarda tutto il continente, ma con ciò non si deve credere che non esistano 

delle divisioni. 



Vi sono divisioni di tipo geografico che gli studiosi europei cominciano a tracciare. 

Abbiamo anzitutto la determinazione di due grandi zone che i geografi chiamano America del Sud 

e del Nord; nel mezzo una zona più stretta denominata America Centrale. 

Ma come ho detto prima si tratta di una pura divisione geografica arbitraria. 

Quando noi parliamo di America del Nord cosa vogliamo dire? Che cosa è l'America del Nord? 

Ne fanno parte tre stati: Messico, Stati Uniti e Canada. 

Io vi sfido però a trovare in un giornale l'informazione che il Messico sia un paese dell'America 

del Nord. 

Io stesso ho selezionato i giornali, ma quando parlano del Messico ne parlano come di un paese 

dell'America Centrale. 

Prima però non era così e il Messico era considerato un paese del Nord America. 

Ma da quando si è verificato il tracollo economico ha cominciato ad essere considerato un paese 

del Centro America. 



E' ovvio però che il Messico dal punto di vista geografico è un paese del Nord America prova ne 

sia il fatto che politicamente il Messico ha stipulato il patto NAFTA che è un patto fra paesi 

nordamericani. 

Vediamo adesso il Centro America; quanti paesi lo compongono? Nessuno sa rispondere. 

Quando nel secolo scorso si parlava di Centro America, il riferimento era essenzialmente a cinque 

paesi e c'era un motivo politico per parlare di cinque paesi, perché nascono come un paese unico 

o meglio come una federazione di paesi che poi si separeranno e che oggi sono Guatemala, 

Salvador, Honduras, Nicaragua e Costa Rica. 

Nascono nel 1821 conquistando l'indipendenza insieme al Messico, dal 1824 si staccano dal 

Messico infine nel 1837 si separano anche fra di loro e diventano stati indipendenti. 



Oggi a questi paesi se ne sono aggiunti altri due: Belize che è una ex colonia britannica dove 

ancora si parla l'inglese come lingua ufficiale e  Panama che è un territorio ex-colombiano che nel 

1903 ha subito un intervento nordamericano che lo ha sottratto alla Colombia favorendo la nascita 

di uno stato fantoccio. 

Dunque oggi nel Centro America ci sono sette stati. 



Abbiamo poi quello che è stato definito come il Mediterraneo americano e cioè il Mar delle 

Antille. 

Antille è un nome mitico, è un nome che viene dalla tradizione del Medioevo europeo, portato qui 

dai primi vescovi che colonizzarono queste zone con l'intento di farci nascere e prosperare la 

religione cristiana. 

Il Mar delle Antille si definisce anche Mar dei Caraibi. 

Caraibi è un nome dato per sbaglio da Colombo, perché Caraibi è il nome che una popolazione di 

indi che viveva a Cuba dava ai propri nemici che provenivano dall'Amazzonia. 

Ma poi questo nome è rimasto, nonostante la confusione di Colombo. 



Nasce dunque l'America antillana anche qui qualcuno fa un po' di confusione perché non sa bene 

se appartenga al Nord America oppure al Centro America. 

Detto questo incominciamo ad addentrarci in una questione che è più culturale e politica. 

Fino al 1830 abbiamo un'unica definizione per indicare tutto il continente: America.

Quando oggi allora parliamo di America Latina che cosa intendiamo dire? 

Consideriamo il piccolo stato del Suriname che si trova a Nord, vicino alla Guyana. 

Il Suriname, non in questa ultima olimpiade ma nella precedente, ha vinto una medaglia d'oro. 

Al termine della gara, in preparazione della premiazione, non si trova la bandiera con i colori di 

questo stato; il padre del campione offre allora una piccola bandierina che viene alla fine accettata 

ed issata sul pennone. 

La bandiera è formata da cinque stelle di forma circolare con cinque colori diversi. 

Le cinque stelle della bandiera rappresentano le cinque etnie che compongono il Suriname e cioè 

gli Indiani autoctoni, il gruppo etnico dell'isola di Giava importato dagli olandesi, i neri portati 

dall'Africa, gli Olandesi ed infine gli Indiani provenienti dall'India. 



Come vedete qui non c'è proprio niente di latino. Anche la lingua ufficiale dello stato non ha 

niente di latino infatti è il fiammingo.

Dov'è allora l'America Latina in questa popolazione e in questa cultura? 

Semplicemente non c'è. Ma guai a dire che il Suriname non sia parte dell'America Latina. 



Come non si può nemmeno dire che la Giamaica non faccia parte dell'America Latina, anche se la 

popolazione di questo paese è di origine africana e la lingua ufficiale è l'inglese e la religione è 

quella protestante.

Come vedete di latino anche qui non c'è proprio niente. 



Prendiamo allora il Guatemala, uno stato dominato dalla cattolicissima Spagna, eppure il 70% di 

questi “latini” del Guatemala hanno una religione Maya e parlano la lingua Maya. 

Questi sono i latini del Guatemala. Prendiamo allora il Salvador dove l'80% della popolazione è 

nera quindi africana; possiamo affermare che la prima definizione che abbiamo usato per questa 

parte del continente non è affatto un denominatore comune. 



America quindi va bene per quanto sia un nome imposto dai colonizzatori, ma quando si 

incomincia a sentire la necessità di chiamare in modo diverso le varie zone del continente? 



Si comincia circa nel 1840 quando prende forza negli Stati Uniti d'America la questione del 

WASP, che è una denominazione sta ad indicare bianco, anglosassone e protestante. 

La questione diviene negli Stati Uniti una sorta di messianismo basato su un concetto ben preciso: 

l'Europa è ormai corrotta, piena di guerra e di ingiustizie; l'America del Nord invece ha una 

frontiera che è illimitata e pulita e l'uomo che vi giunge è completamente purificato dai suoi 

peccati. E' una specie di rappresentazione terrestre del paradiso, dove l'individuo torna alle 

proprie origini. 



Molto bello tutto ciò ma c'è un “però”. Molti profeti di questo mito radicalizzeranno le loro idee 

ritenendo gli Stati Uniti una specie di terra santa su cui Cristo fa ritorno per illuminarla. Questo 

movimento religioso si lega ad un altro di tipo economico: un capitalismo molto egoista, molto 

espansionista e anche molto forte che nasce intorno al 1850/60. 



Questa sorta di visione paradisiaca dell'America del Nord andrà a pezzi con la guerra civile che 

provocherà oltre quattrocentomila morti. 

Ma prima di questo fatto l'idea di purezza si fa strada fra le popolazioni nel Nordamerica, che si 

ritengono pure nell'anima e perfino nel colore della loro pelle. Di questa sorta di “stirpe eletta” 

non fanno parte né gli indiani né i neri, che hanno come unico compito quello di far funzionare 

questo paradiso bianco. 



Sorge allora il problema di quale sia la frontiera di questo paradiso. E la frontiera si scopre presto: 

è il Messico. Perché il Messico non è bianco, non è protestante e nemmeno anglosassone. Perché 

infatti l'individuo che determina il carattere della popolazione messicana è l'indio. 

Da qui nasce e si approfondisce l'idea che quella è la rappresentazione dell'inferno per altro 

supportata anche da alcuni teologi spagnoli che vedono l'America come la terra del peccato. 

Questa stessa contraddizione del mondo iberico è stata ripresa dal mondo anglosassone che ha 

considerato il Sud America come la terra del peccato e della arretratezza. 



Da qui prenderà origine la politica nordamericana che considera una sorta di destino il compito 

della purificazione dell'America, ma la purezza è solo al Nord. 

Tale concezione intorno al 1912 raggiungerà il suo apice integralista quando un presidente 

dichiarerà che l'America sarà pura solo quando tutta quanta si riconoscerà nella bandiera a stelle e 

a strisce. 

Questa concezione avrà anzitutto conseguenze pratiche e politiche: vessazione degli altri paesi, 

odio razziale, ma nello stesso tempo creerà una sorta di reazione. 

Il mondo cattolico e della povertà  del Sud America non accetta l'equiparazione al male e al 

peccato e reagisce. Questa reazione prende corpo a poco a poco e riceverà un grosso aiuto dal 

colonialismo francese.



Resta il problema per il Nord di come chiamare l'altra America considerata così brutta e arretrata. 

Cominciano col chiamarla Ispano America, ma da questa soluzione resta tagliato fuori il Brasile 

che non è stato colonizzato dagli spagnoli. 

L'altra possibilità è di chiamarla Ibero America. Ma i francesi con Napoleone III rifiutano questa 

denominazione perché esclude il dominio francese sul Sud America; infatti Martinica, Guyana, 

Guadalupe e dal 1863 il Messico sono tutte colonie francesi. 

Qui allora nasce un'altra idea quella dell'appellativo “latino”. 



Il Sud America come mondo latino che si contrappone al mondo anglosassone del Nord. 

Da qui comincia a imporsi il nome di America Latina. A poco a poco tutte quelle popolazioni che 

non sono latine cominciano ad entrare nel confuso concetto dell' America Latina. 

America Latina comunque resta un concetto nato da una contrapposizione fra Nord  e Sud con il 

quale si introduce una separazione. Così spinti da questa contrapposizione paesi che non sono 

latini di origine, come Suriname per esempio, lo diventano o per lo meno accettano di dichiararsi 

tali. 



Vorrei ricordare che solo sei mesi fa stava per nascere un altro paese latino americano e cioè il 

Quebec. 

La minoranza francese non è riuscita a staccarsi dal resto del Canada perché non ha vinto il 

referendum, ma se fosse riuscita a farlo, avrebbe origine un nuovo paese latino-americano. 

Sarebbe nel Nord ma latino come del resto il Messico che geograficamente fa parte del Nord ed è 

considerato un paese latino-americano. 



Alcuni scrittori sudamericani hanno previsto una decadenza di tipo demografico della popolazione 

bianca del Nord America, perché le altre etnie stanno crescendo più rapidamente. Crescono 

soprattutto le etnie di origine latina; infatti negli Stati Uniti c'è una vera e propria invasione di 

popolazioni provenienti dal Sud e c'è quindi una crescita demografica vertiginosa. 

Infatti in alcune città negli Stati Uniti si parla ormai lo spagnolo come lingua principale. Si può 

allora prevedere una sorta di latinizzazione degli Stati Uniti, è possibile che fra qualche secolo  

finirà di esistere l'America Latina. 

Non è un paradosso; perché nel momento in cui non esisterà più la contrapposizione coi WASP, 

l'America latina cesserà di esistere e l'America tornerà ad essere unica: non più latina, non più 

WASP. 



Un altra questione importante è la formazione del mosaico americano. 

Abbiamo infatti 37 stati latino americani più altri due stati al nord: Stati Uniti e Canada. 

Una domanda importante che dobbiamo porci è il perché di questa frammentazione.

Si calcola che quando arrivò Colombo esistessero circa duemila etnie nel continente americano. 

Le etnie quindi erano moltissime, il continente era molto variegato e questo a causa di una elevata 

frammentazione geografica dipendente dall'origine del continente o meglio da come è arrivato 

l'uomo in queste terre. 



Le teorie sulle origini dell'uomo americano non sono al cento per cento attendibili, l'unica cosa 

certa è che gli uomini arrivarono in queste terre da Nord, non si sa bene da dove. 

Un'altra verità è che ghiacci, alte montagne e enormi vallate hanno frammentano gli insediamenti 

dei primi uomini favorendo la nascita di numerosissime etnie.



Alcuni studiosi dicono che quando arrivò Colombo gli americani erano circa 100 milioni; difficile 

essere certi di questo dato, quello che è invece certo è che tutti questi abitanti saranno massacrati 

da malattie, armi, schiavitù di vario genere e fame. 



Tuttavia non scompaiono e costituiscono il primo substrato della popolazione americana. 

Dopo la colonizzazione abbiamo un secondo substrato costituito dagli africani che vengono 

portati come schiavi in America. 

La tratta degli schiavi ho portato in America neri provenienti da tutte le parti dell'Africa: sono 

arrivati schiavi dal Sudan, dal Mozambico, dalla Guinea. 

Quindi sono giunte dall'Africa centinaia di etnie diversificate. E poi ovviamente l'altro gruppo di 

popolazione dell'America è quello costituito dai bianchi provenienti da Spagna, Portogallo, 

Francia, Olanda e Inghilterra. 



Abbiamo anche però una massa di bianchi che arrivano in questo continente tempo dopo e che 

non sono colonizzatori, si tratta degli emigrati  che provengono da molte altre zone d'Europa e 

del mondo. Da qui prende origine quella grande diversità che caratterizza le popolazioni che oggi 

abitano in America Latina. E questa differenza fra popoli e etnie diverse è sicuramente superiore 

rispetto a quella presente nell'America WASP. 



Nell'America WASP si crea il concetto che le etnie non si possono fondere. Infatti gli italiani in 

America del Nord restano italiani, in America del Sud invece no. 

L'italiano in America del Nord ritiene ancora oggi scandaloso sposarsi al di fuori della sua 

comunità, non c'è quindi la permeabilità tra i diversi gruppi sociali. Ecco anche spiegato il motivo 

per cui le comunità negli Stati Uniti non perdono le loro origini più lontane e mantengono un 

qualche legame con la nazione d'origine. 

Questo legame si mantiene proprio a causa della divisione esistente fra le diverse etnie. 



Vorrei precisare che l'immigrazione nell'America Latina è inferiore a quella avvenuta negli Stati 

Uniti, perché gli Stati Uniti avevano un sistema politico che permetteva molte più possibilità di 

conquista di territori per i singoli individui. 

L'America Latina invece è stata dominata da un'oligarchia latifondiaria arretrata che per certi 

aspetti ha anche bloccato il processo dell'immigrazione. 



Parliamo un po' dell'emigrazione italiana, ne parlo come esempio ovviamente.  

L'italiano andava negli Stati Uniti perché in Italia, dopo l'unificazione, non avviene la riforma 

agraria nelle regioni del Sud Italia ed in più lo stato italiano si comporta come stato oppressivo in 

una situazione di diffusa mancanza di lavoro. 

Lo stato italiano quindi favorisce l'emigrazione allo scopo di diminuire le tensioni sociali, mentre 

agli stati americani interessa aumentare la propria popolazione. 



L'emigrazione italiana incomincia più o meno nel 1876 e diventa un fenomeno di massa quando 

scoppia la crisi del grano e la guerra del vino con la Francia. 

Negli Stati Uniti ormai la terra è stata quasi tutta distribuita dopo essere stata sottratta agli 

indigeni, ma l'espansione è ancora forte nelle città dove stanno nascendo grandi complessi 

industriali. 



L'Italiano è richiesto per compiere alcuni lavori pesanti come il muratore oppure il costruttore di 

strade. Per questo tipo di lavoro si predilige l'italiano meridionale, perché nel Sud Italia il lavoro è 

spaccato all'interno della famiglia: la donna lavora a casa mentre gli uomini lavorano lontano nella 

campagna. 



Negli Stati Uniti interessa l'uomo che va a lavorare nelle grandi città, perché non sono disponibili 

lavori di tipo femminile. 

Soprattutto non interessa il ricongiungimento familiare degli Italiani, perché sono considerati una 

“razza” da disprezzare. 

Anche gli italiani però dopo lunghe lotte, promosse dal movimento anarchico e socialista, 

riusciranno a lavorare nelle fabbriche lasciando i ruoli che più tradizionalmente gli erano imposti 

nel mercato del lavoro.



Nell'America del Sud invece abbiamo una situazione diversa; qui infatti esistevano grandi 

estensioni di territori deserti che era necessario popolare. C'è qui quindi un problema di scarsità di 

popolazione e colonizzazione del territorio. 

Il Brasile poi aveva un problema specifico che era quello del caffè. 

Il caffè era già allora come oggi un prodotto molto richiesto dai mercati; attualmente circa 60 

milioni di persone lavorano nelle piantagioni di caffè. 

A ragione quindi può essere considerato come uno dei prodotti fondamentali, anche se è un bene 

tipicamente voluttuario.



Il caffè è un tipo di pianta che ha bisogno di moltissima cura e la mano femminile è molto adatta 

per trattarlo bene. Dunque qui viene accettata e anzi favorita l'immigrazione di tutto il nucleo 

famigliare e sono soprattutto gruppi veneti che si spostano in queste zone, perché nel veneto al 

contrario che nel Meridione c'è l'abitudine di lavorare collettivamente in famiglia. 



Verso il Sud America emigrano quindi intere famiglie, anzi intere città. Partono non solo le 

famiglie, ma partono anche il sindaco, il parroco addirittura in vari casi viene trasferita l'intera 

amministrazione comunale. 

E nelle terre di destinazione nasce una nuova Marostica, una nuova Trento, una nuova Vittorio 

Veneto e così via. 

Se si pensa che chi arriva in queste zone non proviene solo dal Veneto o dall'Italia ma da molte 

altre zone d'Europa, si comprende come possa essere variegato il panorama etnico del Sud 

America.



Un altro motivo per cui i veneti furono molto apprezzati dall'oligarchia brasiliana e argentina  era 

che si dimostravano molto sottomessi: non conoscevano la lotta di classe. 



Ma queste popolazioni provenienti dal veneto dopo un po' di anni di sfruttamento, sono state 

anche loro contaminate da altri gruppi etnici e cominciarono così a prendere coscienza del proprio 

sfruttamento e rivendicare i propri diritti. 

A San Paolo per esempio, l'oligarchia dei grandi proprietari terrieri, per spezzare lo sciopero dei 

lavoratori veneti ha favorito l'arrivo di molti contadini giapponesi che solitamente venivano messi 

a lavorare in coppia con un contadino veneto. Immaginate perché? Il motivo è molto semplice: 

cosa potevano dirsi l'uno con l'altro? Niente, in quanto non conoscevano le reciproche lingue. 

Quindi veniva a mancare l'elemento della comunicazione e anche la possibilità di solidarizzare. 



Da qui si desume come la complessità della popolazione del Sud America sia veramente notevole. 

Un sociologo brasiliano ha tentato di realizzare una classificazione che per quanto non possa 

ritenersi completamente esatta, tuttavia è interessante e merita una menzione. 



La tesi è la seguente: esistono paesi dove la maggioranza, la base culturale fondamentale è quella 

indigena. 

Sono per esempio Bolivia, Ecuador, Guatemala, Perù e anche una parte del Messico. 

Abbiamo poi i popoli nuovi, sono popoli che nascono da  incroci fra popoli diversi, stiamo 

parlando di Cuba e del Brasile, dove possiamo incontrare il nero quasi bianco e il bianco quasi 

nero nel senso che la fusione è talmente profonda che è impossibile identificare con precisione un 

gruppo etnico. Abbiamo poi i popoli trapiantati; si tratta di quei popoli che hanno fatto “tabula 

rasa” di quello che c'era prima. 

Un paese che presenta questa situazione è l'Uruguay. 

L'Uruguay è un paese completamente trapiantato perché è fatto da italiani e da spagnoli che 

hanno scalzato tutte le popolazioni indigene. 

Anche una parte dell'Argentina è così. 

Termino qui per il momento e cedo a voi la parola.



D :Come mai in alcuni stati del Sud America si riscontra una presenza indigena superiore 

ad altri ?



R : Perché originariamente alcune regioni erano più popolate da indigeni di altre. 

Per esempio Bolivia, Ecuador e Perù erano il nucleo fondamentale dell'impero Incas e quindi gli 

indigeni erano effettivamente più forti qui, perché era più forte la presenza india e la loro capacità 

di sopravvivenza. 



Poi c'è anche un motivo di tipo geografico: i conquistatori infatti numericamente non erano molti, 

le popolazioni europee in  massa arriveranno con l'emigrazione e non giunsero in quei paesi. 

In verità questi paesi sono rimasti, durante la seconda rivoluzione industriale (1870-1880) un po' 

ai margini perché c'erano dei problemi di comunicazione con l'Europa (infatti il canale di Panama 

non esisteva ancora). 

Per arrivarci dunque era necessario attraversare tratti di mare molto pericolosi e ghiacciati per 

buona parte dell'anno, oppure ogni volta fare il giro del mondo per passare dall'altra parte. 

Dunque tutto costava molto di più. 

Era quindi interesse sfruttare solo prodotti di un certo tipo. 

Che cosa allora produrrà il Perù imperiale? Produrrà anzitutto il “guano” fondamentale per la 

crescita demografica dell'Europa in quanto essenziale fertilizzante per l'agricoltura. 

Un altro prodotto sarà il salnitro usato sia in agricoltura che per fare le polveri da sparo, quindi 

una sostanza impiegata per la guerra. 



Effettivamente in questi paesi si può trovare una popolazione più indigena rispetto ad altre zone 

del Sud America. 

Ma il problema è proprio la questione della manodopera. Qui non ce ne voleva tanta e non doveva 

essere specializzata. Pensiamo al Brasile e all'Uruguay dove per esempio si costruirono lunghi 

tracciati ferroviari e si ebbe bisogno di manodopera specializzata. 

In questi paesi infatti le ferrovie furono costruite da Italiani e Cinesi. 

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D: Qual è il livello medio di sviluppo economico e sociale nei paesi del Sud America?



R: Se facciamo il rapporto tra costo della vita e prodotto interno lordo abbiamo la sorpresa di 

trovare il Brasile fra i primi 7 paesi del mondo. 

I dati internazionali non dicono affatto così, ma i dati internazionali in questo caso sono falsati. 



Infatti se non se ne tiene conto si scoprono delle cose incredibili. 

Per esempio si scopre in questa classifica il secondo paese del mondo è la Cina. 

Il problema è che i dati ufficiali tengono conto solo del prodotto interno lordo e non dei diversi 

rapporti economici riferiti al costo della vita. 



Dunque, considerato in questo senso il Brasile sembra avere buone risorse, ma da una analisi 

meno superficiale si scopre che gran parte della popolazione vive situazioni di disagio.



Questo perché i parametri cambiano ancora; infatti va considerata la questione del lavoro e della 

mortalità infantile e ancora il problema della sanità e della qualità della scuola. 

Se si analizzano questi parametri allora la situazione è veramente preoccupante.



Un altro aspetto che potremmo considerare è quello della accentuata crescita demografica, 

contrariamente a quanto avviene in Italia in cui abbiamo una crescita demografica che coincide 

con lo zero o addirittura in alcune zone la crescita è negativa. 

Nello stesso tempo le speranze di vita in Italia in questi ultimi anni sono notevolmente cresciute e 

il livello della vita media si è incredibilmente alzato; si parla oggi di 81 anni. 

E' evidente che se la tendenza continuerà ad essere questa in Italia si arriverà ad un certo punto in 

cui si comincerà a morire in massa poiché la popolazione giunta al livello massimo d'età 

scomparirà lasciando vuoti sempre più considerevoli, non essendovi un ricambio per la mancanza 

di crescita demografica. 



Torniamo ora al Brasile.

Il Brasile è un paese che cresce relativamente poco; il tasso di crescita è di circa l'1,8 % ogni 

anno. 

Ciò significa che nascono circa tre milioni di bambini ogni anno. 

Ciò significa che ogni anno c'è bisogno di trovare  tre milioni di posti in più nelle scuole e tre 

milioni di posti di lavoro in più. E tutto ciò per mantenere la miseria. Se si vuole mantenere la 

miseria si trovino solo tre milioni di posti di lavoro ogni anno, se invece si vuole cominciare a 

risolvere le cose è meglio arrivare a quattro milioni di posti di lavoro in più ogni anno.

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D: in Europa non si parla moltissimo di Sud America, quando si dice America si pensa 

sempre alla parte più ricca, quella a Nord. 

Allora io vorrei chiedere, secondo lei che cosa potrebbe imparare un Italiano o più in 

generale un Europeo dall'America Meridionale anche in termini culturali? 

Io credo che noi abbiamo dagli Stati Uniti degli esempi sempre piuttosto negativi, perché 

tendiamo sempre a copiare gli esempi più deteriori che provengono da quella civiltà di 

consumi. Quali invece potrebbero essere gli elementi positivi cui attingere della cultura 

sudamericana?



R: Anzitutto per rispondere a questa domanda vorrei premettere che è difficile dare una 

definizione univoca di America Latina, perché si tratta invece di un mosaico molto complesso, 

formato da diverse popolazioni. 

Tuttavia globalmente posso notare che c'è un elemento che viene fuori, anche se con qualche 

difficoltà, ed è motivo di speranza anche se poi la situazione oggettiva della popolazione in molti 

casi è piuttosto pesante.  

Una delle questioni che determinano la speranza è sicuramente l'elemento demografico. 

Si conta che oggi il Brasile abbia 160 milioni di abitanti, quando io sono nato ne aveva 60 milioni.



Ciò significa che almeno 100 milioni di abitanti in Brasile sono più giovani di me e vuol dire che io 

sono un “matusa”. 

Dire che sono “matusa” in quella società, significa dire che è una società fatta da giovani. 

Un altro elemento importante è quello della religiosità. 

Si fondono infatti tre tipi differenti di religiosità : quella africana, quella indiana e quella cristiana. 

Il sentimento religioso aumenta la fiducia nella spiritualità e accresce la speranza. 

Proprio uno dei problemi che potremmo definire epocali per l'Europa ricca è una certa mancanza 

di fiducia in sé stessi e di speranza. 

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D: Non crede che alle cose positive che lei ha detto per il Sud America si potrebbe anche 

aggiungere il rapporto fra la gente ?



R: Sì, sì in effetti rispetto al Nord America esiste nell'America Latina una trasmissione etnica e 

culturale molto più intensa nonostante i maggiori problemi che qui esistono. 

La violenza che si scatena in America Latina è una violenza di classe. L'apartheid è di classe ; il 

problema quindi non è razziale, ma di classe, è un problema sociale. 

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D: Noi conosciamo i paesi del Sud America come Stati retti da dittature, esperienze che 

appunto sono sintomo di una compressione sociale. 

In più le informazioni che a noi arrivano ci danno l'idea di un paese molto grande, molto 

confuso, probabilmente in una fase di crescita. 

Certo un diffuso stato che non si può definire di benessere li rende più simili e anche 

sviluppa un senso di collaborazione e di solidarietà....



R: Ma il problema è proprio qui. 

Infatti noi vediamo che in alcune società il benessere porta ad una certa uguaglianza, molto 

relativa, ma c'è una certa uguaglianza. 

Perlomeno riesce comunque a ridurre le disuguaglianze. 

In America Latina in certi casi abbiamo avuto degli stati sociali anche superiori all'Europa. 

Per esempio in Argentina con Peron anche se poi l'esperienza è terminata con un vero e proprio 

tracollo. 



Adesso è vero che la povertà può portare ad una maggiore solidarietà, ma se questa povertà 

arriva alla miseria assoluta, gli uomini si disumanizzano e si arriva alla reciproca violenza. 

Tuttavia se abbiamo la povertà che non arriva alla miseria assoluta, c'è una vera solidarietà che 

nasce nel villaggio africano o nel comunitarismo indio. 



Diciamo che questa forma di solidarietà è naturale in queste popolazioni, mentre per il bianco 

occidentale non lo è affatto; si può certo raggiungere ma è un percorso individuale che una 

persona può fare. 

Mentre le forme di solidarismo di massa le vedo molto di più nelle comunità indigene della 

Bolivia, dell'Ecuador, del Guatemala. 

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D: Quale messaggio ha costituito nella storia del Sud America l'esperienza di Peron in 

Argentina. 



Per la verità non ha costituito un messaggio molto forte. 

Quando Peron arriva al potere l'Argentina è un grande spazio geografico, è un granaio con una 

quantità incredibile di capi di allevamento ed ha una popolazione tutto sommato non povera. 

Peron in tutto ciò organizza uno stato sociale di tutto rispetto che costituisce anche per l'Europa 

uscita esausta dalla seconda guerra mondiale, un esempio da seguire. 

Ma se il peronismo ha retto politicamente, poi non è riuscito a far fronte alla crisi economica. Così 

quando l'Argentina ha cominciato a perdere i colpi anche il peronismo ne ha subito le 

conseguenze.

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D: Vorrei sapere quali margini di autonomia politica hanno i vari stati dell'America del 

Sud rispetto agli Stati Uniti. 



R: L'America Latina è entrata nel sistema della produzione e della divisione del lavoro in forma 

subalterna. 

A ciò bisogna aggiungere che l'America Latina quando nasce, nasce indebitata.



La  guerra d'indipendenza per liberarsi dal dominio spagnolo viene finanziata dall'Inghilterra.

Questo indebitamento è stato pagato con l'importazione.

L'Argentina per esempio all'inizio importava il poncio di Manchester che costava cinque volte 

meno del poncio di Cordoba. In questo modo però l'Argentina per lungo tempo ha visto frenata la 

propria industrializzazione. 



In India è avvenuto un po' il processo opposto: l'India era una vera e propria colonia 

dell'Inghilterra e gli inglesi per esportare qui i tessuti hanno costretto alla chiusura tutte le ditte di 

coloro che in India producevano già tessuti. 



In questo modo hanno potuto esportare i tessuti inglesi in India . 

Tornando all'America Latina diciamo che dal 1860 cominciano anche delle esportazioni ma di 

prodotti determinati per il consumo del mercato internazionale. 

Quando produce caffè non è un prodotto interno, perché la richiesta proviene esclusivamente 

dall'estero. 

Quando il territorio dell'Argentina viene tutto recintato per far posto all'allevamento, in realtà si 

tratta di una produzione di carne solo per l'esportazione. 



Quando anche la banana diventa un frutto importante, perché si è scoperto come trasportarle a 

costi bassi, tutto è stato organizzato per l'esportazione. 

Se notate il tracciato delle ferrovie latino americane vedrete che è molto strano: arrivavano tutte 

nello stesso punto, al porto, e talvolta addirittura tagliavano fuori le città. 

Il motivo è molto semplice: erano tutte ferrovie fatte per trasportare prodotti e non per portare 

gente. 

La conseguenza di questo mancato sviluppo dell'America Latina è inevitabile: quel capitale che 

l'Europa ha accumulato, l'America Latina non è riuscita ad accumularlo. 



Infatti da dove viene questo capitale dell'Europa? Molto semplice: dalla tratta degli schiavi. 

Per tre secoli l'Europa ha pagato i prodotti acquistati non con moneta ma con carne umana. 

Le navi arrivavano in Africa, si riempivano di neri, tornavano in America e si riempivano di vari 

prodotti. 

Ma né l'Africa né l'America Latina hanno mai avuto questa possibilità di accumulare capitali, anzi 

hanno pagato entrambe un costo molto alto in termini di materie prime e di energie umane che 

sono state sottratte. 



Ciò ha creato un grande svantaggio per questi continenti durante la rivoluzione industriale, perché 

sono entrati nel processo della competizione economica già fortemente indeboliti. 

Infatti quando si entra nel mercato internazionale e non esiste più il libero mercato si è già 

perdenti. 



Quando i primi impresari inglesi e francesi cominciano agli inizi dell'800 a vendere i loro prodotti 

c'è il libero mercato, ma quando incomincia l'industrializzazione dell'America Latina questo è già 

svanito, nel senso che si sono trovati di fronte a monopoli potentissimi che distruggono ogni altro 

concorrente. 

Quello che si diceva prima dei ponchi è un chiaro esempio proprio di questa situazione. 



Una nazione potente economicamente può quasi regalare i tessuti all'Argentina in modo che 

questa non abbia nessuna possibilità di sviluppare le proprie manifatture. 

A questa situazione alcuni stati hanno risposto con l'autarchia, per esempio il Paraguay ha chiuso 

nel vero senso della parola le sue frontiere. Ma per questa decisione alla fine dell'800 ha dovuto 

sostenere una guerra furibonda in cui il 99% della popolazione maschile è stata sterminata. 

Alla fine di questa guerra sono rimasti vivi in Paraguay sedicimila maschi. 

E' stata insomma una guerra di sterminio totale e tutto per aprire il commercio all'interno di un 

certo monopolio. 



L'importazione  del Brasile dagli Stati Uniti è passata, nel giro di vent'anni, dal 40% a circa il 

10%  e tende a calare sempre di più,  e la stessa cosa vale anche per l'Argentina, Uruguay, Bolivia 

e il Cile.

Questo calo evidentemente indebolisce fortemente la presenza economica globale degli USA. 

La creazione del mercato comune tra Paraguay, Argentina, Brasile, Uruguay, finora ha dato 

risultati economicamente eccellenti. 

Oggi l'Argentina non ha più come suo principale partner gli USA, ma il Brasile. 

Dunque, la verità è che potrei esagerare e dire  che è un paese economicamente indipendente dagli  

USA, ma non lo è di certo per il sistema mondiale in particolare per quanto riguarda il Fondo 

Monetario, la Banca Mondiale e i finanziamenti internazionali. 

Questo è  un fenomeno in atto e molto intenso; un altro fenomeno in atto da non  dimenticare è il 

“caso” Asia (tutto sommato non siamo lontanissimi dall'Asia); il dinamismo asiatico nel bene e nel 

male colpisce l'America Latina; nel bene perché apre un altra possibilità del rapporto  oltre a 

quella con l'Europa e gli USA; nel male  perché le abbiamo anche noi le invasioni di prodotti 

cinesi, orientali, asiatici in generale con le ripercussioni in termini di disoccupazione che ben 

conoscete.

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D: ...vorrei chiedere dell'esperienza zapatista...



R: Lo zapatismo è un idea moderna ed intelligente di fare la rivoluzione, però è calata in una 

situazione molto specifica. Io credo che questa esperienza sia un utile esempio per spingere ad 

organizzarsi anche gli altri popoli, soprattutto quelli indigeni dell'altra parte dell'America Latina. 

Ma non si deve mai fare la copia di ciò che gli altri fanno: la copia non è mai rivoluzione è una 

farsa di rivoluzione. 



Oggi  i contadini brasiliani, che stanno combattendo una grande lotta per la terra, minacciano col 

fantasma dello zapatismo:”Questo massacro è stato l'ultimo, al prossimo risponderemo con lo 

zapatismo”.



E' chiaro che con i brasiliani non si potranno realizzare le idee di Zapata nè dello zapatismo, 

perchè non hanno le stesse basi etniche indie, non  hanno lo stesso territorio (quello brasiliano è 

molto più vasto), ci sono neri,  bianchi,  giapponesi; abbiamo di tutto e quindi dovrà essere 

diverso ma è chiaro che lo zapatismo gli ha dato forza di dire: “attenti guardate che facciamo 

come loro..!”

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D: Il problema del debito estero.



R: Il debito estero dei paesi dell'America Latina è molto pesante, anche se non credo che sia un 

fatto fondamentale, e tende a crescere.

Nessuno fa niente ma il debito estero continua a crescere e questo è impressionante.

Per esempio l'Argentina è arrivata a 80 miliardi con 33 milioni di abitanti vuol dire che ha 2300 $ 

di debito estero a testa. 



Il problema non è pagare questo debito, che probabilmente nessuno pagherà, il problema sono gli 

interessi, si paga il 10,11,12% di interessi. Il Brasile quest'anno ha pagato, anzi ha regalato al 

sistema finanziario mondiale, qualcosa come dodici miliardi di dollari, cioè 16 mila miliardi di lire, 

quando noi sappiamo che basterebbe il 10% di questa cifra per risolvere tutto il problema 

scolastico basico del Brasile, togliendo dalla strada tutti i bambini in età scolare; è un problema 

molto reale e concreto.



Quando si parla  di pagare 2 milioni miliardi di debito interno italiano è un po' uno scherzo, nel 

senso che tu non paghi tutti i giorni, perché è un giro interno, ma  questo non è un giro interno 

perché le esigenze totali del sistema finanziario mondiale dei sette grandi; la minaccia dei blocchi  

è sistematica e il governo italiano è molto allineato a questo sistema, e io non ho mai sentito un 

grido di protesta e nemmeno una discussione in parlamento su questo e non credo nemmeno che 

questo corrisponda tanto alla volontà della popolazione italiana, anche se credo che se gli fosse 

chiesto, la risposta della popolazione non sarebbe così uniforme, come non lo sarebbe neanche 

quella della popolazione francese.



Ma il problema fondamentale non è il debito estero, piuttosto è tutto il sistema di finanziamento, 

di assicurazione che c'è in gioco.



In verità in un paese come il Brasile, non so negli altri, quest'anno si sono spesi come Stato 

qualcosa come 23 miliardi  di dollari soltanto per il sistema bancario, assicurazioni o per 

mantenere le banche a rischio di fallimento, pagando gli interessi, cioè quasi 30mila miliardi di lire.

L'Italia, che è un paese ricco, è alle prese con problemi simili e si preoccupa giustamente perché è 

una cosa seria ma per risolvere un problema di 10 miliardi di dollari di debito, noi che siamo un 

paese più povero dobbiamo buttare nella pattumiera 3 volte tanto.



E' questo il grande problema: come fare per rompere questo sistema se la mondializzazione ti 

impedisce di farlo: è orrore, è peccato, è indiscutibile, non si può, bisogna pagare. Il peggio è 

quando la maggioranza dei governi latino americani si adegua a ciò anche perché non hanno 

scelta. 



Finché non si rompe quel sistema non c'è scelta. 

Lo zapatismo è nato per un motivo molto semplice, per altro comune, internazionale e non solo 

messicano: non può esistere la terra fuori dal mercato.



Ma c'è un altro problema, che non è solo un problema latino americano ma anche del Mondo ed  

è l'Amazzonia.



E' un problema etico, estetico, religioso, politico ed economico. 

Ad esempio, i sette grandi hanno reso possibile che qualsiasi compagnia farmaceutica o di ricerca 

che scopra una nuova vita (piante, animali piccoli o grandi, batteri, ecc.) possa diventare 

proprietaria della specie, e non solo dell'animale.



Potrebbe quindi succedere che per esempio un bradipo, animale tipico del Brasile, venga 

brevettato e passi ad essere proprietà di una casa farmaceutica che potrà farne ciò che vuole, e 

questo può valere per qualsiasi vita. 

L'Amazzonia ha più o meno il 50% delle forme di vita della Terra ancora da classificare e 

commercializzare e ciò sarebbe intollerabile.

Nel mondo c'è molta resistenza per impedire di mercificare la vita (per esempio i movimenti di 

opinione in Brasile, India, Malesia), mentre la cattolica Italia spinge molto per questo, che è una 

cosa che va contro anche ai minimi principi etici perché la vita non ha prezzo. 



Questa è una grande battaglia che si cerca di portare avanti e sui giornali se ne parla pochissimo, 

gli scienziati conoscono il problema, ma se ne parla poco. 

Mi ricordo che due anni fa ne hanno parlato alla regione Lombardia e l'argomento ha suscitato 

molto interesse: "cosa possiamo fare...", "ma fate un documento...”,"ma...".

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D: La CEE che posizione ha assunto ? 



R: L'Europa è allineata a questa posizione e a quella degli USA. Infatti  nel '92 alla conferenza 

ONU di Rio, hanno avuto questo problema e Bush non ha firmato il documento conclusivo dei 

lavori; l'Europa ha vacillato molto in quel momento.



La cosa peggiore è che l'Europa si sia adeguata sotto le pressioni americane.

C'è anche la possibilità che brevettino i geni degli indigeni per cui si potrebbero acquisire 

artificialmente le caratteristiche geniche di tutta una tribù, e per impedire questo c'è una grande 

lotta da parte degli indigeni: stanno sequestrando tutti i cadaveri , le mummie dei musei, dalle 

tombe.

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