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Associazione " Con i Campesinos" -=- Coop." Meridiana 2"

Azioni e Riflessioni per il quotidiano.


----============= SUR Marzo '95 - n.2 ==========----

CALENDARIO INIZIATIVE

GLOSSARIO

[LA REDAZIONE]


CHI SIAMO?

"Chi è!?" si chiede solitamente quando qualcuno bussa alla nostra porta. E ci attendiamo che dall'altra parte quel qualcuno si i qualifichi, finendo così di essere una presenza anonima . Col primo numero di Sur abbiamo voluto sovvertire questa regola di comportamento. Nello scorso editoriale abbiamo prima dichiarato cosa ci siamo venuti a fare nelle vostre case con questo foglio. Ci sembrava più urgente presentarci così, provando a superare le solite diffidenze.

Abbiamo però suscitato un interrogativo legittimo fra amici e lettori e alcuni ci hanno chiesto: " Chi siete?" Allora è pensiamo sia giunto il momento di presentarci. I singoli redattori che hanno firmato gli articoli lo hanno già fatto personalmente, ma questi a loro volta sono componenti di due gruppi, la "Meridiana 2" e "Con i Campesinos", su cui vale la pena di spendere qualche parola.

La Meridiana 2 è una cooperativa costituitasi nel 1989, interviene nell'ambito del disagio giovanile accogliendo giovani tossicodipendenti che intendono riabilitarsi.

"Con i campesinos" è un'associazione composta da volontari che, con diverse iniziative, raccolgono fondi per sostenere microprogetti di sviluppo nel Sud del mondo e svolgono attività di informazione per la diffusione delle tematiche riguardanti il sottosviluppo.

Due gruppi diversi che, dopo intens confronti, hanno trovato almeno un punto in comune: credono entrambi nella solidarietà e nella cooperazione con chi dalla storia è stato tagliato fuori perché non abbastanza ricco e potente o perché, troppo fragile, si è infilato nei vicoli ciechi dell'emarginazione.

Si dovrebbe gridare che questa esclusione è un'ingiustizia, ma ciò non basta, bisogna far sapere che anche i "dannati della terra", come li chiamava Franz Fanon, hanno qualcosa da dire che è importante ascoltare e conoscere. Per rispondere a questo appello i due gruppi hanno messo insieme forze ed energie per far nascere 3 anni fa a Vimercate la Bottega della Solidarietà, uno strumento per finanziare la casa di accoglienza recupero tossicodipendenti della Meridiana e per raccogliere fondi per i microprogetti di sviluppo promossi dall'associazione "Con i campesinos", ma anche un mezzo per diffondere culture e tradizioni del Sud del mondo spesso poco conosciute .

Oggi le stesse persone con il medesimo intento hanno dato vita a Sur. Rivista fatta con pochi mezzi che cerca ambiziosamente di risvegliare le memorie per ricordare che il Sud del mondo, il mondo dell'emarginazione, esiste ed è importante cercare non solo di rendersene conto ma anche di muoversi per andargli incontro, spezzando il cerchio di indifferenza che lo attornia.

A questo punto il nostro biglietto da visita è completo, ora lo giriamo e lo passiamo ai lettori, chiediamo loro di farsi (ri)conoscere, di battere alla nostra porta per dirci :"Il vostro progetto può andare, io però aggiungerei........"


RWANDA: PERCHE' UNA TALE VIOLENZA?

INTRODUZIONE

Da Jeune Afrique, prestigiosa rivista in lingua francese proponiamo un articolo per tornare a riflettere sul dramma del Rwanda, insanguinato da una guerra civile che ha lasciato segni profondi di distruzione nel paese .

Mappa Rwanda Il testo che proponiamo cerca di scavare dentro le ragioni che hanno causato il genocidio in Rwanda. La tesi riportata è in disaccordo con quanto era stato scritto da molti giornali durante la guerra, che riconoscevano come radici del conflitto odii antichissimi fra le due popolazioni Hutu e Tutsi. Qui invece si abbandona il piano etnologico per abbracciarne uno storico. E il periodo storico è quello molto recente dell'occupazione coloniale a cui si fa risolire l'inizio delle divisioni razziali, indicando poi tutte le forze che hanno contribuito ad accrescere gli odii inter-etnici per propri interessi di potere .

LA RESPONSABILITA' DEI BELGI
Il colonialismo ha in effetti una pesante responsabilità nel dramma attuale. Non esiste un odio, ancestrale fra Hutu e Tusti e le più recenti ricerche storiche hanno dimostrato che la pretesa dominazione assoluta dei primi sui secondi durante l'epoca pre-coloniale è stata largamente sopravvalutata.
"All'inizio del XX_ secolo" sottolinea Basil Davidson " condividevano la stessa coscienza storica e il senso di ap- partenenza ad una patria comune".
Nello spazio di 3 o 4 decenni la colonizzazione ha sconvolto gli antichi rapporti, rendendosi responsabile del progetto di differenziare i Tutsi, allevatori dai lineamenti fini e slanciati, venuti dal nord, dagli Hutu, agricoltori e indigeni,tarchiati, scuri e grossolani. Privilegiando i primi a danno dei secondi, poi abbandonando brutalmente i loro protetti alla fine degli anni '50 nel momento dell'indipendenza, i Belgi hanno accentuato e irrigidito

LA RESPONSABILITA' DI HABYARIMANA


Il regime di Juvenal Habyrimana, che ha "regnato"sul Rwanda per vent'anni, appare ora sotto una nuova luce. Bisogna certo rendergli un pò di giustizia . Più paternalista e autoritario che vero e proprio dittatore non può certo dirsi la copia di un Mobutu. Non si è arricchito, e il suo livello di vita è rimasto piuttosto modesto. Corruzione e spreco sono stati contenuti entro limiti ragionevoli e fino ad un certo punto lo sviluppo economico del paese è stato reale. Ma questo "Hutu del nord" che aveva già, quando era capo di stato maggiore, diretto la repressione contro i Tutsi nel 1964, è stato vittima della sua politica poco stabile e dei suoi stessi collaboratori.
Infatti sotto la copertura di una politica d'equilibrio regionale ed etnico, Tutsi e Hutu del sud sono stati largamente emarginati . Infine i suoi collaboratori più fedeli, i suoi stessi famigliari si sono dati da fare per ritardare una transizione democratica che ricomponesse le divisioni razziali esacerbate dalla colonizzazione . In questo ultimo mese Habyarimana è sembrato completamente spiazzato dalla proliferazione di milizie e squadroni della morte spesso so- stenuti dai suoi stessi collaboratori.
L'antagonismo etnico generatosi negli anni '50 si è così diffuso fra la popolazione, soprattutto fra i giovani disoccupati dei villaggi .

LA RESPONSABILIT· DEGLI ALLEATI REGIONALI


Nel dramma attuale si intravede la rivalità fra Mobuto, capo di stato dello Zaire e Museveni, presidente dell'Uganda, per la conquista della leadership nella regione dei grandi laghi .
Il primo non ha a priori delle preferenze etniche, infatti ha sostenuto fino all'ultimo il suo amico hutu Habyarimana, così come era intervenuto all'inizio degli anni '70 in Burundi in favore del Tutsi Michael Micombero. Il secondo gioca un ruolo molto più diretto. Sono numerosi i quadri del FPR che fanno parte del suo esercito; l'Uganda è per questo movimento una base sicura e una fonte di approvvigionamento.

LA RESPONSABILIT· DEL FRONTE PATRIOTTICO RWANDESE


Certi commentatori vorrebbero vedere in questo fronte, costituito per la maggioranza da Tusti in esilio, un movimento di liberazione accorso in soccorso dei Rwandesi oppressi. L'analisi è un pò troppo frettolosa. Il FPR ha attraversato varie fasi di transizione; conta dei duri nelle sue fila, fra i quali spicca il nome del generale Paul Kagame, inoltre il passato di certi suoi dirigenti, non brilla certo per coerenza.
Ô il
caso del suo presidente Alexis Kayarengwe, un Hutu che fu già ministro dell'interno di Habyarimana negli anni '70 e si era messo in luce per una politica troppo etnicista. Altra personalità del FPR dal passato piuttosto torbido è Lizinde, che fu responsabile dell'informazione durante il governo di Habyarimana.
Complessivamente si può dire che nel FPR i rancori e i conti da regolare pesano molto di più sulla bilancia di tanti proclami retorici. Inoltre la simbiosi fra FPR e l'esercito ugandese suscita legittimi sospetti sul grado di autonomia di questo movimento.
Infine il radicalismo di cui ha dato prova in questi ultimi mesi, rifiutando ogni idea di amnistia ha contribuito non poco a far precipitare la situazione.

LA RESPONSABILIT· DI PARIGI E WASHINGTON


Se la principale responsabilità francese in questo affare è di non aver saputo bloccare in tempo la fase più estrema di Habyrimana (o più esattamente di non aver fatto pressione su quest'ultimo perchè egli moderasse il suo "entourage" ), quello degli Americani è senza dubbio di aver incoraggiato il FPR.
Dal 1990, l'Eliseo si è direttamente impegnato per il sostegno pressochè incondizionato del presidente Rwandese per fronteggiare la "minaccia anglofona" costituita dall' Uganda, senza utilizzare, come contropartita, la sua influenza per neutralizzare l'ala dura del regime.
Dal canto suo l'amministrazione Clinton, così come quelle che l'avevano preceduta, è molto favorevole a Museveni, presentato come un modello di stabilità politica, e al
FPR di cui, certi quadri, hanno seguito corsi militari negli Stati Uniti.

PERCHÔ UNA TALE VIOLENZA?


Non c'è una cultura nè una tradizione di violenza reciproca fra Hutu e Tutsi, che si possa definire in termini razziali, politici o economici.
I rapporti dei primi esploratori bianchi sono a questo riguardo molto chiari; descrivono una società gerarchizzata i cui componenti, fossero essi Tutsi o Hutu, sottostavano al potere di una monarchia feudale e di un re. Razzista e senza sensi di colpa, il colonialismo ha stabilito una differenza puramente artificiosa fra le due popolazioni .
La responsabilità delle elite Rwandesi, sia Tutsi che Hutu, che hanno continuato e assimilato questa divisione, è pesante; come spigare in altro modo i massacri di donne e bambini incominciati in Burundi fra il maggio e il giugno del 1972 e tragicamente ripetutisi in Rwanda lo scorso 6 aprile? La coesistenza di bande di giovani urbanizzati senza avvenire e di politici affamati di potere e abili nello sfruttare l'antica concezione di responsabilità comune, secondo la quale una famiglia è responsabile delle azioni di ognuno dei suoi membri, è così all'origine del clima di morte collettiva che conosce questo paese.
La paura e la vendetta si nutrono l'una dell'altra .
[nostra traduzione da Jeune Afrique nø1741 maggio 1994]

CONCLUSIONE


Oggi i mezzi di informazione non parlano quasi più del Rwanda, ma la situazione non si è affatto normalizzata e potrebbe precipitare di nuovo in un altro conflitto. C'è un rapporto di Amnesty International che accusa le nuove autorità di Kigali di gravissime violazioni dei diritti dell'uomo e l'HCR (Commisariato ONU per i rifugiati) denuncia che almeno 5.000/10.000 persone perdono la vita ogni settimana in Rwanda, vittime di una cosiddetta politica di "purificazione etnica" attuata da governo del FPR . L'articolo proposto, dunque, risolta essere, oltre che molto interessante, anche di grande attualità .

EDUCARE NON PUNIRE

Una prima questione: Le vicende giudiziarie che coinvolgono la comunità di S. Patrignano, spingono a riflettere, senza speculazioni di sorta, sui modi di risposta alle tossicodipendenze. Non possiamo rimanere silenziosi, almeno a nome di coloro a cui diciamo di voler bene. La riflessione non è destinata a loro, ma a noi stessi.
In Italia si sono confrontate due scuole: quella che ha ritenuto che i tossici fossero degli incapaci, dei malati, delle persone da gestire, e quella che, pur ritenendo queste persone in gravissime difficoltà, non hanno sospeso i loro diritti e la loro dignità.
Non tutte le comunità sono uguali, le dimensioni delle case di accoglienza, le regole, i ritmi, la vita delle persone cambiano a seconda delle prospettive assunte di fronte al fenomeno della tossicodipendenza.
C'è chi ha ritenuto invece "suo dovere" prendersi la vita degli altri, per garantire la liberazione dalla dipendenza usando qualsiasi mezzo, perché la finalità era buona.
prigione La violenza, il clima di intimidazione, le percosse, le umiliazioni insieme al lavoro, alla protezione, alle attenzioni, alle cure erano destinate alla vita.
La morte di Roberto Maranzano non è stata una scheggia impazzita: E' IL RISULTATO DEL VOLER SALVARE SENZA CONTROLLO E SENZA LIMITI.
In nessun caso c'è così alta discrezionalità nell'operare -si pensi ai carcerati o agli psicolabili- nessuno si sognerebbe di giustificare le sospensioni dei loro diritti. Ebbene per i tossici, si sono create "zone franche" dove è possibile tutto e il contrario di tutto.
Terapia è tutto: il lavoro, la ginnastica, le percosse, il colloquio terapeutico o l'umiliazione. Se poi a determinare "la terapia" è un singolo, un guru, un padre padrone, il limite è indefinito.
Noi pensiamo che: non ci si può ppellare al "bene" dei ragazzi per avere cartabianca e rifiutare riscontri e confronti. La salute di una persona non è affidabile ad un contratto privato con il quale la vita di uno è nelle mani di un altro, garantendo libertà d'azione, giustificando così apriori il bene o il male, terapia e sopruso, benessere e angosce. Il metodo di intervento non può essere esente da controllo e non tutti i metodi sono buoni o efficaci.

Una seconda questione: educare, come?
Se le intenzioni di Muccioli sono quelle emerse in tribunale c'è d'allibirsi, ma conviene ANZITUTTO RIFLETTERE, perché simili atteggiamenti sono sempre stati presenti nella storia dell'uomo, in particolare della sua educazione. Tanto che c'è da domandarsi se non siano qualcosa di inerente alla nostra natura, cui bisogna opporsi con grande consapevolezza per sradicarli dalle nostre (dis)umane abitudini.
Noi stessi siamo allo stesso tempo docenti e discepoli, educatori ed educandi. In veste di educandi soffriamo l'ingiustizia, nelle vesti di educatori proponiamo ciò che abbiamo sofferto.
Quanti di noi aderiscono al detto " Mazza e panella fanno figli belli, pane senza mazza fanno i figli pazzi" ? Quanti di noi nell'avviamento al lavoro hanno provato, facendo il "garzone" il rispettabilissimo "metodo pedagogico" del nostro superiore (le famose "quater pesciad in del ...") Muccioli e, ahimè, noi siamo in linea con una lunga tradizione, che sta un po' esagerando: i bambini vanno battuti. "Chi risparmia il bastone odia i suoi figli" si può leggere nella
Bibbia . Nell'antica Grecia insigni educatori, considerando il bambino fra tutti i viventi il più difficile da trattare, solevano dire. " dov'è la cinghia di cuoio?, dov'è il nerbo di bue con cui punisco i discoli e quelli che scappano? E potrebbe continuare. Illustri educatori hanno sempre espresso la contraddito- rietà dei comportamenti umani; sempre, all'amore per i cuccioli dell'uomo si è accompagnata l'insofferenza e tal volta l'odio per la loro irrequietezza, contraria ai costumi della storia e della società. E allora come rispondere? Forse con la comprensione e il giustificazionismo per il misto naturale di amore-odio insito nel rapporto educativo, oppure con il rifiuto più totale a queste pratiche innaturali e antistoriche? Noi siamo per questa seconda tesi, perciò non va invocato come attenuante il bene che Muccioli ha fatto salvando dalla droga molti giovani.
Noi dobbiamo avere il coraggio di colpire questo "sadismo pedagogico" perpetrato in una porcilaia, e i tentativi di nasconderlo o giustificarlo, affinché quel male non si compia ancora, o almeno non abbia il nostro beneplacito.

[Vito D.]


MAG IN PRATICA

Nell'articolo precedente ci eravamo lasciati con una promessa: spiegare nei dettagli cosa fare per depositare i propri soldi in una MAG. Non è necessario investire grandi cifre, l'importante è iniziare. L'esperienza diretta vi chiarirà le idee molto meglio delle 320 parole di questo articolo.

MAG2 E' una cooperativa finanziaria, iscritta all'Ufficio Italiano Cambi (come tutte le società finanziarie).In seguito a recenti leggi può solo operare con il capitale sociale, sul quale però viene applicato un tasso d'interesse nella forma di "aumento gratuito delle quote a di capitale sociale". Aldilà della forma, il suo funzionamento è simile a quello di un deposito bancario.

I numeri della coop. MAG2: siete pronti? premi QUI

CTM MAG Questa MAG ha scelto la struttura del consorzio, ovvero di collettore di risparmi di una vasta rete di cooperative. Il punto di riferimento per Milano e dintorni e la cooperativa CHICO MENDES. Chico Mendes come tutte le cooperative può raccogliere depositi di risparmio tra i soci, finalizzati al conseguimento dello oggetto sociale. Per investire in CTM Mag è necessario prima diventare soci di Chico Mendes, sottoscrivendo un minimo di quote di capitale sociale (50.000, sul quale non si maturano interessi), poi aprire un vero e proprio libretto di risparmio in cui versare e prelevare denaro, e sul quale viene applicato il tasso d'interesse stabilito.

I numeri di Chico Mendes, siete pronti? premi QUA

VERSO LA BANCA "ETICA"

Sempre nel mio primo articolo, accennavo alla possibilità che, un giorno, il risparmio "etico" e il servizio bancario potessero fondersi in un'unica struttura.
L'accenno, ovviamente, non era casuale, infatti già da tempo tutte le MAG, ACLI, ARCI, PaxChristi, Caritas, Gruppo Abele, FederSolidarietà, AGESCI stanno lavorando su questo progetto per arrivare alla costituzione di una vera e propria banca che operi con criteri etici, come ne esistono già in Europa (OkoBank in Germania, BAS Svizzera..). I termini per la costituzione della Banca sono state accordate con la Banca d'Italia.
Le prossime tappe sono:
[Loris R.]

CTM_MAG (Chico Mendes): DETTAGLI

[ CTM MAG Coop. Chico Mendes ]

Logo CTM_MAG


MAG 2: DETTAGLI

[ MAG 2 ]

Logo MAG2


TANTI MODI PER DIRE AFRICA

Ci sono molti modi di parlare del rapporto fra Nord e Sud del mondo e abbiamo deciso di sperimentarne il più possibile !

[ n.d.r: purtroppo la versione elettronica di SUR arriva in ritardo, percui l'iniziativa che si teneva a Vimercate il 17,24,31 Marzo è già passate; inutile quindi sprecare byte per informare del iniziativa ormai scorsa. Diciamo soltanto che è andata bene, MOLTO bene, abbiamo avuto una grande partecipazione e un grande incentivo, anche attraverso il questionario distribuito nell'ultima serata, a contiuare su questa strada.
Ci rivedremo! Mille grazie a tutti i partecipanti. ]

Il 2 ø ciclo di conferenze e di incontri si sposta dalla ex-biblioteca di Vimercate al Bloom di Mezzago, dove il dibattito e il confronto si coloreranno di musiche e di danze, passeranno attraverso la pellicola di un film e calcheranno le scene di un palcoscenico. Prima di spiegare meglio di che cosa si tratti vorremmo dire che già l'organizzazione di questa iniziativa ha in se' qualcosa di molto positivo: essa e' infatti il frutto della collaborazione della associazione "Con i campesinos" con un gruppo molto simile per composizione e finalità: il gruppo "Alice". Il 9 maggio l'Africa sbarca al Bloom di Mezzago con 2 serate (9 e 10) dedicate al cinema africano, con il film "La Legge" del Regista Idrissa Ouedraogo, che sarà introdotto da un esperto di questo particolare fenomeno artistico. Il giorno 11 sarà dedicato al dibattito sui temi dell'immigrazione, saranno presenti esperti nazionali, rappresentanti locali del COI e con qualche testimonianza diretta. E' poi la volta (Sabato 13) di un concerto del gruppo N'DIAE ROSE, una "band" Senegalese che si esibisce in canti e danze africane.Nella quarta serata (domenica 14), un gruppo teatrale di Arcore chiamato "nome" ci dara' la sua interpretazione di un'opera dell'autore nigeriano Soynka, premio nobel per la letteratura. E non e' tutto: durante tutto il pomeriggio parlerà ancora africano dato che sia l'associazione "Con i Campesinos" che il gruppo "Alice" allestiranno bancarelle e stand con prodotti artigianali del Sud del mondo. CALENDARIO < Che dire? La nostra speranza e' quello di riuscire ad offrire alle persone un quadro dell'Africa il più completo e variegato possibile. Il secondo proposito e' quello di permettere alle persone che sono interessate di incontrarsi e confrontarsi e a quelle che poco sanno e conoscono dell'Africa, di avvicinarsi, passando dalla porta che preferiscono, a questo universo di problemi contraddizioni e speranze. [Chiara G.]

[ CALENDARIO INIZIATIVE ]

"I COLORI DEL NERO"
al BLOOM di MEZZAGO

Martedì 9 MAGGIO '95 Film: "La legge"
Mercoledì 10 MAGGIO '95 Film: "La legge"
Giovedì 11 MAGGIO '95 Dibattito sull'immigrazione
Sabato 13 MAGGIO '95 CONCERTO: N'DIAE ROSE (Senegal)
Domenica 14 MAGGIO '95 TEATRO: "La danza della foresta"


ONG: I TAGLI INDISCRIMINATI

La tavola è imbandita con ogni immaginabile ghiottoneria: aragosta, frutti di mare, ortaggi raffinati,frutta esotica, piatti di carne arrosto, contorni golosi quanto insoliti, ogni sorta di insalata, quel patè così buono che fanno solo in Svezia, i dolci, le specialità orientali, non manca neppure del buon vino pregiato...ma ...: "eeh..?..Caro, non me ne sono accorta..! Hai letto qui... sullo scontrino? E' una vergogna..! Hanno aumentato ancora il prezzo delle uova di storione.... ma come si fa ad andare avanti così, è davvero impossibile...!
Gli avanzi al Sud! Bisogna assolutamente correre ai ripari, fare un po' di economia, ridurre spese...per esempio, quel tozzo di pane secco, si, quello che normalmente davamo al gatto del cortile....beh, meglio evitare simili sprechi ! Se lo teniamo da parte, un pezzo oggi, uno domani, quando ne abbiamo un sacchetto pieno lo portiamo dal prestinaio. Lui ne fa del pan grattato, vedrai, ce lo paga bene .... o magari ci fa lo sconto sulle uova di storione.....un po' mi dispiace per il gatto..... beh... comunque è una questione di sopravvivenza, o noi o lui, non mi posso certo rovinare per un gatto... e poi in qualche modo si arrangerà. " Paradossale, vero? Fin troppo direte.
Eppure una scena non molto dissimile da questa devono avere vissuto negli scorsi anni i nostri ministri economici, alle prese con i sempre più devastati conti del bilancio pubblico, quando finalmente sono riusciti ad individuare l'enorme falla nello scavo della nave che cola a picco, la causa di tutti i guai del nostro paese : gli aiuti " a fondo perduto" ai paesi in via di sviluppo. Tagli allora, indiscriminati, incuranti degli impegni presi, delle aspettative deluse, dei lavori già avviati che non si potranno concludere, dei capitali già investiti che saranno inevitabilmente sprecati. La tendenza, per la verità, era già in atto da qualche anno.

Dall'89 al '93 la percentuale sul Prodotto Interno Lordo ( P.I.L. ) di fondi destinati ai finanziamenti ai paesi in via di sviluppo si è progressivamente ridotta dal 0.42% allo 0.19%. E questo in barba a tutti gli accordi internazionali presi, nei quali il nostro paese si impegnava a stanziare lo 0,7% del propio P.I.L. in progetti di cooperazione.
Ma c'è un altro aspetto che deve farci riflettere maggiormente: i tagli sono avvenuti in massima parte a carico dei progetti proposti da O.N.G. (Organizzazioni Non Governative ) o da associazioni di volontariato; il sistema della cooperazione finanziaria attraverso crediti agevolati alle imprese ( che, come sta accertando la magistratura, si sono comportate come vere e proprie associazioni a delinquere ) ne è stato interessato in quantità molto minore.
Come dire insomma, che chi ha lavorato bene, con coscienza e spirito di solidarietà non ha meritato la stessa fiducia di chi invece ha trovato nel "business" della cooperazione una gallina dalle uova d'oro.
Ancora una volta non si tratta di una novità assoluta: basti pensare che solo il 3% dei fondi globalmente stanziati per la cooperazione con i paesi in via di sviluppo passano attraverso la gestione di O.N.G. e associazioni di volontariato. Si sono finanziate spesso imprese corrotte a scapito di ben pianificati progetti di autosufficienza e liberazione economica.
Anche quando i finanziamenti arrivano i ritardi sono tali da compromettere seriamente la buona riuscita degli interventi. I tempi sono all'ordine dei 3-4 anni e le O.N.G. spesso, per non dire sempre, sono costrette ad anticipare di tasca propria capitali a volte molto ingenti esponendosi a rischi elevati ( sopratutto quando, come è successo, poi i soldi non arrivano ).
Nel triennio 91-93 su 449 progetti presentati, solo 269 hanno passato l'iter burocratico e nel Settembre '93 solo una ventina avevano ricevuto una prima trance dei finanziamenti. Ma più di tutti valga a spiegare la crisi in cui si trovano le O.N.G. in Italia il seguente dato fornito dalla FOCSIV: dai 1000 volontari impiegati in missione nel '89 si è scesi ai 400 nel '93 . Certo, una parte di colpa le
O.N.G. devono assumersela. Nel corso degli anni si è assistito ad un progressivo "impigrimento" di alcune realtà troppo adagiatesi sugli allori del finanziamento statale, all'impoverimento dell'essenziale radicamento nel territorio, al fiorire di agenzie per la cooperazione che sempre meno avevano a che fare con l'originale matrice di impegno diretto, in prima persona nelle realtà di disagio. Resta comunque un fatto inequivocabile : la volontà da parte dello Stato, di ridurre il propio impegno verso le forme più sane di cooperazione, di volere ancora una volta, all'insegna di una magari legittima esigenza di risparmio, rivalersi sui più deboli ed indifesi, quando sono ben altri gli sprechi ed i mali da sanare.

E' la solita mentalità di chi sta bene e vuole togliersi un peso dalla coscienza con il minimo sforzo, anzi senza sforzo alcuno. Quando ci renderemo conto che non e' delle nostre elemosina che hanno bisogno i paesi poveri del mondo?
Non e' certo con qualche briciola che si potrà ridurre ed annullare in maniera definitiva il divario economico che esiste tra il Nord e il Sud del mondo.
Deve cambiare il modo di pensare. Bisogna rendersi conto che tutto ciò non potrà non costarci fatica e qualche sacrificio, qualche rinuncia, magari anche consistenti. Ma questo non lo si dice, non lo si vuole ammettere, si preferisce portare avanti la mentalità del "meglio poco che niente". E la gente, allora, non si abitua all'idea. Non ritiene che sia legittimo il doversi privare del proprio benessere per favorire quello di un altro. Non rientra negli schemi mentali cui ci ha abituato questa società, quindi non e' compreso.
Bisognerebbe che il messaggio invece cominciasse a filtrare, che alla gente si spiegasse che i motivi per cui milioni di persone soffrono ancora la fame non sono legati all'assenza di risorse alimentari nel mondo, ma all'enorme ed immorale squilibrio nella loro ripartizione. Allora manovre come quelle ordite ai danni della cooperazione internazionale non sarebbero tollerate dalla stessa opinione pubblica, sarebbero riconosciute per quello che sono, dei veri e propri atti criminali ai danni di chi, non per sua colpa, si trova nelle condizioni del gatto del cortile, dipendente suo malgrado dal tozzo di pane che noi, con grande magnanimità, oggi decidiamo di dargli, ma domani, sfiorati dal minimo accenno di disagio, subito ritiriamo.
Le O.N.G. hanno sempre rifiutato questa logica da "buon Samaritano", realizzando interventi
il semplice intervento assistenziale, nella diffusione di una cultura di concreta solidarietà e di intervento diretto e "impegnativo" dal punto di vista delle prese di responsabilità e dei sacrifici. Il gatto del cortile infondo non ha veramente bisogno del nostro tozzo di pane, ma di essere liberato dalla gabbia in cui lo abbiamo messo, questo si.

[Orlando R.]

AICOS

BBS: LA BANCA DATI SULLA COOPERAZIONE E IL VOLONTARIATO

Logo AICOS Aicos BBS è una banca dati nata dall'esigenza di far circolare informazioni , dati e notizie sul volontariato e la cooperazione internazionale, sui paesi del Sud del mondo, sui temi della pace e dell'ambiente . Il BBS consiste in un computer attivo 24 ore su 24, dal quale è possibile reperire gratuitamente informazioni in formato elettronico e ricevere e inviare messaggi in tutta Italia, attraverso le reti Fidonet e Peacelink, alle quali AICOS BBS è collegata . Essenzialmente la banca dati e strutturata in due settori:

* Il settore Files contenente documenti, articoli, statistiche, materiale tutto trasferibile in tempi brevissimi sul proprio computer.

* il settore Messaggi, suddiviso in oltre 40 aree, dalle quali è possibile leggere messaggi veicolati dalle reti affiliate. Esistono anche aree internazionali disponibili in lettura . I temi della messaggistica spaziano dalle problematiche riguardanti volontariato e cooperazione, alle tematiche sociali, all'ambiente alla pace.

Nel settore Files di AICOS BBS è possibile trovare la nostra rivista "Sur" edita in una originale versione ipertesto. E' possibile prelevare Sur e divulgarla liberamente . Per collegarsi ad AICOS è necessario possedere un computer e un modem collegato ad una linea telefonica. Il numero da comporre è 02/2610661.


SPAZIO informa GIOVANI, PER CHI CERCA LAVORO

Da qualche anno a Vimercate i giovani in cerca lavoro hanno un punto di riferimento preciso, lo SPAZIO informa GIOVANI di via Cavour 74.

Il Servizio del Coordinamento dei Comuni della ex Ussl 60, ora Ambito 28, che dà informazioni anche su scuole e corsi di formazione, sul turismo "giovane", sul servizio di leva e sull'obiezione di coscienza, e su tanto altro ancora, ha concentrato proprio rispetto al lavoro molta parte del suo impegno.

Logo SPAZIOinformaGIOVANI Qui, chi è in cerca della prima occupazione o di un nuovo impiego può trovare diverse rassegne di inserzioni pubblicate dalle aziende sui settimanali locali, può inserire il proprio nominativo con le proprie caratteristiche formative e professionali in una banca dati a disposizione di tutte le aziende che vogliono consultarla, può ancora inviare un'inserzione ai giornali locali che la pubblicano gratuitamente o alla banca dati su videotel del "Sole 24Ore".

Gli operatori poi sono a disposizione per dare qualche "dritta" nella stesura di un curriculum o di una domanda di assunzione, e ancora si può consultare una banca dati con inseriti tutti i concorsi pubblici banditi da Comuni ed Ussl di tutta la regione Lombardia. Oltre che la tappa irrinunciabile all'Ufficio di Collocamento e la necessità di muovere i più diversificati canali di informazione sulle possibilità di lavoro (parenti, amici, vicini di casa, ecc.), quello dell'Informagiovani diventa un passaggio utilissimo per incrementare le proprie possibilità di successo nella ricerca di un posto di lavoro. E perchè no, si possono avere anche le prime informazioni su come mettersi in proprio.

L'appuntamento quindi è in via Cavour al numero 74, mercoledì e venerdì dalle 15.30 alle 18.30 ed il giovedì dalle 10.00 alle 12.00. Oppure si può andare alla sede di Arcore, in via Gorizia 20, martedì e giovedì dalle 15.30 alle 18.30.

[A cura di Spazio Giovani di Vimercate]
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