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Azioni e Riflessioni per il quotidiano.


----============= SUR Ottobre '95 - n.3 ==========----


Dipende da noi

Come giornalino della "Bottega della Solidarietà", non abbiamo finora dato grande spazio alla promozione dei nostri prodotti; sia perché le 2 anime che compongono la "Bottega" non hanno come attività principale, l'attività commerciale, sia perché preferiamo che siano i consumatori a conquistare il prodotto, piuttosto che sia il prodotto a conquistare loro a colpi di messaggi pubblicitari.
Con SUR abbiamo intrapreso un cammino di avvicinamento al mondo dell' emarginazione: per conoscerlo meglio, non guardandolo dalla finestra, ma portandolo nella propria casa nella propria vita, abbattendo tutti quei muri che sono i pregiudizi e i luoghi comuni e l'ignoranza. Ciò che interessa trasmettere con questa nostra rivista è proprio la consapevolezza di come il nostro modo di vita, le scelte quotidiane come il vestire, il mangiare, il lavoro, il divertirsi, si riflettono sul resto del mondo, alzando o abbassando questi muri: dipende da noi.
Ciascuno di noi è attore protagonista dello scenario mondiale, per quanto ciò possa sembrare esagerato o ridicolo.

    Dobbiamo convincerci, per esempio, che acquistando un certo prodotto, noi "votiamo" l'azienda produttrice e implicitamente diciamo: "va bene, vai avanti così". Questo vale per la Agenzia turistica, per le Banane, il Caffè o....lo Zucchero. (C'è chi sostiene che questo "voto" abbia effetti più concreti di quello politico!)
    E allora, come si fa "votare" bene? Soprattutto informandosi; ma come si può pensare che le informazioni che ci arrivano siano complete e non siano solo un lato della medaglia (quello bello), visto che esse vengono fornite (attraverso la pubblicità) dagli stessi produttori? Eppure noi alla pubblicità (leinformazioni del produttore sul suo prodotto) ci crediamo... se non ci credessimo nessuno farebbe pubblicità.
    E' indispensabile, quindi, ricercare altre fonti d'informazione, per non credere che le vacanze nell'isola tropicale siano solo fatte di spiagge da sogno e natura incontaminata, o che il caffè abbia come unico effetto quello di "tirarci su" ecc..
    Uno di queste fonti potrebbe essere qui sotto i vostri occhi!!

    La Redazione

BOICOTTAGGI !!

Delle funzioni economiche che svolgiamo, quella che sembra giocare un ruolo determinante per il sistema è il consumo.
Lo possiamo vedere tutti i giorni sugli autobus, in treno, sui giornali, per strada, in televisione. Valanghe di messaggi ammiccanti ci stimolano bisogni che non sapevamo neanche di avere, ci invitano alla prova dell'ultima novità della tecnologia, all'acquisto dell'ultimo grido in fatto di moda...
La nostra risposta è il più delle volte la stessa: consumo, consumo, consumo, fino a raggiungere lo spreco. Chi si oppone idealmente a questa tendenza, il più delle volte lamenta un senso di impotenza nel contrastare questi meccanismi che sembrano essere inattaccabili.
Eppure il sistema è vulnerabile e proprio noi, i consumatori, che sembriamo esserne succubi, possiamo infliggergli i colpi più duri.
Tabella sui boicottaggi riusciti
Esempi di boicottaggi riusciti
Nazione AnnoDitta ProdottoPromotoriMotivo
USA 1955-56 Montgomery city line servizio bus M.L. King protesta contro leggi segregazioniste
USA 1960 Dow ChemicalGruppi Non violenti contro la produzione di napalm per il Vietnam
Internazionale 1970 -71 Polaroid Movimento Lavoratori Polariod contro il rifornimento al sudAfrica di sistemi di identificazione
Olanda 1972Dowe Egberts caffèComitato liberazione Angola boicottaggi caffè Angola per protesta contro colonialismo Portoghese
UK 1975 - 86 Barclays Bank Movimenti anti Apertheid obbligare la Banca a ritirarsi da Sudafrica
Svezia 1976-80 Ciba GeigyComitati terzo mondoperchè la ditta esportava nel terzo mondo farmaci pericolosi
Svizzera 1977Varie ditte alimentari Movimento consumatori Svizzeri non acquistare prodotti che non avevano elenco ingradienti

Le ditte produttrici si trovano in una condizione di estrema dipendenza dal comportamento dei consumatori. E' proprio per questo motivo che intervengono in maniera così massiccia nel tentativo di guidarne i comportamenti, interpretarne e, più spesso, condizionarne i gusti.
Consci di ciò, lo sforzo che è chiesto ad ognuno di noi, è quello di riappropriarci della nostra libertà decisionale, prendendo coscienza del potere che abbiamo in mano che per quanto piccolo, preso singolarmente, moltiplicato per milioni di persone può mettere in ginocchio le più grosse multinazionali.
Il potere del consumatore si esercita sul piano delle scelte. Scegliendo cosa comprare e cosa scartare, possiamo influenzare in maniera determinante il comportamento di chi da queste nostre scelte trae o meno un profitto. In Italia, solo da poco si è scoperto il boicottaggio come strumento di pressione a disposizione dei consumatori. Di recente il caso dei test nucleari francesi ha riacceso i riflettori su questa forma di lotta democratica. Nei paesi anglosassoni è invece utilizzato da tempo in maniera abbastanza diffusa.
Una delle campagne di boicottaggio più famosa e riuscita fu quella proposta da Martin Luther King come forma di protesta non violenta contro le leggi segregazioniste di alcuni stati del sud degli Stati Uniti. Cominciata nel 1955, portò gran parte della popolazione di colore della cittadina di Montgomery a non utilizzare gli autobus del servizio pubblico per oltre un anno. Il clamore della vicenda fu tale che il 13 novembre 1956 la Corte Suprema dichiarò incostituzionali le norme di segregazione sulle linee degli autobus.
A questa campagna ne seguirono altre come quelle contro regimi oppressivi (come il Salvador, per esempio) o razzisti come quello del Sudafrica, o quelle pacifiste contro le ditte per la produzione ordigni nucleari o mine anti-uomo, o armi giocattolo.
Altre ancora a carattere ambientale, come quella contro la Burger King , accusata di essere corresponsabile della devastazione di foreste da convertire a pascolo per l'allevamento dei bovini. Addirittura in Giappone ci fu un boicottaggio dell'acquisto dei TV a colori affinché i produttori abbassassero i prezzi.
Una campagna che in Italia sta avendo un buon successo è quella contro la Nestlè, che con la sua dissennata politica di marketing, vìola le direttive dell'OMS sulla commercializzazione del latte in polvere in particolare nei paesi in via di sviluppo, mettendo a repentaglio ogni anno la vita di centinaia di migliaia di bambini. Anche quando non hanno raggiunto gli obiettivi che si erano prefissati, queste forme di lotta hanno sempre avuto il merito di stimolare il dibattito nell' opinione pubblica a riguardo dei temi trattati.
Molte volte, campagne di boicottaggio dirette verso specifiche aziende vogliono in realtà protestare contro scelte che sono dell'intera società. Nel caso del boicottaggio delle ditte produttrici di ordigni nucleari, ad esempio, chi vi aderisce non si attende che la Lockheed o la General Electric abbandonino il settore degli armamenti ma vuole raggiungere altri due obiettivi: Armi e Pellicce
Le aziende sono fortemente sensibili a questa forma di protesta. Investono cospicue porzioni del proprio bilancio in operazioni di immagine e pubblicitarie e la campagna di stampa che spesso segue un boicottaggio ben organizzato può incidere in maniera determinante sui bilanci della società.
Il "chiasso" sui giornali non contribuisce alla riuscita della campagna solo per il numero di aderenti che procura, ma anche per i danni che arreca alla reputazione della ditta boicottata.
La Nestlè, per tornare a fare un esempio attuale, ha subito nel Regno Unito, una diminuzione nelle vendite di uno dei suoi prodotti di punta, il Nescafè, di oltre il 3%. Nel '94 il fatturato dell'intero gruppo ha subito una contrazione del 1,2%.
Ricordiamo che stiamo parlando di una delle più grandi multinazionali del mondo, che controlla da sola il 50% del mercato mondiale dell'alimentazione infantile.....
Possiamo allora davvero affermare che il boicottaggio è uno strumento democratico efficace che noi consumatori abbiamo per costringere le aziende con un comportamento scorretto a rivedere le proprie politiche di produzione.
Questi ed altri spunti di riflessione sono ben approfonditi nel libro:
"BOYCOTT!"
scelte di consumo, scelte di giustizia:
Manuale del consumatore etico
Centro Nuovo Modello di Sviluppo MacroEdizioni, 1993
oppure BOYCOTT rivista MANI TESE
Orlando

Campagna contro la Nestlè

"allattate i vosri figli con latte in polvere, saranno più felici"
Questo slogan, nei Paesi del Terzo mondo, sta producendo indirettamente una vera e propria strage silenziosa. Le dosi spesso vengono annacquate dagli acquirenti (con acqua non sempre potabile), perché costano troppo. Inoltre - date le precarie condizioni igieniche - i biberon non sono sterilizzati. Risultato: secondo l'Unicef, ogni giorno muoiono quattromila bambini per malattie causate da un uso improprio del latte "surrogato". Ma la principale multinazionale Svizzera in questo mercato, infrangendo le regole sulla propaganda, continua a rifornire gratuitamente i reparti maternità dei Paesi in via di sviluppo. «Questi sono i "regali" dell'Occidente...» "Hai poco latte? Compra Nido: piace al tuo bebè e risolve i tuoi problemi».
Apparentemente, non c'è nulla di geniale nella pubblicità che la Nestlè utilizza in molti Paesi del Terzo mondo per vendere i suoi prodotti "follow-on milks": surrogati, cioè, del latte materno. Eppure funziona, eccome, visto che da Bogotà a Manila, passando per Dakar e Riad, non c'è venditore ambulante che non annoveri fra le sue mercanzie qualche scatola di latte in polvere, quasi sempre made in Svizzera oppure nelle varie filiali della Nestlè sparse per il mondo. Non è certo una questione di prezzo, anzi, il latte della Nestlè è decisamente caro. Biberon con soldi Si passa infatti dalle duemila/tremila lire per la confezione più piccola, da 125 grammi, alle 20/25.000 per quella grande, da 2 chili. Con i redditi che prevalgono nei Paesi in via di sviluppo, lo svezzamento di un neonato a base di latte artificiale rischia dunque di costare un occhio della testa.
Ma questo non sembra frenare l'avanzata della Nestlè, che controlla attualmente la metà del mercato globale del cibo per bambini, vendendo il 25 % dei suoi prodotti nel Sud del mondo. D'altronde, come resisterle quando è lo stesso personale medico che ne orchestra la pubblicità, tappezzando le corsie degli ospedali con manifesti sobri ma invitanti, su cui campeggia l'immagine di una mamma felice (africana, asiatica o latino-americana) mentre porge al suo bebè un biberon di latte in polvere? Purtroppo, ci sono seri inconvenienti: secondo gli esperti dell'Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms), il latte materno favorisce infatti la formazione degli anticorpi e protegge quindi il neonato da tutta una serie di infezioni assai comuni: dalla diarrea alla polmonite. Nei Paesi del Terzo mondo l'allattamento artificiale rischia di produrre danni ancora più gravi. Da un lato, perché a causa della miseria generalizzata molti genitori finiscono per annacquare troppo le dosi di latte in polvere, sottoalimentando così i propri figli. Dall'altro perché, stante la precarietà delle condizioni igieniche, non è sempre facile o possibile sterilizzare i biberon e le tettarelle. Secondo le stime più recenti dell'Unicef, ogni giorno, a causa dell'uso improprio del latte in polvere, muoiono nel Sud del mondo quattromila bambini, uccisi da malattie decisamente evitabili, come ad esempio la diarrea. Insomma, siamo di fronte all'ennesima strage silenziosa. Ed arrestarla non sarà facile. L'uso del latte artificiale per i neonati si sta diffondendo in Africa come in Asia e America Latina. La Nestlè e le altre compagnie tendono a presentare il latte in polvere come una valida ed efficace alternativa al latte naturale. Avvalendosi in questa operazione dell'appoggio di medici, infermiere ed ostetriche, che diventano i vettori più o meno inconsapevoli di una campagna informativa falsa e tendenziosa, sostenendo per esempio che è preferibile non allattare al seno in caso di parti prematuri e gemellari. Inoltre, la Nestlè punta spudoratamente sulle donazioni.
Rifornisce cioè gratuitamente i reparti maternità di molti ospedali del Terzo mondo, perché i neonati vengano allattati con il biberon.
In questo modo si crea una pericolosa dipendenza, cui la madre sarà costretta ad adeguarsi: vuoi perché il suo latte, non stimolato, le è venuto progressivamente a mancare; vuoi perché le è stato gentilmente offerto un campione gratuito di latte in polvere, al momento di lasciare l'ospedale. Per correre ai ripari, l'Assemblea mondiale della salute varò nel 1981 un Codice internazionale sulla propaganda dei sostituti del latte materno, elaborato congiuntamente dall'Unicef e dall'Oms. Il codice vietò le forniture gratuite agli ospedali, al personale medico ed alle madri, stabilendo inoltre tutta una serie di regole per la pubblicità di questi prodotti - sulle informazioni ad esempio che devono comparire nelle etichette commerciali - in modo da facilitarne un uso comunque corretto e meno dannoso possibile. Purtroppo la Nestlè continua ad infrangere il codice di propaganda. Non è l'unica compagnia a farlo, ma lo viola più spesso dei suoi concorrenti, con l'aggravante che, essendo la principale firma di questo mercato, la multinazionale Svizzera ne condiziona i comportamenti, spingendo anche i suoi rivali a comportamenti eticamente irresponsabili. Solo fra il 1990 ed il 1993, le infrazioni della Nestlè sono state centinaia, secondo un monitoraggio effettuato dalle associazioni di consumatori. bimbo Continuano ad esempio le forniture gratuite agli ospedali di almeno cinquanta Paesi del Terzo mondo, anche laddove sono state dichiarate illegali (come in Messico) o messe al bando (Arabia Saudita). La Nestlè continuerebbe inoltre - secondo le associazioni - a commercializzare latte artificiale che non reca sull'etichetta tutte le necessarie informazioni sanitaria, oppure lo farebbe in lingua straniera (come in Botswana, Etiopia, Lesotho, Pakistan ed altri dieci Paesi). «Trincerarsi dietro il paravento del libero mercato è ridicolo oltre che assurdo - ha dichiarato di recente il consigliere speciale dell'Unicef, Djbril Diallo - con la stessa giustificazione si è trasformato il Terzo mondo in un'enorme pattumiera dei Paesi industrializzati. Nel caso del latte artificiale è ancora peggio: la Nestlè spaccia addirittura per "aiuti" le sue scorrette pratiche di marketing». Come non indignarsi, in effetti? Fra i regali che l'occidente spedisce regolarmente nei Paesi in via di sviluppo, il latte in polvere è di gran lunga il più sospetto, anzi, avvelenato.
(Fonte: messaggio di Amedeo Ricucci inviato sulla rete Telematica PEACELINK)
Manifestazione Nazionale
Il 15 Dicembre 1995 si terrà una manifestazione per protestare contro le politiche di commercializzazione del latte in polvere, della multinazionale Nestlè.
A Milano, in v. Richard 5 alle ore 14:30.
    14:30 Consegna firme
    17:00 P.zza Duomo, presidio, volantinaggio, proiezione video
    21:00 Convegno "Boicottaggio Neslte`, le sue ragioni" - sala Buozzi Camera del lavoro - c.so P.ta Vittoria 43

Amarezza al gusto di cacao

Sicuramente fra i prodotti della CTM, il cioccolato è uno di quelli più golosi e dolci; non per niente il suo nome scientifico, coniato dagli aztechi è "THEOBROMA" cioè "cibo degli dei".
Tuttavia è giusto che chi ne consuma sappia che ha fra le mani molto di più di un gustoso dolce: una sorta di pomo della discordia fra CEE e paesi produttori di cacao. Cacao elceibo
E' accaduto infatti che la CEE, per pareggiare la condizione di tutti i paesi membri a quella privilegiata di Inghilterra, Irlanda e Danimarca, ha proposto di varare una nuova legge che consenta di produrre cioccolato contenente fino al 5% di grassi vegetali sostitutivi del cacao. Questi grassi, che le tre nazioni suddette possono già utilizzare, sono molto più economici del cacao e obbligano le ditte produttrici ad un semplice cambiamento di nome sull'etichetta (Ciò che già si verifica per burro e margarina).
E' dunque logico che gli altri paesi della CEE si sentano svantaggiati e premano a favore di questa legge.
E' logico in un'ottica economica e limitata, ma diviene assurdo ed ingiusto se ci sforziamo di allargare le nostre vedute in merito a questa questione: ancora una volta a rimetterci saranno i paesi poveri, grandi produttori di cacao, quasi sempre stravolti dalle monocolture intensive.
Si prevede infatti una caduta della domanda di cacao pari a 200.000 tonnellate annue e un conseguente abbassamento del suo prezzo, data la contrazione della domanda.
Il pericolo maggiore è rappresentato dalla smisurata posta in gioco dl punto di vista economico: i profitti della multinazionale Nestlè, sono ad esempio maggiori del valore delle esportazioni di tutti i paese africani produttori di cacao.

Si sa che alla fine sono questi fattori a condizionare le scelte di politica economica internazionale e non certo la situazione umana dei paesi più poveri.
In ogni caso, l'associazione per il commercio equo del Belgio ha organizzato una campagna internazionale a cui noi come "Bottega" o come "SUR" ci sentiamo di aderire. ... comperare una tavoletta di Mascao ha dunque molteplici significati: vuol dire opporre al sistema multinazionali un sistema basato sulla solidarietà; vuol dire combattere contro l'idea che le motivazioni economiche contino più di quelle umanitarie; vuol dire semplicemente che mordendo una mitica tavoletta marrone si può esclamare: "buono questo cioccolato!" piuttosto che "prodotto dolciario a base di olio di palma"... o peggio.
Chiara

(basato su un articolo apparso su "AltroMercato", mensile CTM)

La societa' policentrica


Tutti sono d'accordo sull'affermare come l'emarginazione è un fenomeno in movimento: non si può scattarne una fotografia ma osservarne attentamente la sequenza.
Uno dei pericoli più insistenti e quello di voler "disquisire" teoricamente e dimenticare che l'uomo è un essere in situazione. E' molto facile discutere sul sesso degli angeli oppure sulle varie categorie astratte: solidarietà, pace, difesa dell'ambiente. Le difficoltà sorgono nel passaggio dalla teoria alla pratica nel ragionare- ora/qui - sul comportamento umano.
Ne consegue che bisogna "storicizzare" la nostra lettura in vista di un intervento concreto che sia valido per i fini prestabiliti.
Prendiamo coscienza che partendo da una società lineare-contadino- sacrale stiamo camminando verso quella che viene definita "postindustriale" o dell'informazione e della coscienza (D. Bell 1973) "policentrata", "complessa", "pluralista".
E' una società che non ha più centro o che ne ha troppi e, non avendo più un centro solo, non ha più un'unica fonte di legittimazione dei valori.
E' una società dove si sta affermando progressivamente una relativizzazione del sistema dei valori, delle identità delle appartenenze, un allentamento delle maglie sociali, una fungibilità totale di tutte queste cose: una vale l'altra, si può percorrere un'infinità di itinerari verso la maturità personale, prendendo come punto di partenza una delle qualsiasi esperienze che questa società offre.
Scaturiscono pertanto conseguenze immediate ed enormi sui processi di socializzazione, sui processi di trasmissione del modello dei valori, di trasmissione della cultura tradizionale, della cultura degli adulti, dell'educazione.
In una società di questo tipo, il socializzato medio. che è il ragazzo arrivato alla fine dell'adolescenza, è un iposocializzato, vale a dire un socializzato in maniera insufficiente, è un ragazzo che non ha interiorizzato e immagazzinato orientamenti di valore tali da rendersi conto e giudicare la realtà della vita. Quelli che crescono così alla rinfusa nella società complessa, rischiano necessariamente di diventare esposti al rischio di diventare dei marginali o dei devianti.
La devianza e la marginalità nella società complessa e un fatto meno visto perché, di solito, più sotterraneo ma molto diffuso: c'è un rischio di quasi tutti i giorni. Fabbrica
La nostra è una società che cammina rapidamente verso la post-industrializzazione di cui possiamo mettere in evidenza alcune caratteristiche.
Il tempo viene esploso, trasformando tutto in presente. Non esiste più passato, il futuro viene anticipato, la vita e una somma di presenti. Ciò rende molto difficile immaginare l'esistenza come un tempo nel quale sia possibile realizzare un progetto, perché il progetto ha bisogno di un futuro, di una successione, di attesa, di verifica. ll "presentismo" creato dal cambiamento della categoria del tempo, rischia di creare nuove condizioni che per ora non siamo in grado di interpretare, di conoscere e di governare. La società post-industriale creerà molti di questi problemi: non insolubili, perché crediamo che si potrà trovare una soluzione anche se all'inizio esisteranno gravi difficoltà. Citta`
Volendo approfondire l'analisi della società nella quale viviamo possiamo esprimere alcune osservazioni. La prima e più appariscente e quella relativa alla velocità dei mutamenti. Pertanto chi non può o non vuole tenere il passo veloce viene tagliato fuori, in tutti i campi. In seconda battuta ogni problema ha, sia pure in maniera e quantità diversa, una ripercussione mondiale il villaggio globale. Questo obbliga a pensare in grande anche se l'azione si restringerà nel piccolo.
Un altro aspetto che si è ingigantito riguarda il consumismo. Ubriacato dalle conquiste tecnologiche, l'uomo moderno ha perso il senso del limite e crede di poter liberarsi dai bisogni materiali ed immateriali. Quando nella realtà questo non si verifica, vengono trovate delle cause che inibiscono, ma ben raramente si pensa la impossibilita oggettiva di soddisfare ogni e qualsiasi esigenza umana.
A questo si aggiunge la superficialità esistenziale per cui l'uomo di oggi e' portato a non scegliere e tanto meno a gerarchizzare (relativismo assoluto). Nella prassi quindi tutto può essere consumato e questo diviene nel concreto il vero scopo del vivere.
Coesistono, intersecandosi, i valori della società industriale-tecnologica, quali l'efficienza, l'ottimazione dei programmi, il minor costo. la razionalità funzionale assieme a tendenze culturali non efficientistiche come ad esempio la rivalutazione del mondo contadino e delle culture locali (boom dell'archeologia anche presso i giovani, rilettura del folklore, interesse per la religiosità, Ia qualità dell'ambiente, gli studi relativi alla psicologia, nelle scienze occulte). Oggi, in relazione a ieri, i Punti di Riferimento sono cambiati.
Le certezze sia a livello personale che sociale non sono più granitiche: l'autorevolezza delle Agenzie Educative mostra la corda. La Chiesa Cattolica che e radicata tra noi da così tanto tempo da poter affermare che la nostra civiltà è una Civiltà Cristiana, dovendo inserirsi nel mondo secondo gli indirizzi del Vaticano II, dopo secoli di arroccamento sanzionato con il Concilio di Trento (1563) sta vivendo una crisi di crescita che, a volte, disorienta i fedeli specie i giovani, i quali reagiscono allontanandosene sempre di più.
Le Istituzioni Scolastiche - da sempre in attesa di riforme che non vengono mai (scuola) o che si susseguono con eccessiva frequenza (formazione professionale) - creano, all'interno, scompensi nei rapporti con le nuove generazioni dei giovani, con le famiglie, tra i docenti; e, all'esterno, squilibri tra i vecchi obiettivi e contenuti formativi e le esigenze di una realtà sociale che possiede ritmi sempre più celeri di evoluzione. Orme
La crisi della famiglia si manifesta con atteggiamenti e comportamenti negativi: Le rigide leggi del profitto, che condizionano ogni attività del mondo economico e del lavoro, obbligato dal mercato a rapide trasformazioni tecnologiche e organizzative: Ne consegue un clima di incertezze e problematicità quasi si stesse esaminando in una palude che ad ogni piè sospinto si crede possa nascondere sabbie mobili.
Non meraviglia allora se c'è l'esaltazione del pensiero negativo che si esprime nel dubitare sempre su tutti, nel vedere solo aspetti negativi, nel contraddire più che dialogare: vivere in modo litigioso. Sordi all'ascolto. Questa paura si esprime anche nel cercar rifugio nel privato che si trasforma tante volte in un narcisismo egoistico. Lo sviluppo economico e sociale senza precedenti è di tale portata e velocità da non rispettare i tempi psicologici dell'uomo per cui ci troviamo davanti all'assurdo che e l'uomo che rincorre lo sviluppo e non il contrario. L'influsso preponderante e più o meno scoperto dei mass-media agisce sui reattivi sociali di persuasione e di condizionamento, massifica gli atteggiamenti (inconsci!) di pensiero, di giudizio e di scelta, di conformismo acritico, e favorisce, nei singoli, processi di passività ed isolamento. Alla base di questo tipo di società possiamo enucleare alcune idee-guida.
Tenendo presente che non è possibile essere precisi in questo campo, possiamo tuttavia sottolineare che trionfa una chiara concezione edonistico - epicurea - utilitaristica che si può riassumere nello slogan "faccio quello che mi piace"; una superficialità che si esprime nella mancanza di progettualità a volte anche a medio termine; la paura del dolore e della fatica: sempre più si cerca di rimuovere le cause della sofferenza e della fatica, anche con atteggiamenti nevrotici; la non linearità dei messaggi educativi: viviamo in una società Babelica in cui la stessa parola può significare tutto e il contrario di tutto. Risulta che al contatto con le situazioni che producono sofferenza, non essendo abituati alla sopportazione, si cerca di evadere in ogni modo, compresa d'alienazione nella droga, nell'alcool, fino d tentato suicidio.
La nostra e pure una società razzista nel senso che tenta di applicare separazione rigida tra i "normali" cui si perdona quasi tutto (anche comportamenti asociali), e i "diversi".
Coloro i quali non si adattano alla norma comune possono essere oggetto di sorridente tolleranza, oppure sono sopportati purché non disturbino più di tanto (handicap, anziani), sono invece combattuti se disturbano o comunque superano un certo limite di tolleranza che varia da luogo a luogo.
Hanno allora spiegazione lo sviluppo e perfino la, creazione ex novo degli Istituti totalizzanti (carceri, manicomi) finalizzati, in verità, ad essere dei cronicari. In questo campo si assume grande responsabilità un certo stile di Volontariato che accoglie e fa vivere come risolutivi del problema luoghi separati comunità di varie estrazioni, istituti specie per i minori, campi profughi ).
Sole
SEGNI CHIARO - SCURO DI SPERANZA

Stiamo vivendo un'epoca di crisi e di trasformazione che non ha riscontri nella storia. Altri cambiamenti radicali hanno avuto come protagonisti solo alcune categorie di persone. Pensiamo alle grandi Rivoluzioni degli ultimi due secoli che sono state condotte da gruppi elitari seguiti poi dalle masse.
Oggi ciascuno di noi e coinvolto in prima persona. Alla base di tutto è necessario essere convinti che, sia pure con modalità e intensità diverse, ogni persona deve fare lo sforzo di considerarsi non più suddito, esecutore cioè di ciò che altri hanno deciso, ma cittadino, persona la quale, resasi conto di quello che gli viene proposto, attua decisioni comunitariamente scelte. Solo con questo atteggiamento culturale e possibile risolvere positivamente i grandi nodi odierni.
Pensiamo alle contraddizioni sociali che potrebbero dar origine a reazioni sempre più violente; gli oltre venti milioni di disoccupati europei; le immigrazioni dal Sud del mondo; lo scoppio delle rivalità etniche e tribali; la cultura della illegalità e della violenza; lo sfruttamento irrazionale delle risorse naturali...
Per il nostro Paese solo alcuni dati relativi al terzo povero nella società dei due terzi ricchi: 4 milioni di famiglie povere cui vanno aggiunti 3.800.000 malati cronici, 3.000.000 di handicappati, 1.500.000 immigrati, 210.000 tossicodipendenti 50.000 carcerati, 40.000 minori in istituto, 13.000 senza fissa dimora (anno 1994) Accanto a questo scenario di morte, esistono anche segni non equivoci che alimentano speranze concrete coltivate in modo particolare tra i giovani.
Tra i tanti messaggi di vita possiamo evidenziarne alcuni: Riuscirà questo "nuovo" ad avere il sopravvento sulle pericolose tendenze sociali in atto? Riusciremo finalmente ad essere "cittadini" impegnati a costruire la città del futuro, una città a misura d'uomo?
(Tratto da: OPERATORI SOCIALI aa.vv)

La vittoria dei vinti


Come vede l'opinione pubblica occidentale il Sud del mondo? Che sarebbe come dire: cosa pensiamo noi dei paesi più poveri. ?
Solitamente la nostra conoscenza finisce molto presto, dove iniziano i nostri pregiudizi, mentre la serie dei luoghi comuni e degli stereotipi si allunga a dismisura. Interi continenti sono accomunati con gli stessi giudizi liquidatori e sommari, e tutto ciò in nome di presunti valori esemplari che riteniamo metri di paragone assoluti .
Il libro di J. Ziegler «La vittoria dei vinti» è un buon antidoto contro questa esibita e diffusa tracotanza in quanto mette a nudo quella falsa coscienza. che sta dentro le arroganti pretese della civiltà occidentale. In che altro modo infatti potrebbero essere definite le barriere che l'Europa e più in generale il mondo ricco innalza contro chi cerca di approdarvi con la speranza di una vita migliore? Asiatici, Africani, Sud Americani, dopo che per secoli sono stati depredati dai paesi più ricchi, ora si vedono respinti in nome della «giusta» difesa di tutte le ricchezze accumulate attraverso reiterati ladrocini.
Ma il libro di J. Ziegler, professore di sociologia all'università di Ginevra, non si occupa espressamente di emigrazione e di integrazione. Anzi provocatoriamente lo scopo è proprio quello di contrapporre le due comunità, dei ricchi e dei poveri, per rovesciare la tesi comune: gli ultimi, i vinti appunto, secondo l'opinione corrente, possono considerarsi i vincitori. foto di J.Ziegler
La tesi di J. Ziegler, più che un progetto già realizzato, ha il sapore di una sfida che molti uomini e donne del Sud del mondo possono lanciare nei confronti di chi secondo l'autore ha sempre la pancia piena ma l'animo privo di sentimenti, privo di quella gioia di vivere che caratterizza tante comunità periferiche, a dispetto delle loro misere condizioni.
Certo i criteri per giudicare della vitalità di un popolo non sono solo ed esclusivamente le relazioni economiche, si parla anche di altri valori, come la solidarietà o il senso di appartenenza ad una comunità, la cui unità di misura è qualitativa e non quantitativa.
E qui Ziegler non si limita all'enunciato, ma mette in campo la sua grande conoscenza di quella realtà, acquisita in tanti soggiorni di studio compiuti nei paesi del Sud del mondo; una varietà di situazioni e di casi umani che rende ancora più interessante il testo che a tratti assume la seducente fisionomia di un diario di viaggio o quella della narrazione pura.
Ed ecco raccontate nello stile denso e semplice della miglior narrativa la storia dei pescatori di Salamanza, nell'arcipelago di Capoverde, e di Alcidio che senza un braccio deve nutrire nove figli. Nel febbraio del 1986 il fratello anch'egli pescatore muore travolto in mare da un uragano. Senza battere ciglio Alcidio si incarica di crescere i figli del fratello, da quel momento deve sfamare diciotto bocche.
E' un esempio di intransigente solidarietà, radicata nella stessa tradizione, nelle condizioni di vita materiali che impongono determinati modelli di comportamento.
Ma proprio questi modelli culturali sono entrati in una profonda crisi quando sono venuti a contatto con la civiltà occidentale che ha fatto di tutto per sradicarli. Copertina Libro Così il colonialismo, nelle sue varie forme, illuminanti a questo proposito sono le pagine dedicate da Ziegler a Cristoforo Colombo, considerato il primo colonizzatore, ha potuto perpetrare la «riduzione in schiavitù dei popoli e il saccheggio delle loro ricchezze solo dopo la riduzione in schiavitù del loro spirito». Ma neanche il Marxismo-Leninismo nel '900 ha mantenuto, una volta esportato in Africa, le promesse di libertà e di emancipazione, perché non ha considerato i valori delle culture locali, cercando invece di sostituirli con altri estranei. Il caso dell'Etiopia socialista descritto da J. Ziegler con una interessante analisi storica è emblematico.
La vittoria dei vinti sembra annullarsi di fronte all'avanzare della cultura occidentale che soffoca tradizioni ed economie del Sud del mondo.
Ma a questo punto il libro affronta il problema da un altro punto di vista: invece di «piangere» sulle rovine, ricerca i motivi di speranza e di riscatto che ancora indubbiamente esistono. Tutta la seconda parte del testo è dedicata all'opera politica di Thomas Sankara, intraprendente e illuminato capo di stato del Burkina Faso, la cui opera di riforma è stata stroncata nel 1987 dalla mano di sicari arruolati nella Costa d'Avorio e favoriti dallo stesso Belgio. Prima della sua morte, che Ziegler paragona a quella di Salvador Allende, Sankara ha cercato di offrire al suo paese un futuro che non passasse attraverso l'umiliazione e la sudditanza.
Il suo programma è anzitutto basato sul recupero delle memorie e della tradizione intesa però come ricerca di una vera e propria emancipazione culturale e liberata quindi da ogni arretratezza. E a questo proposito sono veramente bellissime le pagine dedicate alla donna e al tentativo di Sankara di farne una figura centrale della sua opera di cambiamento. La donna discriminata e resa dipendente ha in sé però una grandissima potenzialità e vitalità, Sankara lo aveva capito e la sua riforma ha cercato di renderla autonoma sottraendola alle varie forme di dipendenza, a cui è sottoposta, comprese le crudeli mutilazioni sessuali.
Per Ziegler l'opera di Sankara è un esempio di come modernità e tradizione si possano integrare per creare nuove condizioni di vita: così la lotta contro la corruzione, l'analfabetismo e l'indigenza passano anche per il recupero dei valori più antichi in cui un popolo si possa riconoscere. La vittoria dei vinti trova un modo per realizzarsi: la strada che percorre è quella di una cultura che ritrova se stessa, e che a sua volta potrebbe diventare elemento rivitalizzatore di altre culture. Perché non convincersi infatti, si chiede Ziegler al termine del suo libro, che anche il mondo occidentale, ricco ma ormai svuotato di energie vitali, possa aver molto da imparare dalle culture del Sud del mondo ? Fabio

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