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Associazione " Con i Campesinos"

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Azioni e Riflessioni per il quotidiano.


----============= SUR Ottobre '97 - n.8 ==========----


Dal 30 settembre al 28 ottobre 6 occasioni per incontrare l'Asia


Ilaria Alpi: vita e morte di una giornalista

Chi era Ilaria Alpi? Una domanda come questa e il ricordo di molti va alla vicenda di quel tragico 20 marzo 1994 che ha messo fine alla sua vita e a quella dell'operatore Miran Hrovatin, in una strada centrale di Mogadiscio. Ma vale la pena non fermarsi a questo dato cronologico, dietro la sua freddezza e crudeltà resta una vita e una morte su cui non è inutile interrogarsi domandandosi fino in fondo chi era Ilaria Alpi e che cosa l'aveva spinta ad interessarsi alla Somalia fino a trovarvi la morte.
Ilaria Alpi era una giornalista, una giornalista coraggiosa con la mente in Europa e il cuore in Africa. Aveva studiato a Roma dove si era laureata in lingue straniere, poi dal 1986 il soggiorno in Egitto per ben tre anni, infine nel 1989 l'ingresso in RAI nella redazione esteri del TG3. Queste sicuramente le tappe più importanti della sua formazione caratterizzata da un grande interesse per l'Africa e le culture africane, che la conoscenza della lingua araba le aveva permesso di approfondire. Una formazione controcorrente se paragonata a quella di molti giovani della sua e di altre generazioni più interessati a ciò che accade in occidente e sempre piuttosto distratti su quanto avviene nei paesi del Sud del mondo.
Ilaria criticava severamente un certo tipo di atteggiamento, un errore storico degli occidentali sempre pronti a giudicare l'oriente con i propri parametri, partendo dal presupposto che la cultura dell'ovest sia necessariamente migliore e più giusta. Di loro diceva: "Visitano questi paesi come se andassero allo zoo, rifiutandosi di capire". Per lei invece capire era essenziale, anche le forme più estreme di quelle culture, come l'integralismo islamico, che negli ultimi tempi della sua vita aveva studiato per comprendere che cosa vi fosse alla radice di quel movimento.
Di Ilaria Alpi giornalista resta un immagine simbolo, una mano che regge il microfono e intervista nei luoghi più svariati le persone più diverse. Tutti i primi piani sono dedicati agli intervistati, di lei neanche un immagine. Spesso i genitori la rimproveravano: "Fatti vedere, così vediamo come stai", ma la sua risposta era sempre la stessa "La TV non è fatta per me, ma per le persone che intervisto".
Uno stile nitido fatto di pudore e antidivismo, proprio nell'epoca dell'immagine veicolata dalla TV spettacolo, ma che non rinuncia ad andare in fondo alle cose e ai problemi toccando le corde nascoste e spesso pericolose della verità.
Proprio in nome della verità Ilaria si reca in Somalia nella primavera del 1994 . Di Somalia era un esperta, vi era già stata diverse volte come corrispondente del TG3, per seguire l'operazione "Restore hope". Ma per l'ultima spedizione l'obiettivo è diverso: Ilaria stava indagando sui misteri della cooperazione italiana in Somalia e aveva scoperto un buco di centinaia di miliardi. In uno dei suoi taccuini si legge un annotazione: " Che fine hanno fatto i 1400 miliardi della cooperazione italiana in Somalia?" Per scoprirlo Ilaria vola a Mogadiscio con il cameraman Miran Hrovatin. La pista che segue la porta a Bosaso dove intervista il sultano Moussa Bagor, poi il ritorno a Mogadiscio per un ultimo appuntamento, quello fatale con la morte. Un gruppo armato nel centro della città circonda la macchina su cui viaggiano Ilaria e Miran; Miran siede davanti è colpito subito a morte, Ilaria incolume dopo il primo attacco si copre la testa con le mani in un disperato tentativo di proteggersi, un colpo sparato a bruciapelo la uccide.
Come la vita così anche la morte di Ilaria Alpi sollecita numerosi interrogativi. Perchè è stata uccisa ? Che cosa aveva scoperto? Perchè è chiaro che Ilaria Alpi ha trovato la morte in un attentato organizzato per impedire che divulgasse quanto aveva scoperto. Purtroppo fino ad ora è questa l'unica certezza di tutta la vicenda, la verità dell'attentato giace ancora in fondo al mare torbido della cooperazione italiana. Enormi somme di denaro spese male, spesso investite per traffici illeciti come quello delle armi. Probabilmente Ilaria Alpi si era imbattuta in uno di questi fiumi di denaro sporco. L'intervista col sultano le aveva dato la conferma dei suoi sospetti: carichi di armi che venivano trasportati alle fazioni somale in lotta usando soldi e mezzi della cooperazione italiana. E tutto mentre era in corso l'operazione "Restore hope" che cercava di disarmare le fazioni nel tentativo di riportare la pace nel paese.
I lati oscuri del caso Alpi sono tantissimi a cominciare dalle dichiarazioni false e dai comportamenti reticenti delle autorità dopo l'attentato.
Il 24 luglio scorso RAI 2 ha mandato in onda uno Speciale realizzato da Maurizio Torrealta e Paolo Mondani due giornalisti che si sono occupati della vicenda. In esso sono contenuti due filmati di grande interesse. Nel primo scorrono le immagini crudeli dei corpi senza vita di Ilaria e Miran subito dopo l'attentato; un dato emerge con chiarezza: lì intorno non c'è nessun militare italiano. Dunque non è vero che i corpi dei due giornalisti furono recuperati dai carabinieri come invece era stato affermato dal generale Fiore, comandante del contingente italiano a Mogadiscio.
Nel secondo filmato la scena si sposta a Bosaso, il luogo ove Ilaria aveva intervistato il sultano perchè nel porto di Bosaso era stata sequestrata una nave della cooperazione italiana; apparentemente un inerme peschereccio, ma probabilmente la nave trasportava armi. Nell'intervista, ripresa da Miran Hrovatin, il sultano non conferma i sospetti di Ilaria ma nemmeno smentisce. In certi punti la registrazione si blocca poi riprende. Forse in quei buchi il sultano aveva fatto nomi più precisi che Ilaria si era annotata.
Il mistero si infittisce ancora di più a Roma, quando arrivano le salme dei due giornalisti si scopre che dal materiale di Ilaria, inventariato a Mogadiscio, mancano alcuni taccuini su cui aveva annotato importanti elementi della sua inchiesta. Chi ha sottratto i taccuini di Ilaria e che cosa vi era scritto? Forse le dichiarazioni più compromettenti fatte dal sultano durante l'intervista?
Le indagini aperte dalla magistratura italiana appaiono subito poco decise e molto dispersive. Alcuni giornalisti tornati a Mogadiscio dopo la morte di Ilaria asseriscono che i nomi dei killer in città sono noti. Sono lì a portata di mano. Ma sembra proprio che i servizi segreti italiani questa mano non la vogliano afferrare. Anzi...La versione ufficiale data dell'omicidio, considerato una vendetta contro gli italiani, suona come un vero e proprio depistaggio. Chi e che cosa si è voluto coprire dando in pasto queste falsità alle agenzie di stampa? Verso la metà di agosto è emersa una nuova pista per le indagini: la testimonianza di un maresciallo dei carabinieri. Riferisce che Ilaria era a conoscenza delle violenze commesse dal contingente italiano in Somalia e voleva denunciarle. Non potrebbe essere anche questo un buon indizio su cui indagare?
Le domande si moltiplicano ma ancora oggi sono senza risposta. I nomi di chi ha ordito la trama del complotto restano un incognita, una X senza volto. La storia dell'uccisione di Ilaria e Miran è un altro muro di gomma all'italiana contro cui rimbalza ogni tentativo di raggiungere la verità. Amaro destino per chi come Ilaria amava la verità e di essa aveva fatto la ragione principale del proprio lavoro e della propria vita.
Eppure la vita e la morte di Ilaria Alpi non sono passate invano, ci ricordano che non tutte le forme di cooperazione sono positive, alcune non sono altro che corruzione e malaffare. Tutta la vita di Ilaria esprime un invito: liberarsi dai pregiudizi, saper guardare lontano, proprio come faceva lei in quella bella immagine filmata di nascosto da Miran sulla spiaggia di Bosaso, intenta ad osservare il mare forse alla ricerca di quella verità che oggi a tre anni di distanza dalla sua morte è ancora doveroso continuare a cercare.
Fabio

E la notte cala a Mogadiscio

Pubblichiamo un articolo di Ilaria Alpi sulla Somalia. Scritto nel 1993 e apparso per la prima volta sulla rivista "Il passaggio" è ancora oggi di grande attualità. Per ragioni di spazio siamo costretti a dividere il testo in due parti. La seconda parte sarà pubblicata sul prossimo numero di Sur che uscirà a dicembre.
Ringraziamo la redazione della rivista "Il passaggio" per aver permesso la pubblicazione dell'articolo
Mogadiscio è una città fantasma. Mogadiscio è la Somalia. E la Somalia oggi è così. Basterebbe, in fondo, fotografare la capitale di questo paese per avere una radiografia piuttosto attendibile di tutto il territorio. Senza per questo dimenticare l'origine nomade della popolazione, ma piuttosto seguendo strada per strada i guasti vecchi e nuovi che pesano come un macigno su tutto e tutti. Fra le macerie di quella che fu Mogadiscio si muovono attori per lo più inconsapevoli e la rappresentazione che offrono di sè è a dir poco lunare, altra.
La bella città sul mare, con il porto, i mercati, il quartiere in stile arabo, l'architettura fascista, la cattedrale, non esiste più. O meglio, ne esistono i lugubri resti. Oggi Mogadiscio appare così e offre uno spettacolo ancora nuovo e diverso rispetto a quello dei giorni della guerra. La guerra è distruzione, morte. Ma oggi c è la pace, o almeno questa è l'apparenza. Per la strada, percorsa da veloci mezzi militari e da più lenti asini o automezzi civili sovraccarichi di persone e cose, non si spara più. Ma dire che le milizie non hanno più armi, questo nessuno lo può affermare. Il dramma Somalia è ancora in scena. Rovine, calcinacci, vetri, questo è lo sfondo contro il quale si muovono gli attori: il sipario non è ancora sceso.
Il Parlamento. La città fisicamente è dominata dal Parlamento. Un grande edificio che da una collina verde offre una vista spettacolare. Il Maglis, quella che era l'assemblea di governo, è un triste simbolo della Somalia di oggi. Una furia distruttiva lo ha fatto a pezzi, ogni cosa è rotta, ridotta in frantumi. Il pavimento è coperto di detriti; le finestre non hanno più vetri, la sala delle riunioni sembra reduce da un ciclone.
I grandi murales colorati sono rimasti là, con le loro figure in uno strano stile, un ibrido tra realismo sovietico e naif americano. La vita politica a Mogadiscio non è molto più di questo. Non molto distante si discute della nuova Costituzione, del nuovo governo del quale dotare la nuova Somalia. La gente in strada non sa nulla e, forse, non ne vuole sapere nulla.
E' vero l'emergenza fame è finita. A Mogadiscio non si sente più sparare, ma scrollarsi di dosso questa lunga convivenza con la morte e la distruzione non è cosa da poco. E bisogna volerlo; averne la forza.
Restore hope, Continue hope. E poi? Per le strade si assiste ad uno spettacolo che lascia quantomeno perplessi. La scena non è diversa da quella di un qualunque altro paese africano. Donne che si preparano il tè e uomini che giocano ad una specie di dama, bambini che corrono, qualche bancarella. Fin qui nulla di anomalo. Strana però questa apparente normalità se si pensa che nelle stesse strade stanno passando militari stranieri che organizzano un rastrellamento di armi, usando la loro autorità per bloccare automobili, perquisire, arrestare. Nessuno sembra interessarsene più di tanto. E' come se fosse ormai la norma, un copione al quale si è abituati e che non fa più nessun effetto. Ma Mogadiscio è quasi assediata. Ad ogni angolo di strada un posto di blocco. Il contingente internazionale è qui da mesi e tutto sommato si è fatto ben volere. Alla cerimonia di passaggio delle consegne fra il comandante americano e quello turco erano presenti le "autorità somale" . E cioè? Chi rappresenta il paese? Ufficiali dell'ex polizia.
La polizia. A Mogadiscio c è una centrale della polizia. Gli agenti, con un berretto azzurro, alcuni armati, altri no, cercano di mettere ordine nel caos generale. La maggior parte viene dalle file della polizia di Siad Barre, altri sono nuove reclute. L'organizzazione è in mano ad un ufficiale dei carabinieri italiano. Non è una forza dell'ordine, visto che non saprebbero quale ordine instaurare e soprattutto non ha un ministero degli Interni al quale fare riferimento. Può però servire ai militari stranieri come aggancio con il territorio. La gente si sente rappresentata da questa polizia -fantoccio che pare trovarsi nei posti per caso e non sembra troppo convinta del proprio ruolo? Se la situazione non fosse così seria potrebbe sembrare un gioco. Ovviamente non lo è.
La Posta. Quanto alle comunicazioni postali ,c è una novità. Il servizio è assicurato per l'Italia. Un insegna colorata recita: ministero delle Poste e telecomunicazioni. E una buia bottega. Dietro un bancone un signore mezzo addormentato, armato di timbri, inchiostro e tampone. Naturalmente l'idea è partita da un organizzazione umanitaria, militari italiani hanno messo a disposizione la loro struttura ed ecco, come per incanto, la Posta. Anzi per meglio dire le poste visto che ce n è una a nord e una a sud di Mogadiscio. Non si vuole scontentare nessun. La linea verde cioè la divisione tra la zona sotto l'autorità di Aidid e quella di Ali Mahdi, non esiste più, la città è tornata ad essere una sola. Ma questo solo in teoria. Nella realtà si tratta di un periodo di calma, durante il quale le diverse fazioni cercano nuove alleanze, dentro e fuori il paese, pronte a scattare di nuovo con tutta la violenza della quale hanno già dato prova. E ogni tanto si ha la notizia di qualche regolamento di conti. Un tribunale è stato messo in piedi, gestito da un anziano magistrato. Ma regolamentare la vita civile dove non esiste più un tessuto sociale non è cosa da poco. E poi come organizzare le prigioni? La gente sembra annichilita. Gli sforzi di chi tenta di ricostruire il paese appaiono vanificati da questa onda lunga di totale disinteresse, quando non si trasforma in ostilità. Per le organizzazioni umanitarie il lavoro si raddoppia.
[Ilaria Alpi; tratto dalla rivista "Il passaggio" - '93]

ASIA

Anche quest anno, come per i due precedenti, l'associazione "Con i Campesinos", in collaborazione con AICOS e con il Patrocinio del Comune di Vimercate, organizza la serie di conferenze "Guardare a Sud per comprendere il futuro". L'argomento affrontato nel nuovo ciclo chiude l'ideale viaggio attraverso i tre continenti maggiormente interessati alle dinamiche del sottosviluppo e dal tentativo da parte delle nazioni di queste regioni, di affrancarsi dalle condizioni di disagio in cui si trovano loro malgrado.
Questo viaggio, cominciato due anni fa con il contributo di numerosi esperti del settore, affrontando i diversi aspetti della complessa realtà africana, proseguito lo scorso anno ponendo la nostra attenzione sul continente centro/sud americano, giungerà alla sua conclusione con gli appuntamenti del prossimo autunno quando ci occuperemo del continente asiatico.
Il compito che ci siamo prefissi quest anno è forse un po' più oneroso rispetto a quello degli anni scorsi a causa della estrema complessità ed eterogeneità delle diverse realtà coesistenti nel continente.
Se è vero che per il continente Africano e per il Sudamerica, pur con tutte le dovute distinzioni, è possibile individuare un filone comune che dal punto di vista culturale, sociale ed economico lega le diverse situazioni locali, decisamente più difficoltoso risulta compiere tale operazione quando si fa riferimento al continente asiatico, che esiste come entità unitaria forse solo dal punto di vista geografico ma che per quanto riguarda la storia, i popoli, l'economia, presenta al proprio interno situazioni assolutamente distanti tra loro; basti pensare a quale differenza possa intercorrere tra una nazione come L'India e l'ex Unione Sovietica, la Cina e il Giappone.
Martedi' 30 settembre
"Dov'è la casa del mio amico"
Film di A. Kiarostami (Iran -1987)
Venerdi' 3 Ottobre
La guerra dimenticata del popolo Curdo
Da anni il popolo Curdo chiede che venga riconosciuta la propria indipendenza, ma le forze che si oppongono a questo progetto sono numerose e potenti: anzitutto alcuni stati vicini (Iran, Iraq, Turchia) ma anche gli stati occidentali, che si propongono come mediatori diplomatici, non sono stati in grado di muovere le trattative verso la giusta direzione, anteponendo agli interessi dei Curdi i propri di potenze militari ed economiche. Stanca di trent'anni di guerre seguiti da cinque anni di incertezze la popolazione curda sembra non avere illusioni nei confronti dei suoi dirigenti screditati e dei paesi occidentali. Nonostante ciò la produzione culturale di questo popolo continua a dare prova di vivacità, testimoniando al mondo intero la difficile condizione di popolo in esilio.
Venerdi' 10 Ottobre Economie del Sud-est asiatico: miracolo o miraggio ?
Il miracolo economico tra contraddizioni e nuove prospettive.
Le "tre tigri" Corea, Taiwan e Singapore sono un modello da imitare o da evitare? Paesi che fino a ieri erano considerati in "via di sviluppo" oggi sembrano avviati a competere con i grandi dell'economia mondiale. Sulla scia del loro successo anche altri stati dell'area, dalla Cina all'Indonesia, scommettono su questo modello. Ma dietro questa affermazione economica si nascondono nuove contraddizioni.
Venerdi' 17 Ottobre
I diritti umani in estremo oriente
Mostra a cura del Gruppo di AI di Vimercate (Italia 108) In molti paesi asiatici lo sviluppo economico non viaggia di pari passo con quello dei diritti civili. I casi di violazione dei diritti umani sono all'ordine del giorno. Dai bambini e le donne sfruttati nei luoghi di lavoro a quelli abbandonati e ridotti in schiavitù; dai problemi legati all'analfabetismo alla piaga della prostituzione infantile. Quali sono le responsabilità del mondo occidentale e quali strumenti si possono ipotizzare per frenare questi fenomeni. Ne discutiamo con alcuni responsabili di Amnesty International.
Venerdi' 24 Ottobre
India, il sesto continente
Un viaggio nella complessa realtà della società indiana alla scoperta di un popolo che, nonostante le vicissitudini storiche e le attuali difficoltà economiche, ha saputo conservare la sua grande dignità. Una comunità ancorata gelosamente alle proprie tradizioni eppure già proiettata nel futuro. L'India delle caste e dei contrasti sociali, quella dei culti originari e delle nuove religioni. Un'incredibile fusione fra passato e presente che fa di questa terra una delle più affascinanti del mondo e un vero simbolo della profondità della cultura orientale.
Martedi' 28 Ottobre
"Il canto dell'illuminazione"
Musiche e immagini ispirate alla tradizione tibetana a cura di Angelo Ricciardi

Orlando


Il mercato equo e solidale in Italia

Una panoramica sulle centrali di importazione: punti comuni e differenze.
Breve Introduzione: Il titolo è forse un po troppo pretenzioso: il coloratissimo settore del commercio equo e solidale (ComES) in Italia è formato da tante piccole cooperative ed associazioni.
L'indagine e' iniziata alla grande, telefonando a diversi gruppi di cui avevo notizia e consultando volantini, riviste e documenti internet di cui ero in possesso. Tra le prime coop contattate c'era Commercio Alternativo e da questo incontro ho potuto comprendere meglio il ComES italiano e ricondurlo a 2 grandi filoni: uno legato alla CTM, l'altro legato a Commercio Alternativo. Questa scoperta mi ha premesso di ridurre la complessità dell'articolo oltre che a contenere la mia bolletta telefonica! Esistono comunque altri gruppi che praticano forme di commercio equo più o meno svincolate dalle precedenti 2 strutture, una di queste e senz'altro la coop. Roba dell'Altro Mondo (RAM) ma non escludo che ne esistano altre...
In questo articolo ci occuperemo soltanto di fotografare i punti in comune e le differenze tra le varie centrali d'importazione rimandando ad un successivo articolo la discussione sulla necessità e le modalità di costituzione di un organismo di controllo, indipendente dalle varie centrali d'importazione e che accerti l'equo-solidarietà del commercio effettuato da ciascun gruppo.

In Italia il commercio equo nasce intorno agli anni '80: pionieri in questo settore sono stati nel '74 la cooperativa "Sir John" di Morbegno (SO) importando prodotti dal Bangladesh e nel '80 l'associazione "Dritte Welt" di Bressanone apre il primo negozio.

Mini glossario:

EFTA
European Fair Trade Association, organismo europeo che raggruppa alcune centrali di importazione.
IFAT
International Federation of Alternative Trade, organismo internazionale che raccoglie produttori e importatori del commercio equo.

CTM - Cooperazione Terzo Mondo


via Macello 18; 39100 Bolzano tel 0471 - 975333 fax 0471 - 977599
CTMBZ00@link-bz.comlink.apc.org - http://ines.gn.apc.org/ctm/
CTM è una coop. nata a Bolzano nell'80 ed è oggi costituita da una Centrale di Servizio e dalla rete di oltre 50 Botteghe del Mondo socie. L'intento è stato ed è quello di proporre nuove modalità di cooperazione con i paesi del Sud del Mondo, cooperazione che non richiede da parte dell'aderente trasferimenti pluriennali per realizzare progetti ecc. ma consiste nell'organizzare risposte, concrete quotidiane e locali, alternative allo sfruttamento delle popolazioni del Sud del Mondo, a partire dall'instaurazione di rapporti commerciali equi.
Ciò si realizza importando manufatti e prodotti alimentari direttamente da artigiani e contadini (altrimenti emarginati dal mercato tradizionale) senza passare attraverso intermediari speculatori, concordando il prezzo insieme con il produttore in modo da assicuragli uno stile di vita dignitoso e adottando un sistema di prefinanziamento per evitargli il ricorso ad usurai ed al probabile indebitamento ed impoverimento che ne deriva.
Fondamentale per lo sviluppo di CTM è stata CTM-MAG, il consorzio finanziario costruito per dare carburante (soldi) al motore (commercio) equo e solidale.
Oggi CTM si propone come una struttura nazionale unitaria, che raccoglie, adegua e cala nella realtà italiana la storia delle organizzazioni di commercio equo a livello europeo. Infatti CTM è socia dell'EFTA.
L'obiettivo della CTM è di promuovere il ComEeS non solo aumentando le vendite dei prodotti commercializzati secondo criteri stabiliti ma anche informando ed agendo per un cambiamento a livello strutturale macroeconomico, sensibilizzando i consumatori e le istituzioni.
CTM è consapevole del fatto che il ComES italiano sia ancora un gesto simbolico, ristretto ad un numero esiguo di consumatori critici e coscienti (rispetto ad altre situazioni europee), ma è convinta che ci siano enormi possibilità di sviluppo.
[parti tratte da dossier bilancio CTM]

Commercio Alternativo - CA


Via Darsena 176/a FERRARA; tel. 0532.772009 fax. 0532.52845
La Cooperativa Commercio Alternativo è una federazione di 51 organismi nata nata a Ferrara nel '92 dal raggruppamento di 9 organizzazioni (associazioni e cooperative) italiane che operavano nel settore legato alle problematiche dei paesi del Sud del Mondo.
Promotrice di questo raggruppamento è stata l'associazione "Ferrara Terzo Mondo". Il '92 è stato, per l'associazione, un anno di maturazione: da socia della CTM, ha preferito staccarsi e sviluppare, autonomamente è più liberamente, un modo diverso di operare Commercio Equo e Solidale in Italia. Le idee di base che hanno portato alla fondazione di Commercio Alternativo sono la volontà di evitare il monopolio del movimento del commercio equo e di ampliare questo movimento non solo in termini di vendita dei prodotti ma anche nel numero delle centrali di importazione che lavorano con i metodi di un commercio più giusto. Il monopolio in quanto tale è considerato pericoloso, negativo o comunque limitante tanto più quando si pretende di monopolizzare, oltre che un settore di mercato, anche un'idea! Aumentare il numero delle centrali si traduce in pratica in questo: il gruppo/bottega legato a Commercio Alternativo può acquisire tutte le informazioni e gli strumenti per intraprendere, da sè, importazioni dirette con i produttori del sud del mondo.
All'avvio è stato difficile ottenere contatti con i produttori del Sud del mondo; la situazione si è sbloccata quando CA è entrato in contatto con IFAT ed ha ottenuto un elenco di produttori che rispettosi dei criteri di produzione e di commercio equo, riuscendo a diventare importatore indipendente.
CA non ha sviluppato una struttura finanziaria parallela (come CTM-MAG), questo nel tentativo evitare che le necessità finanziarie inquinino la "purezza" del movimento equo e solidale. Mantengono comunque contatti con le MAG per finanziamenti ai produttori e finanziano indirettamente le Botteghe consentendo loro pagamenti pagamenti dilazionati a lunga scadenza.
Un altro punto di distinzione con CTM è l'adesione all'EFTA, CA non è socia. Per diventare soci è necessario che tutti gli attuali membri esprimano parere favorevole all'ingresso del nuovo socio; solo 13 delle tante organizzazioni Europee di ComES lo sono.
In comune con CTM invece, anche i caffè di Commercio Alternativo hanno il marchio TransFair.
In sostanza CA si differenzia da CTM per il desiderio di rendere il ComES disponibile a tutti e nelle modalità pratiche di conduzione del commercio equo, non tanto per i principi; cioè CA riconosce validi i criteri stabiliti da IFAT, Transfair e Max Haavelar per la selezione dei produttori, ma si batte per per l'eliminazione di monopoli e privilegi e attua uno sviluppo decentralizzato del ComeES.
Gruppo piu' vicino appartenente alla federazione: EquoMercato v. Brighi 21; Cantù (CO)

RAM - Roba dell'Altro Mondo


via del Parco 14 Recco (GE) tel 0185 - 720012 fax 0185 - 721683
La cooperativa opera dal '85 attraverso commercio di solidarietà acquistando e diffondendo merci prodotte da artigiani di villaggio in India, Bangladesh, e Thailandia e promuove iniziative culturali in Italia: incontri pubblici con rappresentanti delle organizzazioni produttrici, realizzazione di video, mostre e pubblicazione di libri (ricordiamo "Turismo Responsabile" edito da RAM; cfr. SUR 5). Attualmente RAM si è scissa in una cooperativa con sede a Recco (GE) e in una associazione che ha sede a Bologna.
In generale RAM non forma nè invia volontari all'estero piuttosto sostiene dall'Italia il lavoro dei suoi partners nei vari paesi stranieri che pressochè visita annualmente. L'idea fondamentale dell'attività è lo scambio permanente con gente cui stanno a cuore le sorti dell'area dove vive, con comunità orientate verso l'autosviluppo e l'autosufficienza, con organizzazioni che promuovono microprogetti ed incoraggiano la gestione diretta delle risorse e delle iniziative da parte della popolazione locale.
Gli artigiani in maggioranza donne, sparsi in migliaia di villaggi, non avevano mai lavorato per un reddito: in questo modo lavorano nelle proprie case senza dover lasciare la famigliare, gli animali, i campi. Essi rispondono a coordinamenti che fungono da ombrello: ne promuovono le capacità, ne esportano i prodotti e legano ad essi vari programmi sociali. Il prezzo loro pagato loro è equo perchè basato sul tenore di vita locale ed è deciso dai produttori stessi. RAM è uno dei grossisti che serve le Botteghe del Mondo (associazioni o cooperative indipendenti che si impegnano a diffondere unicamente questo genere di merci attraverso la vendita al dettaglio e l'informazione), e altre realtà assicurandosi il rispetto del legame etico e culturale della merce con i paesi d'origine. Per tutti i progetti e per molti prodotti sono disponibili apposite schede informative. I prodotti sono oggetti con una storia, con un valore artistico e culturale, molto spesso sono oggetti simbolo, sono il frutto di un genuino sforzo di cooperazione, di un impegno di continuità che si rinnova da anni.
[tratto da volantino RAM]
Loris

10 anni Con i Campesinos

Quest anno l'associazione festeggia i suoi 10 anni di attività, iniziata nell'87 come Comitato "Vimercate con i Campesinos"
L' associazione CON I CAMPESINOS compie 10 ANNI.
Il bilancio per il nostro gruppo, costituitosi in Associazione nel 1994, è sicuramente positivo perchè dal 1987 ad oggi molto è stato fatto sia a livello pratico che culturale.
In questa ricorrenza e al fine di rinnovare il nostro ideale e impegno a favore di alcune popolazioni dei Paesi in Via di Sviluppo attraverso la realizzazione dei microprogetti, intendiamo promuovere una serie di iniziative che vanno sotto il nome di "Autunno Campesino"
Riportiamo l'elenco delle iniziative ed incontri che ci accompagneranno fino a dicembre!.
Quando Dove Cosa
Sabato 27 settembre, ore 14:00
presso il cortile de IL GABBIANO Cooperativa Libraria Via Pinamonte 2/A Vimercate (MI) "Le api con i campesinos" una mostra di apicoltura con filmati sul mondo delle api e diapositive di allevamenti rurali nei Paesi del Sud del Mondo, con degustazione di miele. In collaborazione con l'Apicoltura Mandelli, Azienda Agricola di Concorezzo, sarà allestita una mostra di apicoltura con filmati sul mondo delle api e diapositive di allevamenti rurali nei nei paesi del Sud del Mondo, con degustazione di miele italiano e proveniente dal Sudamerica prodotto da campesinos riuniti in Cooperative. Inoltre sarà predisposta una esposizione e vendita di prodotti alimentari (the, caffè, cacao, spezie,....) e di artigianato del Commercio equo e solidale finalizzata al sostegno del microprogetto "Apicoltura Rurale" promosso dalL'Asociacion 15 de agosto, a Quevedo in Ecuador, in cui un gruppo motivato di donne Campesine, con la supervisione della Volontaria Giovanna De Ioanni, nostra referente in loco, intende iniziare un'attività di allevamento di api che sfrutti in maniera equilibrata le risorse naturali della zona per la produzione di miele e altri prodotti ad alto contenuto energetico, vitaminico e ricchi di sali minerali, la cui vendita possa altresì permettere un miglioramento del modesto reddito familiare.
Ottobre Conferenze Asia
Sabato 15 Novembre piazza Roma a Vimercate (MI) Castagnata e Vin brule': iniziativa per reperire fondi per l'attivita' dell'associazione
24, 25,26 dicembre piazza Roma a Vimercate (MI) Tradizionale Presepio


Progetti '97, i referenti ci scrivono

Sono 6 i microprogetti che l'associazione "Con i Campesinos" intende sostenere quest anno; Riportiamo qui alcuni brani di lettere che abbiamo ricevuto
Adozione a distanza di bambini leucemici "La Mascota" - NICARAGUA il padre di Claudia Maria Salazar Baca: .... "Ringraziamo per la vostra collaborazione. Con l'aiuto di Dio e il vostro sostegno la nostra figlia sta meglio di salute, grazie anche al personale medico e infermieristico delL'ospedale pediatrico La Mascota".
Koinonia - La casa dei bambini di strada KENIA, un rappresentante dell'Associazione AMANI: .... "Siamo in trattativa per l'acquisto di un terreno della dimensione di un acro e mezzo su cui costruire una casa adeguata alle esigenze del progetto. L'edificio ospiterà una grande cucina, stanze da letto per 80 persone, tre grandi aule per la scuola e una stanza per la lettura e il gioco.
Chiediamo alL'Associazione con i Campesinos di sostenere questo progetto e di considerare le persone delL'Associazione AMANI a vostra disposizione per eventuali supporti alle vostre iniziative".
Sostegno e ristrutturazione dell'istituto tecnico professionale di Eluru INDIA Fratel Enrico Meregalli, Missionario del PIME: ... dopo il passaggio del tifone abbattutosi sulle coste dell'andra Pradesh, nell'India meridionale: .... "Io sto bene, è tutto allagato, c'era il vento che sbatteva le finestre e pioggia che entrava dappertutto. E' andata via la luce, non potevo scendere perchè senza luce avevo paura dei serpenti. abbiamo i vetri rotti, l'impianto rovinato, l'orto perso, tra i nostri uomini un morto e quattro case (capanne di fango) crollate! Nella segheria un motore perso, tutto il compensato rovinato nella falegnameria".
Bambini malnutriti REPUBBLICA DEL CONGO (ex- ZAIRE) Suor Lucia Sabbadin, medico presso l' Ospedale di Bukavu, dopo l'incontro a Vimercate del 5 maggio '97: ...... "A tutti e a ciascuno grazie dell'accoglienza, della collaborazione, della condivisione. Mi ha fatto bene incontrarvi .... Nel Kivu la gente è alla fame dopo la distruzione della guerra; per il resto qui a Bukavu sembra tornata la calma: speriamo pregando l'impossibile !! Ma il numero dei malnutriti non fa che aumentare. Ci siamo impegnati ad assicurare loro almeno un pasto al giorno. Perciò lancio un SOS a voi tutti, perchè non ci abbandoniate ma possiate continuare quel bel progetto di aiuto ai bambini malnutriti ricoverati presso il nostro Ospedale, che per noi è una vera manna e motivo di speranza per tanti bambini provati".
Suor Rosetta Rossi , infermiera coordinatrice presso l' Ospedale di Katana: .... "da quando è scoppiata la guerra in Zaire le condizioni della gente sono peggiorate e di malnutriti ce ne sono sempre di più. Per ragioni finanziarie la direzione dell'ospedale ha dovuto licenziare molti infermieri anche se i malati sono aumentati. Oltre ai malnutriti sono aumentati anche i diabetici. Con il vostro aiuto noi abbiamo potuto aiutare molti diabetici, assicurando loro una "bouillie" di masoso due volte al giorno. Ora vorrei chiedervi di non dimenticare questa gente perchè ora più che mai ne ha bisogno e di continuare a sostenere questo microprogetto che da anni realizzate in questa regione dello Zaire".
Costruzione casa degli studenti "OASIS" REPUBBLICA DI SAO TOME' Angelo Caimi del gruppo Missionario Carrobiolo di Monza: ... "Finalmente siamo in grado di comunicarvi notizie positive riguardo la costruzione della casa per studenti "OASIS". Il progetto, come spesso accade in Africa, ha avuto una lunga gestazione, ma ora dopo l'acquisto del terreno, che doveva essere messo a disposizione gratuitamente dallo stato, il progetto è avviato. Per il nostro gruppo questo ha significato un aggravio di costi, ma ci siamo sentiti moralmente obbligati anche per non deludere le numerose persone (gruppi, associazioni e molti privati), che per questo scopo ci hanno fornito un aiuto considerevole ed entusiasta sotto molteplici forme".
Riabilitazione del Centro Sanitario di Mbaykoro -TCHAD Davide e Loredana Martina residenti a Ronco Briantino e Volontari per l' ONG Cooperazione Internazionale di Milano presso l'Ospedale di Bebedjia: ... "Abbiamo ricevuto la vostra lettera e vi ringraziamo ulteriormente per l'aiuto che avete generosamente dato alla gente del nostro Distretto con il progetto della costruzione del Dispensario di Mbaykoro. Abbiamo iniziato celermente i lavori per cercare di arrivare al tetto prima delle grandi piogge e poter così lavorare all'asciutto. Nonostante le croniche difficoltà di queste latitudini il lavoro presso l'Ospedale centrale e più perifericamente attraverso i Dispensari, permette di rendere un grande servizio alla povera gente. Abbiamo avuto a maggio una brutta epidemia di colera che ci ha molto impegnato logisticamente e fisicamente ma per fortuna ora tutto è tornato nella norma dopo aver registrato in tre settimane 2.100 casi con una cinquantina di decessi".
Gigi

Cooperativa de Producion Artesanal de Vidro Cantel. (COPAVIC). Guatemala.

Dal vetro il vetro. Il Guatemala è il paese d'origine degli articoli in vetro riciclato della cooperativa COPAVIC. Si tratta di bicchieri di forma varia, calici, boccali, caraffe, brocche nella tonalità bianca verde o blu.
Il vetro da riciclare viene recuperato con un elaborato sistema di raccolta che prevede l'utilizzo di vetro di scarto e bottiglie rotte, provenienti da fabbriche della zona (fra cui anche una della Pepsi), trasportato nel cortile della coop., dove viene suddiviso a seconda del colore e della qualità; la prima cosa che un visitatore di COPAVIC scorge avvicinandosi lungo la "Carreteza Grande" sono numerosi cumuli di vetro variopinto. dopo essere stato suddiviso ed accuratamente scelto, il vetro viene fuso in 4 grandi forni per essere poi soffiato e lavorato a mano da esperti artigiani che realizzano gli oggetti che si trovano sui nostri scaffali.
Il diritto alla dignità del lavoro La prima fabbrica per la produzione di vetro soffiato a Cantel, nel dipartimento di Quertzaltemando, risale al 1969, ma venne abbandonato dai lavoratori nel giro di 2 anni perchè i proprietari, imprenditori italiani, non pagavano un salario accettabile. I lavoratori vennero quindi assunti da un'altra fabbrica a Quetzaltemango, ma la storia si ripetè, oltre ad uno scarso salario si aggiunsero condizioni di lavoro indegno, i lavoratori venivano percossi e non era consentito loro di allontanarsi neanche momentaneamente dal posto di lavoro.
I lavoratori, stanchi di un trattamento inumano e desiderosi di ottenere migliori condizioni di vita sociale ed economica decisero di unirsi e di costituire un'impresa di loro proprietà, nel 1975 venne costituita, ad opera di 15 soci la Cooperativa de Producion Artesanal de Vidro Cantel RL.
In questa prima fase i lavoratori vennero assistiti sia a livello tecnico-amministrativo che finanziario da ONG e istituzioni di solidarietà locali ed internazionali.
Attualmente i lavoratori impiegati sono più di 70 di cui 40 soci della coop.; prima di essere ammessi come soci effettivi bisogna avere trascorso un periodo come dipendente in cui si è data prova di spirito cooperativo, dedizione al lavoro e all'impresa comune. I lavoratori sono pagati più del salario minimo ufficiale. Per molti anni il mercato di COPAVIC è stato limitato a quello interno, tutt'al più allargato ad alcuni Paesi dell'America centrale. Nel 1988, dopo la partecipazione alla fiera di Francoforte, per la cooperativa è iniziata una nuova fase, la vendita all'estero tramite la ditta esportatrice Artexco. Nel '89 sono stati presi i primi contatti con il commercio equo e solidale che hanno attivato la collaborazione con GEPA e CTM.
COPAVIC ha iniziato ad organizzarsi per seguire direttamente le vendite, attualmente esporta i suoi articoli in numerosi paesi fra cui l'Italia.
[dati tatti da Guida ai progetti CTM 96] Maria Grazia

NOTIZIE BREVI


Seminario Comunicazioni Nord Sud

Nel corso di questo incontro organizzato da AICoS a Milano nel mese di Aprile, il giornalista Raffale Masto (relatore) ha illustrato i meccanismi di funzionamento del sistema dell'informazione.
  1. Esistono 4 agenzie mondiali, esse hanno inviati in ogni parte del mondo
  2. tutto è notizia, ma non è possibile dare voce a tutti.
  3. gli operatori della comunicazione operano delle scelte e scelgono per noi: l'inviato dell'agenzia che raccoglie una testimonianza di un evento può decidere se inviare o meno la notizia; le redazioni dei tele/giornali decidono se dare o non dare la notizia ma anche l'importanza da attribuirle; il giornalista che scrive la notizia alle prese con "valanghe" di carta (le notizie d Agenzia) deve operare un ulteriore sintesi.
  4. le scelte che portano alla formazione della notizia sono di carattere politico, culturale ed economico, la notizia, oggi più che mai, è merce da vendere.
  5. soprattutto a causa di quest'ultimo fattore spesso le notizie sono più drammatiche della realtà.
Come può il fruitore di informazioni riappropriarsi della propria libertà di scelta? Secondo il relatore non c'è soluzione, l'unica speranza risiede nell'atteggiamento critico del fruitore di informazioni e nell'essere consapevoli di questi meccanismi di selezione.
Loris

Mine antipersona: passo importante per la loro eliminazione.

La commissione esteri della Camera ha approvato il 31 luglio la proposta di legge che bandisce le mine antipersona, ordigni molto pericolosi, soprattutto per la popolazione civile. Sono 120 milioni le mine disseminate in 71 paesi di tutto il pianeta e fanno una vittima ogni 20 minuti. E l'Italia, uno dei maggiori produttori ed esportatori, ha contribuito ampiamente a questa diffusione.
Il provvedimento dovrebbe passare ora al vaglio del Senato, ma il largo consenso ottenuto dalla legge nei diversi schieramenti politici, nonostante le pressioni della lobby militar- industriale, dovrebbe facilitare l'iter.
La nuova legge non solo vieta l'uso di ogni tipo di mina antipersona, ma anche la ricerca tecnologica, fabbricazione, vendita, cessione, esportazione, importazione e detenzione, nonchè l'utilizzo e la cessione dei diritti di brevetto e di tecnologie idonee alla fabbricazione delle mine o di parti di esse. Inoltre è prevista anche attività di sostegno alle vittime delle mine tramite programmi di risarcimento, assistenza e riabilitazione.
Nicoletta Dentico coordinatrice nazionale della Campagna per la messa al bando delle mine commenta: "Oggi il nostro paese compie il primo passo veramente credibile per rendere giustizia alle vittime orribilmente mutilate dalle mine e per rispondere alle numerose sollecitazioni della società civile italiana impegnata da 4 anni nel raggiungimento di questo obiettivo"
Da "Il manifesto" 1/8/1997

BANCA ETICA: L'OBIETTIVO SI AVVICINA

Settembre 96: la raccolta di capitale sociale della costituenda Banca etica è a quota 2,5 miliardi.
Giugno 97: 6,5 miliardi di capitale già sottoscritto;
5.600 soci, di cui 700 persone giuridiche (organizzazioni e associazioni, soprattutto non profit) e 2,3 miliardi di impegno di sottoscrizione. La quota dei 12,5 miliardi non è più così lontana. E' quanto è emerso dall'assemblea dei soci della Cooperativa verso la Banca etica, riunitasi a Roma il 6 giugno scorso per valutare il cammino percorso.
La costituzione della banca è prevista per i primi mesi del prossimo anno, mentre l'effettiva apertura come Banca popolare monosportello dovrebbe avvenire tra giugno e settembre del 1998. I primi prodotti offerti saranno obbligazioni e certificati di deposito etici, mentre dopo circa due anni sarà disponibile il classico conto corrente con servizi come bancomat, assegni ecc. I prodotti saranno distribuiti attraverso una convenzione con l'ente poste (che dispone di 14.000 sportelli) e con alcune banche partner.
Vari istituti di credito infatti hanno chiesto di partecipare alla costituzione della Banca etica e alcune richieste sono al vaglio del consiglio di amministrazione della Cooperativa (da "Nigrizia" luglio-agosto 1997).

La cooperativa "Meridiana 2" è a disposizione per lavori di imbiancatura, verniciatura, traslochi e pulizie.
Telefonate allo 039 . 6079639.

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